Diritti

Mai più stress per le tenniste di Wimbledon

Con l’edizione 2023, il celebre torneo inglese rinuncia alla regola dell’all-white-clothing e permette alle giocatrici di indossare intimo colorato
Elise Mertens
Elise Mertens Credit: © Benoit Doppagne/Belga via ZUMA Press
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8 luglio 2023 Aggiornato alle 15:00

Annunciata la scorsa estate dopo le proteste del movimento Address The Dress Code, la nuova regola (o chiamiamola deroga) che permette alle tenniste di indossare shorts scuri sotto al gonnellino o ai pantaloncini bianchi debutta finalmente a Wimbledon 2023, in corso fino al 16 luglio, insieme all’uso dell’Intelligenza Artificiale per i commenti degli highlights della giornata.

Sembra una piccola concessione ma ci sono voluti 146 anni per strappare al circolo All England Lawn Tennis and Croquet Club, organizzatore del torneo, una modifica al codice dell’all-white-clothing, ovvero dell’abbigliamento completamente bianco che da sempre caratterizza la competizione.

Esiste infatti un decalogo ferreo per tutti i giocatori che è stato già contestato più volte nella storia con piccoli atti di boicottaggio da parte di numeri uno del calibro di Venus Williams, costretta a cambiarsi il reggiseno sportivo con le cinghie rosa nel 2017.

Tatiana Golovin nel 2007 indossò biancheria rossa perché ancora non c’era un divieto esplicito sull’intimo, inserito poi nel 2014. Roger Federer venne censurato per le suole delle scarpe arancioni nel 2013 ma il più tosto è stato senz’altro Andre Agassi, che per protesta snobbò il torneo per un paio d’anni per poi vincerlo nel 1992.

Come ricordato in un approfondimento del sito The Atletic, la regola all-white-clothing di Wimbledon risale alla fine del XIX secolo, quando si pensa che sia stata introdotta per modestia poiché il bianco aveva meno probabilità di mostrare macchie di sudore. La norma è stata poi estesa a tutto: scarpe e accessori come berretti, calzini, fasce per il sudore e persino racchette devono essere prevalentemente bianche, e nemmeno nella tonalità panna o crema.

Ci sono anche altre formalità e tradizioni del torneo di tennis su erba più celebre al mondo che sono dure a passare, per esempio il campione in carica del singolare maschile deve aprire il primo match a centro campo. Ma si fa anche a gara per partecipare al rituale della The Queue, la coda di fan che stanno ore in fila per prendere biglietti economici per la partita del giorno successivo.

La deroga per l’intimo femminile colorato ha però un altro significato e va letta come una conquista per non far sentire in imbarazzo le tenniste che durante le partite hanno il ciclo mestruale. In base alle testimonianze raccolte da The Atletic, molte sportive hanno dovuto escogitare persino dei segnali in codice con i loro team per sapere se si erano sporcate di rosso sui vestiti.

Anne Keothavong, ex numero 1 britannica, telecronista e ora nel consiglio dell’All England Club che ospita Wimbledon, ha definito «un gradito cambiamento» la decisione approvata all’unanimità dal consiglio, dopo che nel 2022 un gruppo di attiviste aveva manifestato fuori dai cancelli del torneo indossando pantaloncini rossi sotto alle gonne bianche per sollecitare un cambio di passo sul dress code.

«Crediamo che questa modifica delle regole aiuterà le giocatrici ad alleviare una fonte di ansia, permettendo loro di concentrarsi esclusivamente sulle prestazioni» ha detto Sally Bolton, amministratore delegato dell’All England Club.

Il tennis non è l’unico sport a mettere in difficoltà le sportive con le mestruazioni durante le competizioni. Lo dimostrano le nuove decisioni prese dalla nazionale di calcio femminile inglese in partenza per il Mondiale 2023 con un nuovo kit: una camicia bianca e pantaloncini blu scuro. Lo sponsor ha anche incluso una fodera per la protezione dalle perdite nei pantaloncini.

La stessa scelta è stata fatta lo scorso marzo dalla nazionale femminile irlandese del rugby, che ha annunciato l’intenzione di abbandonare i tradizionali pantaloncini bianchi in occasione del Women’s Six Nations.

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