Ambiente

E se la risposta al riscaldamento globale fosse la geoingegneria?

L’accelerazione del cambiamento climatico sta spingendo l’Unione Europea ad analizzare le possibili nuove tecnologie per gestire la crisi
Credit: Luis Quintero
Tempo di lettura 4 min lettura
1 luglio 2023 Aggiornato alle 20:00

Il limite di 1,5 gradi di aumento delle temperature globali potrebbe essere superato entro un decennio, a causa del continuo aumento delle emissioni di gas alteranti.

Di fronte a questo scenario sempre più problematico, l’Unione Europea ha iniziato a prendere in considerazione il settore della geoingegneria, avviando le prime valutazioni sui possibili benefici e rischi che potrebbero derivare dall’utilizzo di determinate tecnologie sperimentali.

La notizia è stata lanciata dal Financial Times, che ha potuto osservare una bozza del documento della Commissione Europea che chiederà di implementare una serie di «sforzi internazionali per valutare i rischi e le incertezze degli interventi sul clima, compresa la modifica della radiazione solare, e per la ricerca su come regolarla a livello globale ».

Da tempo la questione della manipolazione del clima terrestre è al centro di un intenso dibattito scientifico, che più volte ha sottolineato i rischi dell’uso di nuove tecnologie per condizionare l’ecosistema terrestre su scala planetaria, per quanto animato da buone intenzioni. Con l’iniziativa promossa dalla Commissione Europea, gli organi europei saranno una delle prime autorità sovrastatali a esaminare ufficialmente questo controverso contesto tecnologico-scientifico, iniziando da una delle tecniche sperimentali più dibattute: l’iniezione di aerosol stratosferico.

Questo processo di geoingegneria solare consiste nel rilascio dell’aerosol nella stratosfera, in modo da creare un effetto di raffreddamento delle temperature attraverso un oscuramento planetario e un aumento dell’albedo. L’aerosol sarebbe rilasciato da aerei in volo a 20-25 km di altezza sopra la Terra, con la disseminazione di particelle di dimensioni micrometriche che rifletteranno la luce solare.

Alle condizioni attuali non esistono aerei in grado di portare carichi simili e le sperimentazioni sono ancora iniziali, con scarsi studi su i reali effetti nel caso di un’operazione coordinata planetaria i cui costi potrebbero oscillare fra i 200 e i 2000 miliardi di dollari all’anno. Le ultime analisi stimano che un eventuale tentativo potrebbe avere risultati simili alle grandi eruzioni vulcaniche, come quella del Monte Pinatubo nel 1991 in Filippine, dove vi fu un raffreddamento globale oscillante fra i 0,3 gradi e i 0,5 gradi per i 2 anni successivi.

Altre tecniche sperimentali includono l’assottigliamento dei cirri per fare in modo che una maggiore quantità di raggi infrarossi possa lasciare l’atmosfera, il lancio di una serie di “ombrelloni” nello spazio o lo sviluppo delle tecniche di cattura e stoccaggio del carbonio (Ccs).

Tutte queste tecnologie sono però ancora in fase embrionale, con costi esorbitanti e una serie di rischi non calcolati. Molti temono che potrebbero interferire con i cicli naturali del clima globale, danneggiare lo strato di ozono o venire usate come armi militari ed economiche per condizionare gli assetti geopolitici.

Date le numerose incertezze, l’Unione Europea ha deciso di accelerare gli studi in questo settore, specialmente di fronte alla pressione della crisi climatica-ambientale che sta generando conseguenze deleterie a catena. «Dovremmo prepararci a maggiori effetti di ricaduta sull’Unione europea. Questi possono sorgere attraverso l’aumento della domanda di aiuti, l’interruzione delle catene di approvvigionamento o con la fuga di persone da aree inabitabili o con gravi condizioni avverse in loco, con il potenziale di sfollamento interno e aumento della migrazione irregolare» è stato scritto nella bozza che potrebbe subire ulteriori revisioni prima della pubblicazione ufficiale.

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