Futuro

C’è vita sulla luna di Saturno (forse)

Sul satellite Encelado c’è un oceano che contiene i CHNOPS, i 6 elementi vitali essenziali. È il primo scoperto oltre a quello terrestre
Rappresentazione della sonda Cassini che vola attraverso i pennacchi eruttati dal polo sud della luna di Saturno, Encelado.
Rappresentazione della sonda Cassini che vola attraverso i pennacchi eruttati dal polo sud della luna di Saturno, Encelado. Credit: NASA/JPL-Caltech
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16 giugno 2023 Aggiornato alle 17:00

Encelado ha da sempre affascinato gli scienziati. È una delle lune di Saturno, il sesto satellite naturale in ordine di grandezza: scoperto nel 1789 da William Herschel, non ha mai smesso di attirare l’attenzione di esperti e appassionati. E oggi ha un nuovo motivo di fascino.

Esplorato per la prima volta all’inizio degli anni ‘80 con le sonde Voyager 1 e Voyager 2; poi, nel 2005, grazie alla sonda Cassini, sono stati scoperti pennacchi di ghiaccio d’acqua nella regione polare meridionale, zona sotto la quale è racchiuso un oceano sotterraneo.

Oceano che, oggi, entra nella storia, perché sembra che contenga una forma di fosforo, un elemento essenziale per la vita così come la conosciamo. E vuol dire anche molto di più: Encelado, oltre alla Terra, ha l’unica distesa d’acqua che contiene tutti e 6 i bioelementi necessari per la vita, i cosiddetti CHNOPS, ossia carbonio, idrogeno, azoto, ossigeno, fosforo e zolfo.

Frank Postberg, autore principale della ricerca pubblicata su Nature, ha commentato così la scoperta: «Ora sappiamo che l’oceano sotterraneo di Encelado è il luogo più abitabile del sistema solare così per come lo conosciamo. Ma questo non significa che stia effettivamente ospitando la vita, che sia abitato».

Dunque, con le sue modeste dimensioni (un diametro di 500 km circa), il satellite del gigante gassoso, Saturno, sembra avere un “oceano di soda”, ossia gassato, frizzante e salato e, suggerisce Postberg, potrebbe avere un sapore “saponato” se solo si potesse assaggiarne un bicchiere.

L’oceano di Encelado giace sotto uno strato di ghiaccio spesso molte miglia, ma le particelle congelate migrano attraverso le fessure e schizzano nello spazio, creando dei pennacchi chiamati “geyser”, definizione che a Postberg però non piace: il termine, infatti, suggerirebbe eruzioni di acqua liquida.

La ricerca condotta dagli scienziati ha richiesto anni di analisi dei dati delle particelle che hanno investito uno strumento apposito su Cassini, che è stato lanciato oltre la luna ghiacciata. Il fosforo, però, tra i 6 bioelementi essenziali, è relativamente raro, e per questo motivo è considerato un “collo di bottiglia” per la vita. Ma su Encelado sembra essere abbondante e dunque, come spiegano Postberg e colleghi, «è estremamente improbabile che sia un fattore limitante nella sopravvivenza della vita presunta su Encelado».

Ma come è possibile che satelliti così lontani dal Sole possano ospitare oceani liquidi? C’è una risposta anche a questo, ed è rappresentata dall’energia ottenuta dalla gravità: i piccoli corpi vengono schiacciati e stirati delle forze di marea generate nei loro circuiti attorno ai grandi pianeti, grazie all’energia che produce calore interno per via del movimento.

Un esempio su tutti è la luna rocciosa di Giove, Io, ricoperta di vulcani. Similmente, su Encelado il riscaldamento delle maree potrebbe guidare le prese d’aria idrotermali simili a quelle che riversano acqua ricca di nutrienti nell’oceano sulla Terra.

Tutto molto affascinante quanto sfuggente: l’unico metro di paragone sicuro esistente è la vita terrestre, ma non sappiamo realmente se questa sia una regola universale. Sappiamo per esempio che per la vita così come la conosciamo sul nostro Pianeta, il fosforo gioca un ruolo enorme nella biochimica terrestre. È fondamentale, per esempio, nelle strutture di DNA e RNA, e per il trasferimento di energia nelle cellule. Ma che sia una regola universalmente valida, non ne abbiamo la certezza.

«Potrebbe esserci una biochimica alternativa che non ha bisogno di usare fosforo o utilizza qualcos’altro? Può darsi. Ma il fosforo, come elemento, ha proprietà ottimali per svolgere i ruoli che ricopre nella vita come la conosciamo» spiega Jonathan Lunine, scienziato planetario della Cornell University che non ha preso parte alla ricerca ma ha dedicato parte del suo lavoro allo studio dei mondi oceanici. E conclude: «Encelado ha un oceano interno così simile alla Terra che se la vita fosse presente la riconosceremo».

Mikhail Zolotov, geochimico planetario dell’Arizona State University, che invece ha preso parte alla ricerca come revisore dell’articolo, vede ancora Marte come la dimora più probabile della vita oltre la terra. Ma, ammette, le variabili e le incognite in gioco sono davvero tante: «Non sappiamo come abbia avuto origine la vita e in quali condizioni».

Sulla base di queste premesse, anche Europa, una delle grandi lune di Giove, potrebbe avere tutti e 6 i bioelementi essenziali CHNOPS, e l’Europa Clipper, un orbiter della Nasa programmato per il lancio il prossimo anno, potrebbe darci qualche risposta. Ma, per ora, oltre alla Terra, Encelado è il mondo più affascinante del nostro sistema solare.

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