Economia

La crisi demografica non conosce confini

Il crollo della natalità raggiunge il picco nei Paesi Ue e asiatici (in particolare Italia e Giappone) ma non solo: il tasso di fecondità cala anche in Africa a causa di contraccettivi e istruzione femminile
Credit: Jeffrey Riley
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7 giugno 2023 Aggiornato alle 09:00

Il calo demografico sta investendo l’intero Pianeta, arrivando anche negli ultimi anni nella maggior parte dei Paesi ad alto o medio reddito. La crescita della popolazione mondiale, infatti, non procede così a rilento dal 1950, come emerge dal report World population prospects realizzato dalle Nazioni Unite.

Ma quali sono le cause? In primo luogo, diminuisce il tasso di fecondità (numero medio di nascite) anche per le donne meno istruite che, tradizionalmente, fanno più figli. Ci sono da considerare, poi, i problemi economici e le condizioni di vita nei diversi Paesi; per questo sempre più persone fanno fatica a fare figli. Un altro fattore riguarda anche la pandemia: l’elevato numero delle morti dovute al Covid-19 ha avuto infatti un impatto estremamente negativo sulla crescita demografica, che è inevitabilmente rallentata.

Le situazioni più critiche si riscontrano in Italia e in Giappone. I dati Istat ci dicono che nel 2022 nel Belpaese la popolazione è scesa al di sotto dei 59 milioni, registrando un -0,3% rispetto all’anno precedente. In calo le nascite: soltanto 392.598 contro 400.249 del 2021 (-1,9% in un solo anno).

Dall’altra parte abbiamo il Giappone, investito dal calo demografico sin dagli anni ’80 e che nel 2022 ha registrato meno di 800.000 nascite (-5,1% rispetto al 2021). Non a caso, il Paese del Sol Levante è il più anziano del Mondo, con una popolazione over 65 che raggiunge il 29%.

Non solo Italia e Giappone, anche molti altri Paesi asiatici o americani si trovano nella stessa condizione: è il caso della Corea del Sud, dove il tasso di fecondità ha toccato quota 0,8, neanche 1 figlio per donna; la Thailandia presenta un tasso pari a 1,3 mentre il Brasile raggiunge l’1,8. Ma il dato forse più sorprendente riguarda l’India, che quest’anno supererà la Cina per il numero di abitanti: qui il tasso di fecondità è sceso a 2,1.

Anche l’Europa sta attraversando una crisi demografica: nel 2020 la popolazione europea è diminuita di 744.000 persone, nel 2021 di 1,4 milioni. Complice anche la pandemia, la situazione non è destinata a migliorare: secondo le proiezioni di Eurostat, entro il 2100 la popolazione europea potrebbe subire un calo del 6%, pari a 27,3 milioni di persone.

Uno dei rimedi principali per contrastare l’abbassamento del tasso di natalità sarebbe favorire l’immigrazione. Ma qui sorge un altro problema. Forse, per la prima volta, il tasso di natalità è in declino anche nei Paesi africani: anche in questo caso, è emblematico il rapporto realizzato dalle Nazioni Unite. Secondo le previsioni, la Nigeria, per esempio, entro il 2100 conterà circa 550 milioni di persone, riducendo le stime fatte circa 10 anni fa di oltre 350 milioni di abitanti. Sempre la Nigeria, secondo il sondaggio realizzato dall’Onu, ha visto ridurre il tasso di fecondità da 5,8 a 4,6 in solamente 5 anni.

Non solo Africa subsahariana, anche la zona del Sahel è investita dalla crisi demografica: in Mali, il tasso di fecondità è sceso da 6,3 a 5,7 in 6 anni; in Senegal ha raggiunto quota 3,9 che, rispetto a 10 anni fa, significa 1 figlio in meno per donna; in Ghana si arriva a 3,8 e in Gambia a 4,4 rispetto a 5,6 del 2013. Anche l’Etiopia e il Kenya seguono questa tendenza. Da sottolineare, il Niger che presenta il tasso di fecondità più alto del mondo: nel 2012 il valore era pari a 7,6 mentre ha toccato il 6,2 nel 2021.

Niente a che vedere con i numeri europei o asiatici, ovviamente, ma il calo è evidente seppur non in maniera omogenea. Paesi come l’Angola o il Congo presentano tassi ancora estremamente elevati. Ma quali sono i motivi principali per i quali stiamo assistendo a questo fenomeno?

Negli ultimi anni, l’utilizzo della contraccezione è in costante aumento: in Malawi e in Kenya più della metà delle donne sposate utilizza i contraccettivi più moderni, come per esempio la pillola. In Senegal la percentuale di cittadine che utilizza metodi contraccettivi è raddoppiata negli ultimi 10 anni, arrivando a toccare il 26%. In aumento anche in Nigeria: dall’11% al 18% negli ultimi 5 anni.

Un altro fattore riguarda l’istruzione femminile: in Angola, le donne non istruite hanno un maggior numero di figli (circa 7 o 8), mentre le ragazze istruite si fermano a 2 o a 3 figli. Negli ultimi anni, inoltre, si sta puntando molto sull’educazione femminile in questi Paesi, motivo per il quale il tasso di fecondità è probabilmente destinato a scendere.

Di base, il calo demografico rappresenta una vera e propria minaccia per l’economia globale: aumentano i costi a causa dell’invecchiamento della popolazione, quindi si registra una spesa maggiore per l’assistenza sanitaria e le pensioni e, al tempo stesso, diminuiscono le entrate; diminuisce poi il lavoro, quindi rallenta la crescita economica.

Per quanto riguarda i Paesi africani, invece, la situazione è pressoché opposta: diminuendo il tasso di fecondità, si riduce il divario tra il numero di bambini e il numero di adulti. Si riducono le gravidanze adolescenziali e, di conseguenza, calano i problemi di salute delle giovani donne. Infine, aumenta la forza lavoro, sia maschile che femminile, che potrebbe dare una forte spinta all’economia.

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