Diritti

L’8 marzo, celebriamo le attiviste!

In occasione della Giornata Internazionale della Donna abbiamo scelto 7 donne che, in diverse parti del mondo, si sono distinte per il loro impegno nella difesa dei diritti umani e del clima
Credit: Ines Ivkovic
Chiara Manetti
Chiara Manetti giornalista
Tempo di lettura 7 min lettura
8 marzo 2023 Aggiornato alle 15:00

L’8 marzo, in tutto il mondo, si celebra la Giornata Internazionale della Donna. Oggi più che mai, dopo un anno speso a lottare per i propri diritti in mezzo a guerre, violenze e cambiamenti sociali e politici, emergono le voci delle donne che hanno avuto un impatto significativo nei loro campi e che continuano a battersi per un mondo più equo.

Pegah Moshir Pour
Pegah Moshir Pour

Pegah Moshir Pour

L’abbiamo vista sul palco di Sanremo. In un monologo rivolto alla platea dell’Ariston e ai quasi 12 milioni di spettatori che guardavano il Festival, Pegah Moshir Pour ci ha raccontato ciò che sta accadendo in Iran dal 16 settembre 2022. «Come molte ragazze e ragazzi del mio Paese, ho deciso che la paura non ci fa più paura e di dare voce a una generazione cresciuta sotto un regime di terrore e di repressione, in uno dei Paesi più belli al mondo, uno scrigno dei Patrimoni dell’Umanità», ha detto.

Lei, consulente e attivista dei diritti umani e digitali, è scappata da Teheran quando aveva 9 anni a causa delle violente repressioni del regime islamico, e poi ha raggiunto la Basilicata. «In Iran non sarei potuta essere così vestita e truccata e non avrei potuto parlare di diritti umani da un palcoscenico, perché sarei stata arrestata o forse addirittura uccisa». Nel 2022 è stata una delle 21 donne premiate a Palazzo Montecitorio con lo Standout Woman Award, dedicato a coloro che si sono distinte per talento, coraggio, sensibilità e determinazione. Oggi la sua voce sostiene le proteste esplose dopo la morte di Masha Amini.

Olivia Julianna
Olivia Julianna

Olivia Julianna

Vent’anni, originaria del Texas, sostenitrice per il diritto all’aborto: Olivia Julianna si definisce una “queer latina, plus size, disabile”. Quest’estate un suo tweet in risposta alle dichiarazioni discriminatorie di un repubblicano della Florida rivolte a lei e agli attivisti per il diritto all’aborto è diventato virale: Julianna ha colto l’occasione per avviare una campagna di raccolta fondi attraverso l’organizzazione no-profit Gen-Z for Change. Le donazioni raccolte - oltre 2 milioni di dollari - sono state suddivise tra 50 fondi per l’aborto ngli Stati che lo vietano da quando la Corte Suprema ha rovesciato la sentenza Roe v. Wade.

Sulle sue pagine social sostiene le tematiche vicine ai giovani, come la lotta al cambiamento climatico, ma i suoi sforzi si scontrano con i funzionari repubblicani che hanno reso il Texas uno degli stati più contrari all’aborto del paese. Bloomberg l’ha inserita tra le 50 persone più influenti del 2022.

Ramla Ali
Ramla Ali

Ramla Ali

Ha posato con un paio di guantoni bianchi per il Time, che l’ha inserita nella lista delle donne dell’anno in occasione dell’8 marzo. Ramla Ali, pugile e modella inglese di origini somale, è fuggita dal Corno d’Africa quando era piccola, a causa della guerra civile, imbarcandosi in un viaggio di 9 giorni senza viveri, destinazione Kenya. Nel 1992 ha ricevuto asilo nel Regno Unito. Non sa con precisione quando è nata, ha detto in un’intervista a Sky Sport. A 12 anni ha incontrato la boxe quando era dominata dagli uomini e non c’erano spogliatoi femminili.

Ali è diventata la prima donna musulmana a vincere un titolo inglese ed è stata la prima pugile della storia a rappresentare la Somalia alle Olimpiadi. Nel 2018 ha dato vita al Sisters Club, per fornire alle donne che di solito non hanno accesso allo sport, uno spazio sicuro in cui allenarsi. È ambasciatrice UNICEF nel Regno Unito e lotta dentro e fuori dal ring (senza l’hijab) per dimostrare che «anche i rifugiati sono esseri umani».

Martha Isabel Ruiz Corzo
Martha Isabel Ruiz Corzo

Martha Isabel Ruiz Corzo

Ha iniziato a suonare quando aveva 12 anni, Martha Isabel Ruiz Corzo, detta “Pati”. Per cinque anni è stata il primo violino dell’Orchestra Filarmonica di Querétaro, in Messico, e per 16 ha insegnato musica in una scuola privata a poche ore da Città del Messico. Un giorno ha deciso di trasferirsi in Sierra Giorda per condurre una vita più semplice, immergendosi nei 383.000 ettari in cui vivono più di 2.300 specie di piante diverse.

Qui ha finito per guidare e ispirare un gruppo di più di 30.000 attivisti ambientali locali, dediti alla protezione del territorio, con cui la Sierra Gorda ha raggiunto lo status di Riserva della Biosfera nel 1997. Lo scorso anno Pati ha ricevuto il Música México para la Transformación Social per la salvaguardia della Sierra Gorda e per l’uso della musica come strumento di consapevolezza sociale.

Anielle Franco
Anielle Franco

Anielle Franco

Prima dell’assassinio di sua sorella Marielle, che si opponeva alla violenza della polizia, al razzismo e alla corruzione in Brasile, Anielle Franco era una giocatrice di pallavolo e insegnava inglese. Poi, nel 2018, è cambiato tutto: si è dedicata all’attivismo a tempo pieno, ha lanciato un’organizzazione no-profit a nome di sua sorella, ed è diventata la leader del movimento per i diritti della comunità nera nel Paese. Ora che ha 38 anni, la stessa età che aveva Marielle quando è morta, Franco è la nuova ministra per l’Uguaglianza Razziale del governo guidato da Luiz Inácio Lula da Silva. Il Time l’ha inserita tra le Women of the Year del 2023

Il suo ruolo le può permettere di portare avanti il sogno di due sorelle che volevano un Brasile più giusto, più equo, più sostenibile: «Ho perso la paura quando hanno ucciso mia sorella. Ora combatto per qualcosa di molto più grande di me», ha detto al Time.

Mahbouba Seraj
Mahbouba Seraj

Mahbouba Seraj

È considerata la pioniera del movimento per i diritti delle donne in Afghanistan. Da quando i talebani sono tornati al potere nell’agosto del 2021 e hanno gradualmente privato le afghane delle libertà e dei diritti fondamentali, Seraj è rimasta nel suo Paese d’origine per tenere testa al regime repressivo. Questa mossa le è valsa la candidatura al Nobel per la Pace. Lei, 75 anni, è fondatrice della rete di organizzazioni che sostiene una serie di rifugi per ragazze e donne vittime di violenza domestica, l’Afghan women’s network.

Secondo Seraj, però, è necessario cominiciare un dialogo con i vertici talebani per trovare un accordo: «Non funzionerà se non ci sediamo a parlare con loro e vediamo cosa possiamo fare esattamente noi e cosa possono fare loro», ha spiegato a Foreign Policy. Una linea controversa, considerando che i talebani non si sono dimostrati affidabili in due anni di potere, ma secondo Seraj necessaria per concretizzare gli sforzi fatti finora per restituire alle donne i diritti conquistati con fatica: «Perché altrimenti l’Afghanistan, ogni singolo giorno, torna indietro di 10 anni».

Ayisha Siddiqa
Ayisha Siddiqa

Ayisha Siddiqa

C’è una ragazza di 24 anni che difende i diritti umani e il clima rimproverando a colpi di poesie i leader occidentali che non fanno abbastanza per i Paesi che, come il suo Pakistan, stanno subendo gli effetti peggiori del climate change. Ayisha Siddiqa è nata a Jhang, nel Punjab, e ha vissuto nella fattoria dei suoi nonni finché non si è trasferita a Brooklyn, quando ancora era bambina.

Mentre studiava scienze politiche e inglese, ha contribuito a lanciare la Fossil Free University, un corso di formazione sull’attivismo, e ha iniziato a usare la sua voce per aiutare i più vulnerabili. Nel 2020 ha co-fondato Polluters Out, una coalizione globale di giovani attivisti e ora vuole creare un fondo per la giustizia climatica giovanile. Per tutti questi impegni, il Time l’ha messa in copertina come una delle 12 donne del 2023. «Adesso sono giovane», ha detto alla rivista, «Domani non lo sarò. Adoro assolutamente lavorare con persone più giovani di me per trasmettere questa conoscenza in modo che la catena non si spezzi mai».

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