Ambiente

Trasporto pubblico: i passeggeri sono sempre meno

Lo racconta l’associazione Asstra: nel 2022 è salita la richiesta di mobilità rispetto al 2020 e 2021. Ma i livelli pre-Covid sono lontani. E per il 2023 è prevista una nuova riduzione
Credit: Cojanu Alexandru
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3 febbraio 2023 Aggiornato alle 07:00

Che i riverberi del covid si sarebbero estesi nel tempo era cosa nota.

Ma ora, numeri alla mano, è possibile coglierne la portata a medio termine. Specie nei settori che vivono dell’afflusso di massa. Così il traporto pubblico locale, inevitabilmente colpito da una diminuzione della domanda di mobilità. Dapprima a causa delle restrizioni della pandemia, poi per la paura strisciante del contagio, che permane in alcune fette di popolazione.

A scattare un’istantanea sullo stato di salute dei trasporti pubblici è uno studio condotto da Asstra, l’associazione datoriale, nazionale, delle aziende di trasporto pubblico regionale e locale in Italia, presentato al Museo Maxxi di Roma, in occasione del suo convegno nazionale.

I dati restituiscono l’immagine di un settore strategico in difficoltà. Gravato da una perdita di passeggeri attestata sul 50% nel 2020 – primo anno di pandemia – e sul 42% nel 2021. Con una risalita della domanda di mobilità nel 2022, l’anno degli allentamenti sulle restrizioni, segnato da un volume di spostamenti quotidiani nei giorni lavorativi pari a 100 milioni (solo il 6% in meno del 2019, pietra di paragone per l’assenza del Covid) seppur ancora in negativo: -21% nel complesso. Con un trend che le stime confermano – con lieve attenuazione – per l’anno in corso, in cui la domanda di mobilità dovrebbe aggirarsi attorno al -12%.

Effetto dei mutamenti delle abitudini derivanti dal Covid: una porzione della perdita è attribuita allo smart working. Ma anche da un residuato timore del contagio, diffuso specie tra i passeggeri più anziani. Mentre il segmento più giovane – la fascia 18/25 – è tornata a viaggiare regolarmente.

Insomma, la campanella d’allarme è suonata, per un settore che annovera 16 milioni spostamenti quotidiani e oltre 100.000 addetti impiegati sul territorio nazionale. E che, oltre alla diminuzione dei passeggeri e di conseguenza dei ricavi, fa i conti anche con i rincari registrai negli ultimi mesi sul fronte dei carburanti e dell’energia. La crescita delle materie prime, secondo il report, ha comportato maggiori costi per carburanti per oltre 320 milioni di euro, in aggiunta a un più 160 milioni per l’energia elettrica nel solo secondo quadrimestre 2022.

A fronte di questo aggravio dei costi – denuncia l’associazione - anche i ristori previsti dal Governo sono poca cosa, così da sollecitare un monito all’esecutivo. “La disponibilità attuale del fondo mancati ricavi, istituito con l’articolo 200 del Dl n. 34/2020, non è sufficiente ad assicurare la copertura delle perdite che il settore ha registrato nel 2021 e nei primi mesi del 2022”, spiegano in una nota. “Nonostante un ulteriore intervento operato nell’ambito della Legge di Bilancio 2023, il fabbisogno per la copertura dei mancati ricavi del 2021 è pari 500 milioni di euro e ulteriori 300 milioni di euro per il 2022”.

Da qui la richiesta – una copertura integrale dei mancati ricavi dovuti al Covid per gli anni 2021 e 2022 – sollecitata anche dal mancato rifinanziamento del fondo per garantire un ristoro a fronte dell’impennata dei costi. Alla quale risponde Edoardo Rixi, vice-ministro del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti: «Il tema del trasporto pubblico locale necessita di una serie di interventi sui fondi e sulle capacità di capillarità del servizio. L’obiettivo per il miglioramento del settore non può prescindere dalla riduzione dei costi dei servizi, unito a un incremento della qualità del servizio», ha detto intervenendo al convegno.

Poi la promessa: «Per il 2023 – parola di Rixi - ci aspettiamo maggiori quantitativi di risorse. Puntiamo a indirizzarle dove sarà maggiormente necessario e dove potranno rivelarsi più redditizie. Ci impegneremo in questo senso».