Ambiente

Così parlano gli ippopotami

Un nuovo studio condotto in Mozambico racconta la capacità di questi animali “misteriosi„ di comunicare con gli amici. Per i nemici, però, solo risposte irriverenti…
Gli ippopotami sono nella lista rossa della IUCN come specie a rischio
Gli ippopotami sono nella lista rossa della IUCN come specie a rischio Credit: wade lambert
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26 gennaio 2022 Aggiornato alle 21:00

Affascinanti, irriverenti, poco confidenti e decisamente pericolosi. Se c’è un animale al mondo per molti aspetti ancora misterioso, nonostante la mole che lo classifica fra i più grandi sul Pianeta, questo è l’ippopotamo. In Africa lo temono tutti: uccide - in media - più esseri umani un ippopotamo che qualunque altro grande animale della Savana. Nonostante il suo comportamento aggressivo l’ippopotamo ha però una rete sociale complessa in cui - ci dice una nuova ricerca - è in grado perfino di riconoscere la “voce” degli amici o quella dei nemici.

In uno studio appena pubblicato su Current Biology un gruppo di esperti che ha analizzato i segreti di questi animali nella Riserva di Maputo in Mozambico è riuscito, grazie a microfoni e registratori, a scoprire più dettagli sulla loro socialità: hanno - per esempio - un repertorio di suoni che va dal ruggito al soffio, dal grugnito a quelli simili a colpi di clacson. Nicolas Mathevon, ricercatore di Comportamento animale presso l’università di Saint-Etienne in Francia, ha condotto 10 esperimenti per comprendere come comunicano gli ippopotami.

Fra questi anche la riproduzione di alcuni suoni, come versi di possibili compagni di gruppo o esemplari della stessa comunità, oppure altri di ippopotami più lontani e sconosciuti. Le risposte sono state differenti, così come i toni: quando udivano richiami di possibili “amici” gli ippopotami rispondevano con intensità basse, mentre se si trattava di esemplari che non facevano parte della loro comunità emettevano suoni simili a colpi di clacson, ascoltabili anche a un chilometro di distanza. In quest’ultimo caso, quando ascoltavano il richiamo di un possibile nemico, gli ippopotami facevano persino qualcosa di poco carino da immaginare: spruzzavano feci, un comportamento di marcatura.

Questi e molti altri modi di agire potrebbero essere scoperti studiando a fondo gli ippopotami, animali solitari, notturni e difficili da osservare. Questi mammiferi sono oggi considerati come “vulnerabili” nella Lista Rossa IUCN, l’Unione Mondiale per la Conservazione della Natura, e vanno analizzati e protetti.

La popolazione mondiale è in calo, soprattutto in Africa, mentre in Sudamerica una piccola colonia di ippopotami nata da quelli che un tempo conservò nel suo zoo il narcotrafficante Pablo Escobar, sta oggi crescendo, con rischi però per gli ecosistemi locali. In generale, ricordano i ricercatori, sono animali che non vanno mai sottovalutati: si muovono veloci per la loro mole, sono in grado di attaccare barche, e se ci si frappone fra loro e l’accesso all’acqua sono guai seri. Se si escludono le zanzare, sono infatti gli animali più pericolosi d’Africa.

La nuova scoperta, ottenuta grazie agli esperimenti, ci racconta oggi dettagli dei richiami degli ippopotami che potrebbero però aiutare a conservare la specie. «Abbiamo scoperto che le vocalizzazioni di un individuo sconosciuto hanno indotto una risposta comportamentale più forte rispetto a quelle prodotte da individui dello stesso gruppo o di un gruppo vicino» precisa Nicolas Mathevon. «Oltre a mostrare che gli ippopotami sono in grado di identificarne altri in base alle firme vocali, il nostro studio evidenzia che i gruppi di ippopotami sono entità territoriali che si comportano in modo meno aggressivo verso i loro vicini che verso gli estranei».

Queste intuizioni possono portare, secondo gli esperti, a fornire indicazioni su come proteggerli, per esempio quando vanno effettuati spostamenti: «Prima di trasferire un gruppo di ippopotami in una nuova posizione, una precauzione necessaria sarà quella di trasmettere la loro voce da un altoparlante ai gruppi già presenti in modo che si abituino a loro, e la loro aggressività diminuisca gradualmente» spiegano i ricercatori.