Ambiente

L’Italia è a secco

L’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue ha lanciato l’allarme: le precipitazioni non riescono più a sanare il deficit idrico
Credit: Gerrie van der Walt/unsplash
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20 gennaio 2023 Aggiornato alle 16:00

In Italia non c’è più acqua: fiumi e laghi sono ai minimi storici, mentre pioggia e neve non riescono più a sanare il deficit idrico del nostro Paese. È una vera e propria emergenza, ma ancora nessuno fa niente.

A dare voce alla terribile constatazione è l’Osservatorio sulle Risorse Idriche dell’Anbi (Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue) che - a sole 2 settimane dall’inizio di quella che si prospetta, allo stato attuale, un’annata “idricamente più difficile del già complesso 2022, soprattutto in regioni settentrionali” - ha già lanciato l’allarme per il 2023.

I dati più preoccupanti vengono dai grandi laghi del Nord, la più grande riserva idrica del Paese: sono sotto la media e la percentuale di riempimento è in quasi tutti i casi inferiore a quella registrata a gennaio 2022, l’anno segnato dalla siccità e dalle temperature torride, con i termometri che a Nord hanno registrato +1,37°, al Centro +1,13° e al Sud +1° rispetto alla media.

Con queste condizioni, il lago Maggiore ha segnato il 18% nella percentuale di riempimento, il lago d’Iseo il 20,7%, il lago di Como il 23,5% e il lago di Garda il 36,4%. Numeri troppo bassi e destinati a diminuire, che stanno portando a situazioni estreme. Come quella del lago Trasimeno in Umbria che, nonostante i circa 130 millimetri di pioggia, non riesce a tornare sopra il livello di criticità in cui si trova da mesi.

La situazione dei fiumi non è migliore: nonostante le incessanti piogge degli ultimi mesi, che hanno interessato tutto il Piemonte, il fiume Po ha dimezzato la sua portata a Torino ed è ridotto, lungo tutto il percorso piemontese, a circa un terzo della portata del 2021, mentre a Pontelagoscuro, nel ferrarese, manca all’appello circa il 30% della portata media e il livello delle acque è largamente inferiore rispetto allo scorso anno.

Nel Lazio, invece, le piogge hanno donato sollievo alle secche del Tevere e dell’Aniene, mentre risultano decrescenti i livelli dei fiumi Liri e Sacco. Anbi ha sottolineato l’eccezionalità di Roma, capitale d’Italia ma anche del global warming, con 23 eventi estremi verificati l’anno scorso (79 dal 2010). A Cerveteri, in tutto l’anno, sono caduti soltanto 250 millimetri di pioggia, meno il 68% rispetto alla media (condizioni simili si verificano nelle regioni aride del Nord Africa e del Medio Oriente).

In Lombardia, le alte temperature hanno sciolto enormi quantità di manto nevoso (-43% rispetto alla media). Nonostante ciò, il fiume Adda è al minimo rispetto ai precedenti 6 anni (portata: mc./sec. 90), mentre le riserve idriche sono inferiori del 45,2% rispetto alla media storica, sotto anche a quelle largamente deficitarie del 2022 (-1,84%).

In Veneto, sui bacini del Po e del Fissero-Tartaro-Canal Bianco, nonostante l’apporto delle piogge frequenti e incessanti, il deficit pluviometrico superava ancora i 90 millimetri e su buona parte dell’alta pianura si sono registrati livelli inferiori ai minimi assoluti rilevati negli scorsi 20 anni, tali da portare Arpa Veneto a concludere che servirebbero mesi di precipitazioni sopra la media per riequilibrare il bilancio idrico delle acque sotterranee.

Con un quadro così drammatico, appare chiaro che «È ormai acclarata la necessità di un urgente programma di interventi articolati quanto coordinati e multifunzionali, capaci di trattenere le acque, soprattutto di pioggia, per utilizzarle nei momenti di bisogno: dai laghetti alla bacinizzazione, dalle aree di espansione al riutilizzo di cave abbandonate – ha dichiarato Massimo Gargano, Direttore Generale di Anbi – Questo va affiancato a una costante ricerca nell’ottimizzazione irrigua, senza dimenticare l’ efficientamento delle reti idriche, né le possibilità di utilizzo delle acque reflue».

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