Diritti

Occupazione femminile: di male in peggio

Tra qualche giorno verrà presentato il Bilancio di genere del 2021. La direttrice della School of Gender Economics di Unitelma Sapienza lo commenta per noi in anteprima
Credit: Oscar Keys
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20 gennaio 2022 Aggiornato alle 13:07

Vorremmo poterne non parlare più. E invece, ancora una volta i dati ci costringono ad affrontare il tema dell’occupazione femminile. Perché, purtroppo, ciò che temevamo e gridavamo a gran voce già un anno e mezzo fa viene confermato ancora una volta. Questa crisi colpisce soprattutto le donne.

È quanto emerge dal Bilancio di genere 2021 che la Sottosegretaria al Ministero del lavoro e delle politiche sociali Maria Cecilia Guerra spiegherà tra qualche giorno in Parlamento. Il 2020 segna l’annus horribilis per l’occupazione femminile, che per la prima volta dal 2013 scende al 49%. Inasprendo, peraltro, le disuguaglianze preesistenti: peggiori infatti i dati delle donne più giovani, il cui tasso di occupazione si ferma al 33,5%.

Ancora inferiore quello delle donne del Mezzogiorno, pari al 32,5%. Si penserà: beh, la crisi avrà colpito tutti. E invece no: perché il tasso di occupazione degli uomini è oltre 18 punti percentuali superiore a quello delle donne. Si dirà: tutti i Paesi sono in questa condizione. Ancora no: il tasso di occupazione femminile nella media europea arriva al 62,7%. e il divario rispetto all’occupazione maschile è poco superiore al 10%. È un tema tutto italiano, quindi, per quanto sia fastidioso ammetterlo. Ed è legato ancora una volta alla considerazione italiana delle donne, il cui ruolo è tuttora fortemente vincolato alla maternità.

Ecco allora che se, tra le donne senza figli, il tasso di occupazione è del 72,7%, quello delle donne con figli si contrae drammaticamente, arrivando al 53,3%. «Sono numeri drammatici» commenta la Sottosegretaria «che evidenziano una discriminazione nella discriminazione: l’aggravarsi della situazione delle madri, soprattutto quelle più giovani, dimostra, come se ve ne fosse ancora bisogno, che al di là della retorica del sostegno alla maternità, nel nostro Paese figli e lavoro continuano a essere largamente inconciliabili».

Lo confermano i dati INPS su quanti hanno beneficiato del congedo Covid per i minori. Indovinate un po’? Per il 79,9% se ne sono fatte carico le madri. I dati gridano: questa è una disuguaglianza che non possiamo più fingere di non vedere. Anche perché le donne che arretrano, quelle che sono costrette a lasciare il lavoro, quelle che riducono l’orario lavorativo scegliendo un part-time sono, per l’Italia, un’occasione mancata per produrre ricchezza. Se il Paese vuole davvero ripartire, non può che farlo puntando, per la prima volta, sulle donne. E sul loro lavoro.