Economia

2022: le parole dell’economia italiana

Inflazione, spread, debito pubblico e molto altro. Ecco i temi economici di cui si è più discusso nell’anno che sta per terminare
Credit: Mathieu stern/ Unsplash
Tempo di lettura 5 min lettura
27 dicembre 2022 Aggiornato alle 06:30

Il 2022 si sta concludendo e si può dire sia stato un anno denso di avvenimenti, anche sotto il profilo economico.

Dopo un 2021 difficile, secondo le previsioni questo sarebbe dovuto essere l’anno della rinascita, della ripresa economica, del recupero ma, spoiler, non è andata esattamente così.

Quindi, per accompagnarci nel nuovo anno, ho scelto 6 parole chiave da condividere con voi che sintetizzano il quadro economico del 2022.

Debito pubblico

Il debito pubblico è il debito che viene contratto da uno Stato per dare impulso alla crescita economica e offrire servizi ai propri cittadini. Per finanziarlo gli Stati possono utilizzare diversi strumenti (uno dei più frequenti è l’emissione di obbligazioni).

Nella lettura dei dati, il debito pubblico viene analizzato come percentuale sul Pil. Nel nostro Paese, questo valore è sempre stato molto elevato ed è cresciuto vertiginosamente negli ultimi anni.

La buona notizia però è che dopo il picco del 2020, quando il debito pubblico ha raggiunto il 155,3% sul Pil, nel 2022 è sceso al 145,4%.

Crescita

La crescita economica misura in una prospettiva dinamica la ricchezza prodotta all’interno di ogni Paese, come differenza rispetto all’anno precedente.

Per l’Italia, anche questo è un tema sempre caldo visto che non cresciamo da decenni e fatichiamo a recuperare rispetto alle crisi.

Quando è sopraggiunta quella pandemica, il nostro era uno dei pochi Paesi avanzati che ancora non erano riusciti a uscire dalla crisi economico-finanziaria del 2008-2009.

Di conseguenza il 2021 è stato un annus horribilis, per la crescita italiana: abbiamo registrato un -8,9%, che quest’anno non è stato recuperato neppure per metà. Per il 2022, infatti, le stime di crescita del Pil sono ferme al +3,9%, anche se c’è da dire che prima dell’invasione russa in Ucraina le previsioni di crescita erano molto più alte. Ovviamente, l’incertezza e la crisi energetica che ne sono derivate hanno inciso in maniera molto negativa.

Deficit

Anche chiamato disavanzo, il deficit registra una situazione nella quale il bilancio dello Stato ha più uscite che entrate. Non è un problema solo italiano: moltissimi Paesi (potremmo dire la maggioranza) nel mondo infatti si trovano in una condizione di deficit pubblico.

Su questo fronte, le notizie italiane in merito al 2022 sono positive: in percentuale sul Pil questo indicatore sta migliorando. Se nel 2021 era al -5,8%, nel 2022 è sceso al 5,6% e le proiezioni (se non succede nient’altro di nuovo) propongono ulteriori miglioramenti.

Evasione

Si ha evasione fiscale quando alcuni soggetti (che si tratti di privati o di aziende) non versano allo Stato gli importi previsti per le tasse. Va da sé che non sia legale ma ciononostante nel 2022, si stima che gli italiani abbiano evaso le tasse per un importo pari a 80 miliardi così distribuiti: 42,5 sull’Irpef, 35,5 sull’Iva, 13,7 sull’Ires.

Anche quest’anno, secondo la Commissione Europea, l’Italia è prima per evasione fiscale dell’Iva. Una curiosità: l’evasione delle aziende sull’Irap rappresenta la componente proporzionalmente più contenuta: è pari a solo 7,2 mld.

Spread

Proviamo a spiegarlo in parole semplici: lo spread è una misura del rischio percepito sui mercati finanziari rispetto alla solidità economico-finanziaria di un Paese. Quindi, quando lo spread è alto, gli investitori anche internazionali temono che quello Stato possa non essere in grado di onorare i propri debiti.

Come si calcola? Nel caso del nostro Paese, attraverso la differenza tra il rendimento del titolo italiano (Bot) e quello del titolo tedesco (Bund) con scadenza decennale. Facciamo un esempio: se i Btp offrono il 4% di rendimento contro l’2% dei Bund, lo spread corrisponderà al 2%.

Anche questo non è un problema nuovo, per l’Italia, tanto che all’epoca di Berlusconi, le sue dimissioni furono causate (anche) da uno spread che era arrivato a sfiorare i 390 punti.

Arrivando ai giorni nostri, quest’anno l’incertezza ci ha fatto davvero tremare ma anche qui c’è una buona notizia: dopo il picco di ottobre, negli ultimi giorni lo spread si è attestato intorno ai 217 punti.

Inflazione

L’inflazione viene definita come l’incremento generalizzato dei prezzi. Negli ultimi anni, anche grazie alle politiche adottate dalla Banca Centrale Europea, è sempre stata sotto controllo ma l’invasione russa in Ucraina e l’incremento conseguente dei prezzi dei beni energetici e alimentari hanno determinato una brusca spinta inflativa.

Secondo le ultime rilevazioni dell’Istat relative al mese di novembre 2022 l’indice nazionale dei prezzi al consumo ha registrato un aumento dell’11,8% su base annua. La situazione qui è ancora molto delicata: secondo i dati rilasciati da Arera (Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente) per l’energia elettrica, nell’ultimo trimestre 2022, i prezzi hanno un incremento del 59% rispetto al trimestre precedente

Leggi anche
Lavoro
di Claudia Gioacchini 3 min lettura
Finanza
di Azzurra Rinaldi 3 min lettura