Economia

Dove vorrebbero lavorare i giovani europei

Secondo l’analisi Brain gain or drain di Indeed Lussemburgo, Svizzera e Regno Unito sono i Paesi più attraenti per chi è alla ricerca di un’occupazione. L’Italia invece è in 14esima posizione
Credit: Justraveling.com
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3 gennaio 2023 Aggiornato alle 09:00

Non è una novità la fuga di talenti che interessa il nostro Paese, con sempre più giovani che decidono di lasciare tutto per inseguire nuove opportunità di carriera all’estero.

Secondo il rapporto della Fondazione Migrantes Italiani nel mondo 2022, gli italiani all’estero sono oltre 5,8 milioni e di questi 1,2 milioni hanno un’età compresa tra i 18 e i 34 anni.

Lo scenario occupazionale italiano è, tuttavia, in crescita. Dopo i punti persi in seguito alla crisi da Covid-19 i valori sono risaliti sopra al 60%, eppure il fenomeno migratorio non si ferma. A penalizzare il nostro Paese sono scelte politiche incapaci di valorizzare i giovani in termini di crescita professionale, contrattuale e salariale.

Siamo però in buona compagnia: secondo l’analisi Brain gain or drain di Indeed la migrazione è una costante della storia dell’Unione europea, al punto che oltre l’8% è nato al di fuori dei propri confini. Accanto a cause geopolitiche le ragioni di queste scelte si trovano nella presenza in altri Paesi di retribuzioni più alte, posizioni lavorative vacanti e nella possibilità di lavorare da remoto.

Oltre alle leve economiche e di autoaffermazione, che hanno un carattere prioritario nella scelta del luogo nel quale trasferirsi, i dati dimostrano come ci sia anche una volontà di rimanere il più vicini possibile alla nazione d’origine. L’esigenza è infatti di ricercare un senso di familiarità nella lingua, nelle tradizioni e nella vicinanza ai propri cari. Ecco dunque che gli austriaci vorrebbero cercare lavoro in Germania, dall’Irlanda andrebbero nel Regno Unito, dal Belgio in Francia e al tempo stesso la maggior parte dei lavoratori stranieri in Belgio sono francesi.

Particolarmente attrattivi sono Lussemburgo, Svizzera, Regno Unito, Germania e Irlanda, che presentano un reddito maggiore. In particolare il Lussemburgo registra da solo il 74% delle ricerche di lavoro su Indeed per i fuori regione, mentre l’Italia risulta essere poco appetibile classificandosi 14esima nella lista degli approdi europei con più ricerche.

La maggior parte convergono verso lavori ad alta retribuzione: attrae il settore del management, banking e finanza, ma anche per i professionisti della salute le prospettive estere sono interessanti. Basti pensare che se lo stipendio per un infermiere in Germania parte dai 2000 euro, mentre in Italia è di circa 1800 euro al lordo delle tasse.

Altro fattore da considerare è la difficoltà di copertura delle posizioni soprattutto in luoghi come Regno Unito e Germania, nei quali sono presenti politiche di integrazione occupazionale per l’immigrazione che hanno l’obiettivo di concedere l’ingresso a coloro che ricoprono ruoli più interessanti a seconda delle esigenze del mercato lavorativo.

Difficoltà nella ricerca di personale si trova nei settori più disparati: in Francia, a esempio, problemi di copertura si verificano nelle costruzioni e nel manifatturiero, dove generalmente gli stipendi sono inferiori; nel Regno Unito, invece, il settore della finanza e delle assicurazione svetta la classifica cercando all’estero esperti in queste materie.

Al contrario in Francia particolarmente popolari sono gli ingegneri meccanici, affiancati da quelli informatici, in crescita in tutti i Paesi.

Anche la Germania vede la presenza di numerosi esperti nell’ambito dell’IT come sviluppatori di software e programmatori e sono poi numerosi gli addetti nel comparto sanitario seppur la pandemia abbia evidenziato esigenze di miglioramento in tutto il mondo.

Al di fuori dei confini europei gli statunitensi sono perlopiù impiegati nel settore dell’educazione e della salute, che ha visto nel 2021 l’assunzione di oltre 34 milioni di persone, seguito da servizi professionali (servizi legali, logistica ecc.) e da servizi commerciali (negozi di abbigliamento, accessori ecc.)

E gli italiani? Il 22% dei nostri connazionali sogna, in primis, gli Stati Uniti, poi la Svizzera (17%) e il Regno Unito (16%). Al tempo stesso contribuiscono in media al 4% nel totale delle ricerche di lavoro nei vari paesi europei, raggiungendo picchi sopra il 9% in Svizzera e Spagna.

All’interno dei confini i tassi più alti di occupazione si trovano nel settore dei servizi e in particolare nell’ambito amministrativo e dell’istruzione. Una buona parte dei lavoratori in Italia è poi impiegata nel turismo, vitale per l’economia nostrana e che comprende una grandissima fetta di stagionali o non regolamentati contrattualmente.

Il fenomeno della migrazione lavorativa sembra dunque non accennare ad arrestarsi, generando benefici e problemi al tempo stesso. La circolazione delle persone nel mercato del lavoro è proficua per le imprese in quanto permette l’assunzione di talenti, la creazione di reti e la circolazione delle competenze. Al tempo stesso il rischio è la dispersione dei talenti, e quando questa diventa una costante gli effetti, sia economici che demografici, sono visibili a tutti.

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