Diritti

Il Garage nigeriano dove s’impara a fare le “meccaniche„

L’ONG Nana ribalta le antiquate norme di genere dello Stato di Sokoto, dove solo 1 donna su 20 termina il percorso scolastico.
(Anette Bratteberg)
Tempo di lettura 2 min lettura
14 gennaio 2022 Aggiornato alle 21:00

All’ombra di una delle città più calde al mondo, Sokoto, nel nord della Nigeria, il portone del garage della ONG Nana nasconde una sorpresa: a lavorarci, infatti, ci trovi solo donne. Sono in 25 apprendiste, e stanno imparando un mestiere difficile da declinare al femmine: la meccanica o il meccanico?

L’obiettivo del workshop, inaugurato nel 2019 dall’organizzazione no-profit Nana - Girls and Women Empowerment Initiative - è offrire lavoro a giovani donne in un settore dominato da uomini. Ma anche sfidare stereotipi di genere di uno Stato conservatore e molto insicuro (in uno degli ultimi attentati avvenuto a Sokoto l’ottobre scorso hanno perso la vita 43 persone, ndr).

“Non è solo una normale officina meccanica femminile - ha dichiarato al Guardian Fatima Adamu, fondatrice di Nana - Vogliamo realizzare un’eccellenza a livello internazionale e creare un esempio virtuoso. Occorre insegnare il mestiere molto bene. E perché ciò accada, dobbiamo dare una formazione reale, e continuativa, alle ragazze”.

Le apprendiste sono state selezionate tra diverse candidate, sia laureate sia disoccupate, provenienti da famiglie povere e con poche opportunità. In Nigeria, circa il 35% dei giovani tra i 15 e i 34 anni è disoccupato, e nello Stato di Sokoto meno del 2% delle ragazze termina la scuola secondaria: il tasso di alfabetizzazione delle donne è solo del 10% rispetto al 40% degli uomini. Durante l’apprendistato - che dura due anni . le giovani vengono formate in tutti gli aspetti della manutenzione dell’auto, e ricevono un rimborso spese settimanale di 2.100 naira, poco più di 4,40€. A disposizione delle ragazze anche dei computer per imparare discipline tecniche nel modo migliore.

“Voglio che le nostre ragazze escano dalle prigioni sociali che le vincolano - afferma Fatima Adamu - Ci sono troppe attività legate alla tecnologia da cui le donne sono escluse in questa parte del Paese. Non possiamo creare un progetto di successo senza il supporto dell’informatica, e le donne devono far parte di questo percorso”.

Il programma ha avuto talmente tanto seguito che si è presto formata una lista d’attesa per il nuovo ciclo di apprendistato. Viva la meccanica!