Futuro

Xenotrapianto: il cuore di un maiale ci salverà

Storico trapianto per un uomo gravemente malato: per la prima volta il cuore ricevuto era di un maiale geneticamente modificato
(Unsplash)
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13 gennaio 2022 Aggiornato alle 21:00

Si chiama David Bennet, 57 anni, ed è il primo paziente al mondo ad aver ricevuto un cuore di maiale geneticamente modificato. Un trapianto senza precedenti eseguito dai medici dell’University of Maryland Medical Center di Baltimora, negli Stati Uniti, grazie a una speciale autorizzazione concessa dalla FDA, La Food and Drug Administration, l’ente governativo statunitense che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici.

Soffriva di una malattia cardiaca grave e non c’erano cuori “disponibili” in breve tempo tanto da essere costretto a scegliere: morire o accettare un organo mai trapiantato prima perché di un maiale, per lo più geneticamente modificato. Eppure, sono proprio gli organi del mammifero a essere i più vicini a quelli dell’uomo, e le valvole cardiache dell’animale vengono già utilizzate nei trapianti.

“È un primo passo verso la soluzione del problema della scarsità di organi”, ha commentato Bartley Griffith, uno dei chirurghi che hanno eseguito l’intervento. Al momento, i medici hanno riferito che il paziente sta bene e respira da solo, seppur sia prematuro fare delle previsioni a lungo termine. Nonostante l’operazione delicata sia un unicum al mondo, nell’ottobre dello scorso anno i chirurghi della New York University Langone, avevano collegato un rene di maiale - anch’esso geneticamente modificato - a una paziente con una grave malformazione renale. Dopo un monitoraggio della funzionalità renale durata 54 ore, i medici hanno staccato la spina alla donna che però era già cerebralmente morta.

L’ intervento a cui è stato sottoposto David Bennet tecnicamente viene definito uno xenotrapianto, un trapianto sull’uomo di organo prelevato da un animale. La procedura, ipotizzata molte volte in passato per far fronte alla carenza di organi, deve però fare i conti con difficoltà tecniche che hanno impedito fino a oggi lo sviluppo di questa metodologia… Tra gli ostacoli più impervi vi è in primis il rigetto che il sistema immunitario può produrre nei confronti di tessuti non umani. Se risolto, l’altro problema riguarda le dimensioni e la funzionalità del nuovo cuore: nel caso di Bennet, i chirurghi hanno introdotto una ulteriore modifica genetica per impedire che il cuore del maiale cresca, una volta trapiantato.

Gli studi degli anni Novanta sullo xenotrapianto hanno portato a considerarlo uno degli approcci più promettenti per il trattamento di gravi patologie dell’uomo e potrebbe essere il futuro della cardiochirurgia.

Tecnica lontana dal cuore artificiale, trapiantato per la prima volta nel 1969 al Texas Heart Institute di Houston, negli Stati Uniti. Allòra venne impiantato in un paziente di 47 anni un cuore di poliestere e silicone collegato a un compressore esterno con dei tubi. Il primo cuore artificiale permanente è invece Jarvik-7, che prende il nome dal suo sviluppatore Robert Jarvik.

Negli anni, persino studenti di medicina hanno provato a sostituire il cuore: nel 1949, Franco D’Alessandro, un giovane studente di medicina della Sapienza di Roma, si conquistò la prima pagina del giornale (culturale) “Il Banditore” per la sua invenzione: aver inventato un cuore artificiale. D’Alessandro aveva infatti stabilito una circolazione extra corporea con un cuore artificiale e una pecora, vissuta per pochi secondi dopo il test.

Franco D'Alessandro
Franco D’Alessandro

Per lo studente fu impossibile continuare e approfondire la ricerca a causa dello scetticismo dei professori che lo accusarono di non essere laureato in medicina, ma ancora uno studente. Riuscì solo a conquistarsi il commento di un professore della Sapienza che assicurò la veridicità dell’invenzione. Era il 5 novembre 1949. a oltre 70 anni di distanza, la scienza continua ancora a lasciarci a bocca aperta, in attesa di sentire il battito del cuore di un maiale direttamente nel nostro petto.