Economia

Ue: tasse sulle imprese? Ognuno fa per sé. L’Irlanda ne approfitta

La corporate tax del Paese attrae gli investimenti delle multinazionali. Ma qualcosa sta cambiando
Library of Trinity College, Dublino
Library of Trinity College, Dublino Credit: Andrea Barsali
Tempo di lettura 4 min lettura
17 novembre 2022 Aggiornato alle 06:30

La corporate tax - o imposta sulle società - è un’imposta diretta applicata sul reddito o sul capitale delle società. Nel corso degli ultimi decenni, la sua aliquota media è costantemente diminuita ovunque a livello mondiale, anche nei Paesi Ue. Infatti, mentre nel 2000 era al 32,6%, attualmente ha raggiunto il 21,3%.

Tra i Paesi membri dell’Unione Europea rimangono tuttavia significative differenze. E così, il Portogallo presenta l’aliquota dell’imposta sul reddito delle società più alta (pari al 31,5% della ricchezza prodotta), seguito dalla Germania e dalla Francia, rispettivamente con il 29,9% e il 28,4%. Quali sono i Paesi con aliquota più bassa? L’Ungheria con il 9%, l’Irlanda con il 12,5% e la Lituania con il 15%.

Il nostro Paese si colloca circa alla metà della graduatoria Ue per aliquota fiscale applicata alle imprese, con il 27,8% complessivo, secondo le stime dell’Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico).

Il caso irlandese

LIrlanda è il sesto Paese al mondo per Prodotto Interno Lordo pro capite (dopo Paesi come il Qatar, il Lussemburgo e il Brunei). È un Paese piccolo, che può contare su una popolazione nazionale di circa 5 milioni di abitanti. Ciononostante, è il primo al mondo per volume di Investimenti Diretti Stranieri di elevato valore. E le grandi imprese multinazionali e i colossi del settore tecnologico la scelgono proprio in virtù della corporate tax che, come abbiamo visto, rimane particolarmente bassa.

A livello macroeconomico, è una strategia che funziona. Almeno stando alle previsioni del Fondo Monetario Internazionale, secondo il quale il Prodotto Interno lordo del Paese crescerà dell’8% in quest’anno e di oltre il 4% nel 2023. In base a questi dati, l’Irlanda sarà uno dei pochi Paesi Ue a evitare la recessione che invece colpirà gli altri Stati membri nei 2 anni a venire.

E l’Irlanda dovrà ringraziare le multinazionali straniere, che versano tasse per il 60% del totale che entra nelle casse dello Stato. Basti pensare che, lo scorso anno, le entrate derivanti dalle imposte sulle società sono cresciute di quasi il 30%, arrivando ad a oltre 15,3 miliardi di Euro.

Non durerà per sempre

La vera domanda è: come è possibile che, all’interno dell’Unione Europea, alcuni Paesi possano applicare un’aliquota fiscale così bassa, di fatto attraendo la maggior parte degli investimenti stranieri e sbaragliando la concorrenza interna?

La stessa Commissione Europea ha osservato come la mancanza di un sistema comune di tassazione delle società possa minare la competitività del mercato unico. È necessario impedire ai governi di competere tra loro attraverso l’abbassamento delle aliquote fiscali per attrarre investimenti.

E infatti si va verso una convergenza. La Commissione Europea ha lanciato una consultazione denominata Business in Europe: Framework for Income Taxation (BEFIT) con lobiettivo di proporre una soluzione definitiva per allineare la tassazione delle imprese nei Paesi Ue. Nel 2021, 136 Paesi in ambito Ocse hanno siglato un accordo per definire una corporate tax globale, in particolar modo per la tassazione delle imprese multinazionali.

Sai chi ha bloccato inizialmente la firma dell’accordo? Estonia, Ungheria e Irlanda, con un caveat: la tassa avrebbe inflitto un colpo basso alla competitività europea e avremmo messo a rischio numerosi posti di lavoro.

Ma ormai la strada è tracciata, sarà difficile tornare indietro.

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