Ambiente

Unep: gli sforzi per contrastare il climate change sono insufficienti

Come spiega il nuovo rapporto dello United Nations Environment Programme, l’unico modo per mettere in sicurezza il Pianeta è ridurre del 45% le emissioni entro il 2030. Ce la faremo?
La direttrice esecutiva dell'Unep, Inger Andersen durante l'apertura dell'Unep Copenhagen Climate Centre, aprile 2022
La direttrice esecutiva dell'Unep, Inger Andersen durante l'apertura dell'Unep Copenhagen Climate Centre, aprile 2022 Credit: EPA/Martin Sylvest DENMARK OUT
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31 ottobre 2022 Aggiornato alle 19:00

Le azioni messe in campo dagli Stati nazionali per ridurre le emissioni e contrastare la crisi climatica-ambientale in corso sono ancora nettamente insufficienti secondo l’ultimo rapporto del The United Nations Environment Programme (Unep) intitolato Emissions Gap Report 2022: The Closing Window – Climate crisis calls for rapid transformation of societies.

Il rapporto illustra il divario fra i diversi scenari previsti per il 2030 riguardo le emissioni planetarie e quelli necessari per contenere l’aumento delle temperature globali entro 2, 1,8 o 1,5 gradi. Dalle analisi risulta che, mantenendo le politiche attuali, l’aumento arriverà a 2,8 gradi per la fine del secolo, mentre con la piena implementazione dei piani promessi nel 2021 alla Cop26 le temperature saranno comunque intorno a 2,4/2,6 gradi di aumento.

Il quadro descritto presenta dei risvolti drammatici e molto pericolosi, tanto da portare il climatologo Johan Rockström, direttore del Potsdam Institute for Climate Impact Research, a denunciare la gravità dei rischi che stiamo correndo: «È un momento davvero deprimente, non solo perché i rapporti mostrano che le emissioni sono ancora in aumento, e quindi non stiamo rispettando né gli accordi sul clima di Parigi né quelli di Glasgow, ma anche perché abbiamo così tante prove scientifiche che siamo molto, molto vicini a cambiamenti irreversibili: ci stiamo avvicinando a punti di non ritorno».

Secondo il rapporto, l’unico modo per mettere in sicurezza la nostra civiltà e l’ecosistema che la sostiene è ridurre del 45% le emissioni entro il 2030 per restare dentro l’aumento di 1,5 gradi o del 30% per rimanere entro i 2 gradi. Ma per il momento non vi è traccia di queste sostanziali riduzioni e l’unico calo concreto, pari a 4,7%, è arrivato nel 2020 a causa della pandemia e il blocco di una consistente parte dell’economia globale.

Fra il 2010 e il 2019 le emissioni sono aumentate ogni anno in media dell’1,1%, seppure in calo rispetto alla media del 2,6% del decennio precedente. Un rallentamento però dettato probabilmente anche dalla generale diminuzione della crescita del Pil globale, che ha visto dopo la crisi finanziaria del 2008 tassi di crescita minori soprattutto nei Paesi emergenti.

Per contrastare la deriva e aiutare a implementare più velocemente le misure di decarbonizzazione, nella Cop27 di novembre dovranno essere raggiunti accordi per aumentare gli investimenti nella transizione eco-sostenibile fino a 4-6 trilioni di dollari ogni anno. Circa 4 o 5 volte le cifre attuali o addirittura fino a 28 volte in aree come il Medio Oriente.

Una sfida obbligatoria, ma allo stesso tempo estremamente complessa e ostacolata dell’intensificarsi della competizione geopolitica globale, con molteplici aree di tensioni e guerre in corso. Per la direttrice esecutiva dell’Unep, Inger Andersen, il tempo dell’inazione è sostanzialmente scaduto e, come ha scritto nell’introduzione del rapporto, c’è bisogno di uno sforzo mai visto prima: «Esorto ogni nazione e ogni comunità a esaminare attentamente le soluzioni offerte in questo rapporto, integrarle nei loro Nationally Determined Contributions (Ndc) e implementarle. Esorto tutti nel settore privato a iniziare a rielaborare le proprie pratiche. Esorto ogni investitore a impiegare il proprio capitale per andare verso un mondo net-zero. La trasformazione inizia ora».

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