Futuro

La scuola della vergogna

In troppi per 2 anni si sono limitati a fare solo il compitino, nient’altro: e così ci ritroviamo ancora una volta a parlare di didattica a distanza
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10 gennaio 2022 Aggiornato alle 08:00

È possibile che a 2 anni dall’inizio della pandemia siamo ancora qua a discutere se chiudere le scuole, prolungare le vacanze, ricominciare con la didattica a distanza? Evidentemente sì, perché è quello che sta avvenendo. Ed è estremamente sconfortante pensare a quanto poco tutte le istituzioni abbiano pensato a una pianificazione che non consentisse il replicarsi del disastro.

Cosa hanno fatto quei dirigenti scolastici che oggi redigono comunicati di fuoco contro il Governo e che fino a ieri lanciavano messaggi tranquillizzanti? Molti di loro si sono limitati al compitino assegnato dal Comune: entrate differenziate per evitare assembramenti sui mezzi di trasporto. Cosa hanno fatto quei Presidenti di Regione che oggi invocano o decretano il rientro posticipato, ignorando emergenze come la dispersione o l’abbandono scolastico, alla base di molti dei drammi sociali del loro territorio? Poco o nulla.

Cosa ha fatto il Governo (e qua tocca dar ragione ai presidi) oltre a varare norme sempre più astruse e incomprensibili alle famiglie e allo stesso mondo della scuola? I famosi sistemi di aerazione delle classi per ridurre il contagio si riducono a qualche esperimento sparso sul territorio; la didattica a distanza continua a essere in gran parte la fallimentare didattica frontale trasferita in video e sperimentata durante il lockdown, un disastro in termini di apprendimento, soprattutto per le fasce più deboli e povere della popolazione, per chi vive nelle aree interne con scarsa connessione internet, per chi alloggia magari in 5 in pochi metri quadri, per le famiglie con un solo genitore che non può permettersi di saltare un giorno di lavoro.

Le Nazioni Unite calcolano che le chiusure scolastiche - laddove sono avvenute - potrebbero comportare per gli studenti la perdita di 17 mila miliardi di dollari in termini di mancati guadagni nelle loro vite. Un dato grezzo, ma utile a dare la dimensione di un problema al quale ne va connesso un altro: una nuova fase di isolamento, senza prospettive, quali ulteriori voragini psicologiche può aprire nei ragazzi più fragili?