Diritti

Uk: dopo Truss è toto-premier

Tra i nomi, i conservatori Rishi Sunak e Penny Mordaunt. E il possibile ritorno di Boris Johnson. Chi sarà il terzo primo ministro inglese in soli 2 mesi?
Le dimissioni di Liz Truss a Downing Street.
Le dimissioni di Liz Truss a Downing Street. Credit: Tayfun Salci/ZUMA Press Wire
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22 ottobre 2022 Aggiornato alle 11:00

Chi si sarebbe aspettato di veder arrendersi, dopo soli 44 giorni, la premier britannica? Liz Truss, eletta il 5 settembre e incaricata di formare il governo subito dopo la dipartita della Regina Elisabetta, chiude il suo mandato e la sterlina raggiunge i minimi storici.

Alla ripartenza, il 23 settembre la premier Truss non ha aspettato a mostrare i suoi atteggiamenti turbo-liberali, facendo tagliare le tasse per un valore economico complessivo di 45 miliardi di sterline. La conseguenza? I mercati sono finiti nel caos più totale e la sterlina è arrivata ai minimi. Inevitabilmente il mercato ha dovuto fare ricorso alla Banca britannica che, costretta a un azione d’emergenza, ha definito la situazione contingente un “rischio materiale”. Per una nazione di stampo conservatore, l’azione economica guidata dalla premier Truss ha condotto a risultati senza precedenti.

Da cosa è scaturita questa azione? Il problema è che la premier ha pensato bene che l’etica potesse averla vinta sulla realtà dei fatti, quando il Paese britannico, di fatto, non avrebbe mai potuto concedersi di scommettere sul sovranismo fiscale. Ecco che, da questo, è partito l’imbarazzante e drastico cambio di direzione dal membro del parlamento d’Inghilterra: Kwasi Kwarteng, rimpiazzato immediatamente da Jeremy Hunt.

Chiaro che, da questa scelta, ne è conseguita anche la diretta emarginazione della premier, responsabile diretta della manovra economica sui tassi. Adesso chi prenderà in carico la premiership d’Inghilterra?

Tra i favoriti, a oggi, c’è Rishi Sunak che porterebbe allo stato la giusta credibilità di cui ha bisogno per potersi risollevare da questo momento di forte impatto finanziario. Allo stesso tempo, Sunak non è ben visto dalla destra britannica che lo frena alla prese del potere, dopo la famosa espulsione di Boris Johnson. A seguire, di forte carisma, Penny Mordaunt, Leader della Camera dei comuni, affermata liberalista sociale e fedelissima alla Brexit. Di contro, alla sua candidatura, la superficialità che porta con sé nella sua immagine professionale (aveva partecipato a un reality show di tuffi in piscina).

Infine Boris Johnson, che durante la giornata di ieri ha fatto veloce ritorno nella capitale inglese, dopo un periodo di vacanza ai Caraibi. Un ritorno inaspettato? In realtà no, dopo che aveva congedato Downing Street, aveva dato più di un segnale sul suo possibile ritorno. Per molti parteggiatori inglesi è lui l’uomo che può salvare lo stato dai detrattori.

Si è chiusa definitivamente la storia più breve di una leader di governo inglese e Londra si è subito attivata per ottenere il suo terzo primo ministro in soli 2 mesi. La premier dimissionaria ha dichiarato la sua uscita con un discorso al numero 10 di Downing Street: «Sono entrata in carica in un momento di grande instabilità economica e internazionale. Il nostro Paese è stato bloccato a lungo da una bassa crescita economica. Sono stata eletta con un mandato per cambiare ciò: riconosco, tuttavia, data la situazione, che non posso portare a termine il mandato».

Ora l’Inghilterra deve uscire immediatamente da questa turbolenza finanziaria che ha condannato il posizionamento internazionale del Paese. Le risorse e le possibilità per un corretto riassestamento ci sono ma dovrà appellarsi a tutte le forze ed energie a disposizione per uscirne nel minor tempo possibile

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