Diritti

Abbiamo bisogno di piazze piene di pace

Di una manifestazione globale, ricca di voci diverse ma tutte all’unisono. Per dire no alla guerra e mandare un chiaro messaggio ai governi, a Putin e Zelensky
La protesta polacca contro l'invasione dell'Ucraina nell'aprile 2022
La protesta polacca contro l'invasione dell'Ucraina nell'aprile 2022 Credit: Bianca Otero/ZUMA Press Wire

Quando, nel 2003, George Bush invase l’Iraq dando il via a un conflitto che ha distrutto il Paese, tutto il mondo si mobilitò. Oltre 100 milioni di persone scesero in piazza, 3 milioni solo in Italia.

Le bandiere della pace rimbalzarono da un Paese all’altro, protestando contro un intervento giudicato illegittimo e foriero di distruzione e violenza, anche se l’Europa nulla c’entrava.

Ma nessuno, in quelle piazze, chiedeva che si dessero armi all’Iraq per difendersi dagli Stati Uniti, perché la posizione della piazza era solo una e solo quella poteva essere: uno stop incondizionato alla guerra.

6 mesi di guerra e un verdetto chiaro: le bombe hanno fallito

20 anni dopo, ci troviamo di fronte a una situazione completamente diversa. L’aggressore, in questo caso, è la Russia di Putin, il Paese aggredito l’Ucraina. I parlamenti europei, in maniera automatica senza alcuna consultazione dell’opinione dei cittadini - siamo d’altronde una democrazia rappresentativa - hanno votato per inviare massicce dotazioni di armi all’Ucraina, unitamente alla decisione di sanzioni contro la Russia, seguendo la linea degli Stati Uniti e della Nato.

6 mesi dopo, tuttavia, è possibile constatare il fallimento di questa guerra a distanza. La Russia è diventata sempre più aggressiva, l’Ucraina di Zelensky anche, l’Europa è incapace di esprimere una sua posizione alternativa agli Stati Uniti e che rappresenti i suoi propri interessi, si comincia a paventare un possibile attacco nucleare, la tensione è altissima. In tutto ciò, c’è un grande assente: l’opinione pubblica europea. Il silenzio dei cittadini appare surreale da un lato e colpevole dall’altro. Perché non stiamo facendo sentire la nostra voce? Perché continuiamo a vivere come se nulla fosse, quando tutto - e il peggio - sta accadendo? Una spiegazione in parte c’è e si chiama stanchezza, scetticismo e paura.

Viviamo un momento in cui la nostra sopportazione psicologica è chiamata a durissime prove. Usciamo da 2 anni di pandemia e, quando sembrava ci fosse un via di uscita, siamo piombati in una guerra che nessuno aveva voluto. Abbiamo taciuto, abbiamo aspettato. Poi la guerra ha cominciato a travolgere anche noi, non solo attraverso lo stillicidio psicologico a cui siamo sottoposti anche grazie a media che non capisco quanto sia importante dare solo poche notizie e quelle vere, ma anche per gli effetti su di noi: inflazione oltre il 10% e bollette di centinaia di euro per le famiglie, migliaia per le piccole imprese. Putin sa benissimo cosa sta accadendo e proprio nella rivolta dei cittadini europei punta parte della sua strategia.

Perché chiedere pace non significa appoggiare Putin

Ma allora? Scendere in piazza per chiedere la pace significherebbe dare ragione a Putin? No.

Una manifestazione per la pace oggi è assolutamente necessaria, è urgente, per una serie di motivi. Il primo, per far sentire la voce dell’opinione pubblica, voce schiacciata e non rappresentata dai partiti. L’opinione pubblica italiana non vuole la guerra, ma la sua fine.

Secondo, una manifestazione per la pace renderebbe chiara una posizione politica che manca (la pace infatti non è apolitica, ma fortemente politica): ovvero quella che, prendendo atto del fallimento totale della guerra da un lato e dall’altro, chiede che la soluzione del conflitto non sia in nessun modo sul campo di battaglia ma solo e unicamente attraverso la diplomazia internazionale, finora grande assente dalla scena.

Terza ragione: se le persone scendessero in piazza in tutti i Paesi europei e lo facessero in massa, si darebbe un segnale forte a tutti i governi, ma lo si darebbe anche a Putin e Zelensky. Un terzo attore apparirebbe finalmente sulla scena, un terzo attore a cui dare ascolto. Se qualcuno avesse ancora dei dubbi si chieda: che cosa dovremmo fare allora come cittadini? Continuare la nostra vita nell’indifferenza? Ma dove stiamo andando? Dove ci stanno portando? Forse sarebbe bene ricordare che le peggiori sciagure della storia non sono state causate solo da aperti attacchi, ma soprattutto da indifferenza di massa. Più dal non fare che dal fare. Non possiamo stare immobili e continuare a chiederci come atrocità del passato siano avvenute. Sono avvenute proprio così, per inerzia.

Una piazza che rappresenti tutti

Ovviamente, quella della pace dovrebbe essere una piazza apolitica non nel senso della posizione etica che rappresenta, ma nel senso di non strumentalizzata da nessun partito italiano, anche se l’appoggio dei partiti non sarebbe certo inutile (e infatti il Pd si sta già spaccando sull’ipotesi, con buona pace della nuova radicalità e nuova linea post voto). Dovrebbe rappresentare tutti, cittadini di destra e di sinistra, con posizioni diverse ma tutti uniti dal “no” alla guerra.

Dovrebbe essere una piazza piena di voci, delle associazioni, dei sindacati, degli attivisti di ogni genere. Una piazza “totale”, che arrivi come un segnale forte e chiaro e che magari possa sbloccare una situazione di stallo che sta diventando veramente troppo pericolosa. Ovviamente, più grande sarà la piazza - più saranno cioè le piazze - più forte sarà questo segnale, più capace di incidere davvero su chi ci governa e chi ci governerà.

Non abbiamo nulla da perdere in questo momento. E soprattutto, visto che forse presto le piazze si riempiranno contro il caro bolletta, sarebbe un modo per contestare non un effetto della guerra, un sintomo, ma la sua radice. E cioè capi di stato e politici incapaci di dialogare e tuttavia ciechi di fronte alle conseguenze di questa loro incapacità: la distruzione del mondo. Che cosa aspettiamo?

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