Ambiente

Zimbabwe: una miniera tossica di carbone

Da ormai troppi anni la cittadina di Hwange continua a essere vittima degli incendi che divampano nei giacimenti minerari. Uccidendo i residenti e il bestiame
Credit: Philimon Bulawayo/REUTERS
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7 ottobre 2022 Aggiornato alle 09:00

Una parte dello sviluppo economico dei Paesi più poveri è strettamente collegato allo sfruttamento dei giacimenti minerari delle risorse fossili, con molteplici effetti collaterali negativi. Ma oltre ai danni derivati dalle emissioni di gas climalteranti, vi sono spesso dei disastrosi impatti ambientali sulle comunità locali.

Negli ultimi anni il centro abitato di Hwange, situato nella parte sud ovest dello Stato africano dello Zimbabwe, è finito al centro di questi problemi a causa dell’intensa attività mineraria basata sull’estrazione del carbone, che ha finito per produrre dei giacimenti che da anni continuano a bruciare sotterraneamente provocando incidenti e varie vittime: “Questi incendi sono conosciuti come fuochi di giacimento di carbone. Si verificano nel sottosuolo quando uno strato di carbone nella crosta terrestre viene innescato. A causa della natura nascosta degli incendi, all’inizio sono spesso difficili da rilevare e ancora più difficili da estinguere”, secondo il monitoraggio di Global Forest Watch.

La comunità locale composta da circa 21.000 abitanti è stata fortemente colpita dal fenomeno a causa delle attività della compagnia mineraria Hwange Colliery Company Limited (Hccl), che ha finito per innescare vari incendi carboniferi sotterranei provocando la morte di due minori e il ferimento di una dozzina di persone: «La comunità vive nella paura per questi incendi poiché il numero di persone che vengono ustionate aumenta ogni giorno che passa. Anche il bestiame, in particolare nell’area di Madubasa, è caduto vittima di questi incendi», ha dichiarato il coordinatore Fidelis Chima del Greater Whange Residents Trust (Gwrt). Un’accusa rilanciata anche da un report del Center for Natural Resource Governance, un’organizzazione ambientale dello Zimbabwe, la quale ha denunciato il fatto che alcuni residenti hanno vissuto «esperienze di pre-morte e disabilità permanenti».

Di fronte a queste continue denunce la compagnia mineraria ha provato a difendersi scaricando la colpa su i cittadini che non rispettano le aree recintate e la segnaletica che denuncia il pericolo: «Le persone sconfinano in quelle aree che hanno precise segnaletiche. Abbiamo migliaia di ettari in concessione e abbiamo sigillato le aree pericolose, ma le persone rubano la recinzione», ha affermato Beauty Mutombe, portavoce della compagnia mineraria, aggiungendo che l’azienda ha acquistato anche un drone per localizzare gli incendi, ma che allo stesso tempo non risarcirà i danni provocati da essi.

I danneggiamenti prodotti dalle attività minerarie carbonifere potrebbero conoscere un significativo aumento nei prossimi anni, considerate le decisioni energetiche ed economiche intraprese dal governo dello Zimbabwe, che ha deciso di sfruttare le enormi riserve di carbone con progetti dal valore di 12 miliardi di dollari entro il 2030.

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