Ambiente

Ai terremoti piace l’umidità

Una nuova ricerca dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale ha rivelato che i periodi climatici piovosi possono favorire violente scosse sismiche
Credit: Matteo Catanese/ Unsplash
Chiara Manetti
Chiara Manetti giornalista
Tempo di lettura 4 min lettura
5 ottobre 2022 Aggiornato alle 17:30

Una buona parte del mondo è sott’acqua. Stavolta non parliamo dell’innalzamento del livello del mare e di tutte le mete balneari e le isole che, secondo una mappa interattiva della Nasa, verranno sommerse da qui al 2150.

Parliamo delle piogge che hanno allagato e devastato varie zone del mondo, dal Pakistan all’Italia centrale, dal Brasile all’Australia: fenomeni simili, a lungo andare e in determinate aree, potrebbero favorire la generazione di eventi sismici. Una ricerca che si è concentrata sulla catena montuosa dell’Appennino, in Italia, evidenzia che i periodi climatici maggiormente piovosi della durata di qualche anno determinerebbero un accumulo di acqua nel sottosuolo e l’aumento della pressione in prossimità delle faglie, agevolando i terremoti.

Il recente studio dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale pubblicato su Frontiers of Earth Science, una rivista scientifica che mira a riunire su un’unica piattaforma le migliori ricerche dedicate al pianeta Terra, ha analizzato le tempistiche dei terremoti più forti avvenuti lungo gli Appennini a partire dal 1901 in relazione alle variazioni dell’umidità del suolo.

I dati mostrano nuove evidenze statistiche sulla simultaneità tra i terremoti, che sono causati da movimenti della crosta terrestre e dal conseguente accumulo di sforzo che ne causa la fratturazione (in geologia è la frattura di una roccia con distacco delle parti), e le fasi di clima umido.

Degli eventi sismici analizzati, di magnitudo da 5.8 a 7.1, due in particolare hanno confermato la connessione tra le condizioni climatiche umide e il verificarsi di forti terremoti: il terremoto della Marsica del 1915 e quello dell’Irpinia-Basilicata del 1980, rispettivamente di magnitudo momento sismico Mw (una scala sismica legata all’energia totale sviluppata dal sisma, con cui vengono classificati gli eventi più intensi) 7.1 e 6.8.

Confrontandoli con le fluttuazioni del Palmer Drought Severity Index autocalibrato, un indicatore dell’umidità del suolo, i ricercatori hanno notato che i due terremoti si sono verificati esattamente nell’anno di due dei massimi picchi dell’indicatore. “Gli Appennini, con l’esclusione della loro parte più meridionale, sono un’altra zona d’Italia (oltre alla zona nord-orientale, ndr) in cui convivono forte sismicità (magnitudo del momento fino a 7.2) e affioramenti di roccia carbonatica (roccia sedimentaria calcarea e dolomitica formata da carbonati, ndr), suggerendo un possibile ruolo significativo delle precipitazioni nell’innesco dei terremoti”, spiega la ricerca.

«Il fenomeno è noto da decenni in relazione a singoli terremoti o piccole sequenze sismiche innescate dalla creazione di bacini o da eventi alluvionali», spiega Pier Luigi Bragato, primo tecnologo del Centro di Ricerche Sismologiche dell’OGS e autore dello studio. «Terremoti disastrosi come quelli della Marsica del 1915, del Friuli del 1976, dell’Irpinia del 1980 e dell’Aquila del 2009 sono avvenuti in corrispondenza di picchi del carico idraulico», continua il ricercatore. «Questa corrispondenza si estende anche ai secoli passati, con un incremento di attività sismica nel corso delle fasi più acute di quella che dai climatologi viene definita Piccola Era Glaciale, a cavallo del 1300 e tra 1600 e 1900. Per contro, la sismicità tende a diminuire in maniera statisticamente significativa nei periodi di clima secco».

Il fenomeno è stato evidenziato in un ulteriore studio relativo alla California meridionale, dove si osserva una relazione tra la drastica riduzione della sismicità e la siccità degli ultimi anni: questa diminuzione, scriveva Bragato nel novembre del 2021, «è andata di pari passo con la riduzione della ricarica meteorica delle falde acquifere, noto fattore in grado di incidere sulla sismicità. La tendenza in atto verso un clima arido, resa più evidente dalle recenti gravi siccità, potrebbe aver contribuito alla riduzione dei terremoti degli ultimi decenni».

Gli studi pubblicati dall’Ogs, che si soffermano su aree caratterizzate da forti terremoti, «sembrano indicare che l’effetto delle precipitazioni nel favorire l’occorrenza di eventi sismici non sia episodico e marginale, bensì possa essere un elemento chiave da considerarsi nell’evoluzione della sismicità», conclude Bragato.

Leggi anche
Pioggia
di Giacomo Talignani 3 min lettura
Una foto aerea (scattata il 17 giugno 2021, nella Giornata mondiale per combattere la desertificazione e la siccità) mostra le formazioni saline nella zona meridionale del Mar Morto, vicino alla località di Neve Zohar - Israele
Siccità
di Alessandro Leonardi 3 min lettura