Diritti

Aborto: la lezione per il Stati Uniti arriva…dall’Etiopia

Il Paese dell’Africa orientale l’ha legalizzato nel 2005, facendo così calare drasticamente le morti materne (oggi al di sotto dell’1%)
Credit: Jackson David/ Unsplash
Chiara Manetti
Chiara Manetti giornalista
Tempo di lettura 4 min lettura
30 settembre 2022 Aggiornato alle 09:00

L’ong MSI Reproductive Choices, fondata nel 1976, fornisce servizi di contraccezione e aborto sicuro in 37 paesi in tutto il mondo. Tra questi il Sud Africa, la Cambogia, il Messico, il Nepal e l’Etiopia. Dal 2005 la legge etiope consente l’aborto in caso di stupro, incesto, compromissione del feto, se la donna è minorenne o se ha disabilità fisiche o mentali. Prima, però, la situazione era molto diversa.

In Etiopia, come riportano i dati dell’Unicef, i matrimoni precoci sono una realtà in continuo aumento: nei primi 4 mesi del 2022 sono triplicati rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, registrando una crescita del 119%. Un fenomeno legato alla peggiore siccità degli ultimi 40 anni e al bisogno delle famiglie di dare in matrimonio le figlie minorenni in cambio della dote. Consentire un aborto sicuro può salvare molte vite nel Corno d’Africa.

Prima del 2005, “gli aborti non sicuri contribuivano a un terzo di tutte le morti materne del Paese”, spiega su Al Jazeera Banchiamlack Dessalegn, che ricopre il ruolo di direttrice per l’Africa di Msi Reproductive Choices. La legge precedente permetteva di ricorrere all’aborto solo se la vita della donna era in pericolo “ma, come in molti altri luoghi con restrizioni, i rischi non scoraggiavano le donne dal cercare di porre fine a gravidanze indesiderate”, per cui “erano costrette a ricorrere a tecniche pericolose e illegali, che provocavano infezioni, lesioni con conseguenze a vita e, in alcuni casi, la morte”. Dessalegn, in quanto etiope americana, è turbata che gli Stati Uniti stiano revocando i diritti riproduttivi delle donne e delle ragazze americane, da quando la sentenza Roe v. Wade è stata smantellata.

Le tecniche per porre fine a una gravidanza, prima del 2005, erano le più disparate: da quelle “tradizionali”, spiega Dessalegn, come il consumo di radici d’albero ed erbe, “all’inserimento di strumenti come cateteri e utensili metallici, che causavano la perforazione dell’utero e lesioni agli organi”. Nel 2016, secondo la ricerca condotta dall’Istituto di sanità pubblica etiope, dal ministero della Salute etiope, dall’Ethiopia Averting Maternal Death and Disability e dalla Columbia University di New York, le morti per aborto non sicuro rappresentavano solo l’1% di tutte le morti materne in Etiopia.

“Credo che l’Etiopia possa fornire una lezione preziosa per gli attivisti e gli operatori che cercano di resuscitare i diritti garantiti dalla Roe v. Wade fino a quando non è stata annullata dalla Corte Suprema degli Stati Uniti all’inizio di quest’anno”, ha spiegato Dessalegn. Ricordando le storie delle ragazze che abbandonavano la scuola “dopo aver bevuto candeggina o aver tentato di interrompere una gravidanza con altri mezzi pericolosi”, la ricercatrice crede che l’Etiopia abbia fatto molta strada negli ultimi 17 anni, con progressi che dovrebbero essere emulati e non annullati. Anche se, a causa della mancanza di accesso a strutture sicure, soprattutto nelle aree rurali, molte donne etiopi continuano ad accedere a cure non sicure al di fuori delle strutture regolamentate.

Ciò non toglie che “anche in società relativamente conservatrici, il cambiamento è possibile”, spiega Dessalegn. In Etiopia l’espansione dell’accesso all’aborto sicuro “era fondamentale per ridurre i tassi di mortalità materna” e “i legislatori con il sostegno del settore sanitario sono stati in grado di illustrare ai loro elettori la triste realtà della legge restrittiva”. Ma se l’Etiopia, profondamente religiosa, “è in grado di far avanzare il quadrante della salute e dei diritti riproduttivi e di salvare vite umane, possono farlo anche gli Stati Uniti”.

Negli ultimi 30 anni, i diritti all’aborto sono stati ridotti solo in tre Paesi: Polonia, El Salvador e Nicaragua. Contemporaneamente, 59 Paesi hanno ampliato l’accesso all’aborto. Ma come l’esempio dell’Etiopia potrebbe servire da ispirazione ali Stati Uniti, c’è il rischio che l’inversione della Roe v Wade rafforzi i movimenti anti abortisti ben oltre i confini americani. “Negli ultimi decenni, molti negli Stati Uniti potrebbero aver dimenticato il cambiamento positivo che la sentenza ha portato alle donne americane. Allo stesso modo, le giovani generazioni in Etiopia non hanno dovuto assistere agli effetti dell’aborto non sicuro sulla stessa scala di prima del 2005”, avverte la ricercatrice Dessalegn. Ma le donne meritano molto di più.

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