Ambiente

Fiona, l’uragano che funesta l’America

Il ciclone tropicale si è formato a metà settembre, abbattendosi su Porto Rico e lasciando oltre 770.000 persone senza elettricità. Ora sta minacciando il Canada
Credit: EPA/NOAA
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27 settembre 2022 Aggiornato alle 21:00

Un evento di portata eccezionale ha investito in questi giorni la costa atlantica del Canada con l’uragano Fiona, toccando terra nella provincia della Nuova Scozia con venti superiori ai 160 chilometri orari. Centinaia di migliaia di abitazioni sono rimaste senza corrente, con notevoli devastazioni che hanno coinvolto i centri abitati. «Siamo già passati attraverso questo tipo di eventi, ma la mia paura è… non fino a questo punto. Gli impatti saranno grandi, reali e immediati», ha dichiarato Amanda McDougall, sindaco della Municipalità Regionale di Cape Breton.

Il ciclone tropicale Fiona si è formato inizialmente come tempesta tropicale intorno a metà settembre nei Caraibi colpendo duramente Porto Rico, con oltre 770.000 persone rimaste senza elettricità e facendo diverse vittime nella Repubblica Dominicana, a Guadalupa e nello stesso arcipelago di Porto Rico. Successivamente il ciclone si è trasformato in un uragano spinto a nord dal Jet Stream, una corrente d’aria proveniente da ovest degli Stati Uniti, che l’ha portato a essere l’evento più estremo che abbia mai colpito le coste del Canada.

Secondo il meteorologo Dan Kottlowski, responsabile delle previsioni sugli uragani presso l’AccuWeather: «Quando è atterrato, Fiona non era tecnicamente un uragano. Ma ha comunque portato lo stesso vento e lo stesso danno, e ha colpito con la ferocia di un forte uragano di categoria 2».

Per far fronte all’emergenza il governo canadese ha dovuto mobilitare l’esercito per aiutare la popolazione colpita, rimuovendo le macerie e i numerosi alberi divelti. Il primo ministro canadese Justin Trudeau, dopo aver annullato il viaggio in Giappone per i funerali di Shinzo Abe, ha messo in guardia i propri concittadini affermando che «avremo delle tempeste più forti più frequentemente».

L’intensificarsi degli eventi estremi, come gli uragani, sono da tempo al centro di un’intensa ricerca scientifica che collega il peggioramento della situazione alla crisi climatica-ambientale. L’aumento delle temperature globali causate dalle emissioni dei gas alteranti ha portato gli oceani ad assorbire il 90% di questo aumento, determinando allo stesso tempo una maggiore intensità e potenza dei venti dei cicloni, con incrementi stimati fino al 10% se si dovessero raggiungere i 2 gradi di aumento entro pochi decenni.

Inoltre il cambiamento climatico sta modificando la quantità di pioggia rilasciata dalle tempeste, con aumenti stimati fra l’8 e l’11% secondo una ricerca pubblicata sul giornale Nature Communications. «È possibile che nel mondo reale l’attività degli uragani aumenterà più di quanto suggerito dalla gamma di studi esistenti, o forse meno. Sfortunatamente, gli esseri umani sono sul punto di scoprirlo attraverso l’aumento attuale delle temperature globali oltre i livelli sperimentati durante la storia umana, e da lì vedremo come andranno le cose», ha affermato Thomas Knutson, del Laboratorio di dinamica dei fluidi geofisici della Noaa all’università di Princeton.

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