Diritti

Istat: entro il 2049 i decessi saranno il doppio delle nascite

L’Istituto nazionale di statistica lancia l’allarme natalità: crescono le famiglie senza figli e le persone sole. Arriveremo sotto i 50 milioni di abitanti per il 2070
Credit: Sterling Lanier
Fabrizio Papitto
Fabrizio Papitto giornalista
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23 settembre 2022 Aggiornato alle 16:00

Entro il 2070, la popolazione italiana potrebbe scendere sotto i 50 milioni di abitanti, vale a dire 11,5 milioni di persone in meno rispetto a gennaio 2021 (59,2) milioni. All’incirca è come se in meno di 50 anni sparisse l’intera popolazione del Belgio.

È la fotografia scattata dalle ultime previsioni Istat aggiornate al 2021, che sul futuro demografico dell’Italia parla di un «potenziale quadro di crisi». Secondo l’andamento attuale i residenti potrebbero passare da 57,9 milioni nel 2030 a 54,2 nel 2050 fino a 47,7 milioni nel 2070.

Entro il 2049, spiega il rapporto, il numero dei decessi potrebbe doppiare quello delle nascite (788 mila contro 390 mila), mentre entro il 2031 l’80% dei Comuni vedrà diminuire la propria popolazione a causa della bassa fecondità e dell’emigrazione internazionale, verso l’estero, e interna, verso altri Comuni.

In particolare, è atteso un calo di popolazione in 4 comuni su 5, rapporto che cresce a 9 su 10 per le aree rurali, dove i Comuni con saldo negativo della popolazione sono l’86% del totale. Una questione che investe soprattutto il Sud, dove i Comuni delle zone rurali con bilancio negativo sono il 94% del totale a fronte di una riduzione della popolazione pari all’8,8%.

Positivo il saldo dei flussi migratori. Entro il 2070 si prevedono 13,2 milioni di immigrati a fronte di 6,7 milioni di italiani che lasceranno il Paese. Uno scenario da prendere però «con grande cautela», allerta l’Istat, a seconda della rotta che il Paese sceglierà di intraprendere nei prossimi anni: «Da un lato quella di un Paese attrattivo, dall’altro quella di un Paese che potrebbe mutare la sua attuale natura di accoglienza per tornare a essere un luogo da cui emigrare».

Aumentano gli anziani. Entro il 2050, secondo lo scenario mediano, le persone di 65 anni e più potrebbero rappresentare il 34,9% del totale contro il 23,5% attuale. Questo significa che per la stessa data il rapporto tra individui in età lavorativa (15-64 anni) e non (0-14 e 65 anni e più) passerebbe da circa tre a due nel 2021 a circa uno a uno.

L’Italia, spiega l’Istituto nazionale di statistica, «è già ben dentro una fase accentuata e prolungata di invecchiamento», ma il fenomeno potrebbe amplificarsi. «L’impatto sulle politiche di protezione sociale sarà importante – aggiunge l’Istat – dovendo fronteggiare i fabbisogni di una quota crescente di anziani».

In crescita le famiglie, da 25,3 milioni nel 2021 a 26,3 milioni nel 2041 (+3,8%), ma con un numero medio di componenti sempre più piccolo. Tradotto vuol dire meno coppie con figli: entro il 2041 una famiglia su quattro sarà composta da una coppia con figli, più di una su cinque non ne avrà.

A incidere sull’incremento complessivo sono le famiglie senza nuclei, ovvero quelle i cui componenti non formano alcuna relazione di coppia o di tipo genitore-figlio. Con un incremento del 20,5%, da 9 a circa 11 milioni nel periodo 2021-2041, tali famiglie arriverebbero a costituire il 41,4% del totale.

Cresce, quindi, il numero di persone sole. Un’evidenza determinata dall’incrocio di una serie di fattori: l’intersezione tra invecchiamento della popolazione e aumento della speranza di vita, il calo della natalità, ma anche, afferma l’Istat, l’aumento dell’instabilità coniugale e il conseguente scioglimento dei legami di coppia.

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