Ambiente

Climate change? Tax the rich!

Secondo il Segretario dell’Onu, António Guterres, la tassazione dei profitti delle compagnie fossili potrebbe risarcire le nazioni che subiscono danni dalla crisi climatica
Credit: EPA/JASON SZENES
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25 settembre 2022 Aggiornato alle 07:00

Un nuovo perentorio monito è stato lanciato questo martedì dal Segretario delle Nazioni Unite António Guterres, davanti all’Assemblea generale dell’Onu, riguardo la crisi climatica-ambientale in corso: «Oggi, chiedo a tutte le economie sviluppate di tassare i profitti eccezionali delle compagnie fossili. Questi fondi dovrebbero essere reindirizzati in due modi: alle nazioni che subiscono perdite e danni causate dalla crisi climatica e alle persone alle prese con l’aumento dei prezzi degli alimenti e dell’energia».

L’appello fatto da Guterres si inserisce nella battaglia portata avanti da anni dai Paesi più poveri e dalle Ong riguardo i fondi da destinare alle aree più vulnerabili del Pianeta, che sono direttamente minacciate dalla crisi climatica. Più di 400 organizzazioni di attivisti hanno recentemente pubblicato una lettera dove chiedono che la questione degli aiuti per il meccanismo loss & damage sia aggiunta all’agenda della prossima COP27.

Numerosi sono gli ostacoli posti sulla strada, specialmente da parte delle nazioni più ricche del Pianeta che fino a ora hanno preferito fare solo vaghe promesse o ignorare addirittura l’urgente tematica. Creando così un rischio enorme per i territori più esposti, come per esempio le isole caraibiche: «Il caso delle isole Antigua e Barbuda evidenzia la necessità di un’azione climatica ambiziosa che affronti l’adattamento, le perdite e i danni. Per i Paesi dei Caraibi che hanno contribuito in misura minore al cambiamento climatico, ma che stanno già lottando contro gli impatti attuali, è fondamentale che il riscaldamento globale sia limitato a 1,5°C, che i finanziamenti per l’adattamento siano significativamente aumentati e resi più accessibili, e che ci siano nuovi e ulteriori risorse e supporto disponibili per affrontare le perdite e i danni», ha sottolineato Adelle Thomas, direttrice del Climate change adaptation centre all’Università delle Bahamas.

Alcune delle maggiori istituzioni globali come la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale hanno già messo in campo dei prestiti agevolati per i Paesi in difficoltà, ma molti attivisti hanno sottolineato che sono comunque dei debiti che vanno a gravare sulle popolazioni povere e non degli aiuti concreti a fondo perduto.

A livello di nazioni, solo la Scozia aveva fatto il primo passo in tale direzione l’anno scorso, mentre in questi giorni si è aggiunta anche la Danimarca, che ha annunciato una serie di fondi per 13,4 milioni di dollari. Ma esaminando nei dettagli tali operazioni emergono dei particolari meno confortanti, dato che un terzo dei fondi favoriranno delle compagnie assicurative private: «Questo schema creerà affari per le aziende europee nei Paesi in via di sviluppo, facendo eventualmente pagare alle persone vulnerabili il premio assicurativo per le perdite e i danni causati dai disastri climatici», ha dichiarato Harjeet Singh, responsabile delle strategie politiche globali della Ong Climate Action Network.

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