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Dal set di “Cuore” alla passione per Monti e Draghi: salite e scivoloni di Carlo Calenda

Per la nostra serie ritratti politici n.6, scopriamo la storia del leader di Azione
Carlo Calenda durante il primo congresso nazionale di Azione, Roma, 20 febbraio 2022.
Carlo Calenda durante il primo congresso nazionale di Azione, Roma, 20 febbraio 2022. Credit: ANSA/RICCARDO ANTIMIANI
Tempo di lettura 3 min lettura
22 settembre 2022 Aggiornato alle 21:00

Al centro con una parola d’ordine, “competenza”, Carlo Calenda è il leader del tandem centrista Azione-Italia Viva che punta a ritagliarsi uno spazio decisivo in vista delle elezioni del 25 settembre.

La sua storia fino ai 40 anni sfiora solo tangenzialmente la politica, ma può essere utile per conoscere uno dei personaggi più eccentrici del panorama politico italiano.

Gli inizi

Classe 1973, Calenda nasce in una famiglia impegnativa: il nonno paterno è ambasciatore mentre quello materno è il regista Luigi Comencini grazie al quale il piccolo Carlo reciterà sul set di “Cuore”.

Il futuro leader di Azione ricorderà questa esperienza in un’intervista al Corriere dicendo: «Fu bellissimo stare così tanto tempo con mio nonno, ma come attore ero negato».

Cresciuto in una famiglia benestante, ma molto severa, Calenda diventa il tipico adolescente ribelle: «Andavo male a scuola, fumavo le canne, giravo con brutta gente e facevo a pugni».

Poi a sedici anni accade la svolta: diventa padre. «La nascita di mia figlia Tay è stato un punto di non ritorno, non solo sono tornato a studiare, ma ho anche iniziato a lavorare per mantenermi», racconta sempre al Corriere.

Dopo qualche esperienza come venditore di polizze, negli anni Novanta viene preso per uno stage non pagato in Ferrari.

Il come lo racconta lui stesso in un’intervista a Tpi: «Mio padre e Luca Cordero di Montezemolo (all’epoca a capo della Ferrari ndr) erano molto amici e sono stato il classico raccomandato. Ma tutto quello che è venuto dopo me lo sono guadagnato».

Le prime battaglie

Finita l’esperienza in Ferrari, infatti, Calenda lavora prima a Sky Italia e poi a Confindustria. Il richiamo della politica arriva nel 2012, quando Montezemolo lancia il movimento Italia futura. Calenda ne diventa animatore. Ricorderà al Corriere: «Prima di accettare avevo uno stipendio più alto, ma ero meno felice. Se ne è accorta anche mia moglie».

Durante l’esperienza di Italia futura Calenda presenta già alcuni suoi assi portanti: la lotta ai populismi e l’amore per “i competenti”.

Nel febbraio del 2013 dirà che il problema dell’Italia sono due populismi: «il berlusconismo e la sua antitesi». Sempre nello stesso anno dichiara che «l’unica persona in grado di salvare l’Italia è Mario Monti», premier uscente e considerato tra i migliori “tecnici” italiani.

Una passione, quella per i tecnici competenti, che dura ancora oggi viste le numerose dichiarazioni secondo cui «solo Draghi può salvare l’Italia». Salvo poi aggiungere: «Ma se non accetterà di governare potrò farlo io».

L’ascesa politica fino a oggi

Nel frattempo nel 2013 arriva il primo incarico: viceministro allo Sviluppo economico. La nomina viene quasi ignorata dai media, ma nel firmamento centrista è nata una nuova, ingombrante, stella: nel 2019 fonda il suo partito Azione insieme a Matteo Richetti.

Il sodalizio tra i due è stato confermato anche dagli eventi degli ultimi giorni in cui Calenda ha difeso Richetti dalle accuse di molestie contenute in un’inchiesta di Fanpage (le persone coinvolte erano inizialmente anonime).

Da quei sedici anni Calenda, il ragazzo scapestrato del centro romano, è cresciuto ed è cambiato. E ora sogna di governare l’Italia.

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