Ambiente

C’è aria di cambiamento, nell’aria condizionata

Entro il 2050 verranno installati oltre 5 miliardi di climatizzatori. Per questo, alcune startup pensano a soluzioni per abbatterne il consumo energetico. E sostituire i gas refrigeranti freon e gli idrofluorocarburi
Credit: Sigmund Fgwnat
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18 settembre 2022 Aggiornato alle 11:00

Con il moltiplicarsi delle ondate di calore a livello planetario a causa della crisi climatica, l’aria condizionata sta diventando un requisito fondamentale in certe zone della Terra. Come in Canada, dove durante gli ultimi disastrosi eventi sono stati aperti numerosi centri rifugio dotati di aria condizionata per dare sollievo alla popolazione.

Una situazione sempre più grave, che ha spinto alcuni scienziati e attivisti del clima a dichiarare che la climatizzazione dovrebbe essere considerato un diritto umano: «Consideriamo come un diritto umano il fatto che le persone abbiano il riscaldamento in inverno. Questa è una questione di sicurezza e protezione e ora è la stessa cosa per il caldo estremo in estate», ha dichiarato Blair Feltmate, a capo dello Intact Centre on Climate Adaptation dell’Università di Waterloo.

Ma la diffusione su larga scala dell’aria condizionata pone un pericoloso paradosso: da una parte è un aiuto per la popolazione sottoposta alle ondate di calore, dall’altra è una tecnologia che sta contribuendo al peggioramento della crisi climatica-ambientale. «C’è questo ciclo davvero interessante. Più usiamo l’aria condizionata, più elettricità consumiamo; il maggiore uso di elettricità rilascia più gas serra, riscaldando il pianeta e richiedendo ancora più aria condizionata per rimanere al fresco», ha rimarcato la ricercatrice Shelie Miller dell’Università del Michigan.

Di fronte a questi problemi e con i trend che prevedono l’installazione di oltre 5 miliardi di impianti di climatizzazione entro il 2050, si stanno muovendo delle nuove start up per trovare delle soluzioni che riducano drasticamente il consumo energetico di tali impianti e sostituiscano i gas refrigeranti freon o idrofluorocarburi (HFC) utilizzati, superando quindi i limitati progressi degli ultimi decenni: «La tecnologia legata all’aria condizionata ha visto solo miglioramenti incrementali negli ultimi 100 anni. Non c’è stato un cambio di passo nell’innovazione», ha affermato Ankit Kalanki, manager dell’impresa Third Derivative.

L’innovazione si sta concentrando sul rivoluzionare il design degli impianti, anche attraverso l’uso di liquidi essiccanti che consentono prestazioni migliori con un minore impatto sull’ambiente, usando 1/3 o 1/5 dei refrigeranti che vengono utilizzati abitualmente: «L’effetto combinato comporta una riduzione fra l’85% e l’87% del contributo del nostro sistema al riscaldamento globale», secondo il Ceo Daniel Betts della nuova start up Blue Frontier, impegnata a rivoluzionare gli impianti di climatizzazione.

Se da una parte vi sono investimenti nelle nuove tecnologie, dall’altra andranno approntate numerose iniziative legislative per accelerare la transizione verso soluzioni meno impattanti e inquinanti, limitando soprattutto l’uso degli idrofluorocarburi.

L’applicazione dell’Emendamento di Kigali al Protocollo di Montreal, adottato nel 2016, potrebbe costituire uno dei maggiori passi in questa direzione nei prossimi anni.

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