Futuro

I disturbi alimentari, metafora del nostro tempo

Non si muore per anoressia o bulimia, ma per l’impossibilità di avere un aiuto. Un emendamento al Senato ci fa ben sperare.
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4 gennaio 2022 Aggiornato alle 08:00

Ogni epoca ha la sua malattia. In un libro intitolato “Illness as metaphor (Malattia come metafora)”, la scrittrice americana Susan Sontag mostrò come la sensibilità di ogni epoca storica tenda a privilegiare una determinata malattia. Non necessariamente la più diffusa o la più funesta.

Non c’è dubbio che i Disturbi della Alimentazione e della nutrizione si prestano a rappresentare ed esprimere molti dei grandi temi, paure e contraddizioni del nostro tempo. Per gli stretti legami con l’identità corporea, mai come in questa epoca connessa con la sicurezza del Sé, con il cibo, amico e nemico, abbondanza e mancanza nello stesso tempo, con l’ossessiva declinazione dell’apparenza e di fenomeni estremi di narcisismo.

Non si devono confondere, però, gli effetti patoplastici della cultura, quelli cioè che modellano la forma che prendono i sintomi, con i processi patogenetici, quelli che provocano le malattie. L’attenzione estrema all’immagine corporea, il culto della magrezza non sono “la causa” dei disturbi alimentari. La loro funzione sembra soprattutto quella di suggerire la strada attraverso la quale un malessere più profondo, grave, strutturale si esprime e cerca una sua risoluzione.

Si tratta infatti di gravi patologie psichiatriche, forme nuove di depressione, causa di una importante mortalità, soprattutto tra i giovani. In Italia, secondo l’ultima rilevazione del Ministero della Salute (2018-2020 ), sono più di 3 milioni le persone ammalate di tali patologie e nel 2019 sono morte 3469 persone con diagnosi correlate a disturbi della Alimentazione. Le misure restrittive collegate alla pandemia hanno determinato, negli ultimi due anni, un aumento del 30 % dei pazienti in particolare nella fascia preadolescenziale e infantile, quella più colpita e traumatizzata dall’isolamento, la DAD (didattica a distanza ndr), la perdita dei contesti sociali di riferimento. Gli stessi dati ci dicono anche che i maschi, che erano fino a ora indenni da questa patologia, sono oggi il 20% della popolazione colpita, e molto probabilmente tra 10 anni questo non sarà più un disturbo di genere.

Nello stesso tempo le terapie per queste patologie sono oggi molto efficaci e i risultati scientifici della comunità internazionale molto confortanti. Ma due sono i fattori decisivi nella prognosi di queste patologie: la tempestività dell’intervento ( entro i primi tre anni di storia di malattia) e la continuità delle cure (le terapie multiprofessionali non possono durare meno di 2 anni ).

Eppure lo stato dell’arte dell’assistenza in Italia è purtroppo molto carente, diffuso a macchia di leopardo con intere regioni che non hanno nessun Centro specializzato . Non a caso è proprio in queste regioni che il dato di mortalità è più alto. Non si muore dunque di Anoressia o Bulimia, che sono oggi patologie curabili e guaribili, ma si muore per non avere avuto accesso alle cure .

Particolarmente importante dunque e atteso da tante famiglie l’emendamento votato al Senato lo scorso 21 dicembre, che istituisce un Fondo presso il Ministero della Salute per il contrasto dei Disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, con dotazione di 25milioni di euro, ripartiti in due anni 2022 e 2023.

Individuando una specifica area nei Lea (Livelli essenziali di assistenza), dei Disturbi della Nutrizione dell’Alimentazione (DAN), le cui prestazioni sono attualmente inserite nell’area della Salute Mentale. Questo significherà che le Regioni saranno obbligate a utilizzare questi fondi proprio per migliorare l’assistenza a queste patologie, costruendo strutture di cura dedicate nelle regioni dove non esistono o migliorando quelle già esistenti nelle regioni più virtuose.

Ma i fondi saranno utilizzati anche per campagne di prevenzione, che sarà la grande sfida dei prossimi anni, nelle quattro aree già individuate dal Ministero : la scuola, il mondo dello sport, l’area dei mass media , la diet industry, lavorando sui fattori di rischio e soprattutto sui fattori protettivi dedicati al mondo dei giovani. Un cambiamento dunque davvero importante, che darà diritto di cittadinanza a patologie di cui molto si parla ma di cui in realtà non si conosce molto.

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