Futuro

Obbligo vaccinale, ora tocca allo Stato

Non è la soluzione perfetta ma è, probabilmente, la soluzione migliore: ecco perché è arrivato il momento dell’obbligo vaccinale
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1 gennaio 2022 Aggiornato alle 11:00

Sono ormai quasi 2 anni che siamo entrati nella accidentata e imprevista “era del Coronavirus”, 2 anni lunghi purtroppo come non mai, e in questo lasso di tempo abbiamo vissuto e affrontato tutte le sensazioni possibili: panico, paura, speranza di esserne venuti fuori, sconforto nel vedere che non era così, fiducia, pessimismo, scetticismo, voglia di non arrendersi (e purtroppo c’è anche chi ha dovuto vivere dei lutti, o anche solo ricoveri in ospedale in condizioni difficili). 2 anni in cui l’opinione pubblica si è polarizzata e in cui il dibattito si è spesso fatto incandescente, rabbioso. Su un argomento soprattutto: il vaccino.

La prima cosa da dire è: come in tutti i problemi gravi e diffusi, non esistono soluzioni semplici. Di più: non esistono soluzioni perfette, inattaccabili. Bisogna avere rispetto di chi ha avuto e ha dubbi sull’opportunità di vaccinarsi (soprattutto se questi dubbi arrivano da ragionamenti pacati costruiti su fonti verificate, non raccattando invece le prime notizie intercettate su internet e confezionate da chi ha interesse politico a creare il torbido). L’estremizzazione delle argomentazioni è stata spesso uguale e contraria, per tutte le fazioni: richiami fuori luogo al nazismo o alle libertà civili, accuse ad alzo zero che trasformavano potenziali discussioni fra pareri opposti in una mera gara di disprezzi.

Ad un certo punto, però, bisogna agire. Bisogna prendere delle decisioni. Decisioni che non possono accontentare tutti, inevitabilmente. Ma bisogna agire. Non per altro, ma perché l’inazione in certi casi non risolve nulla e anzi aumenta problemi, difficoltà, rischi, lutti. Decisioni – e qui sta uno dei punti importanti – che tra l’altro non possono che essere mutevoli e in divenire, a inizio pandemia come adesso: nell’affrontare il Coronavirus siamo partiti da zero, senza sapere (quasi) nulla della malattia, senza sapere come affrontarla, senza sapere che tipo di evoluzione poteva avere. Si è andati a tentoni, fin dall’inizio. E ogni volta si sono cercati gli aggiustamenti migliori – o che sembravano tali. Non per forza indovinandoli. E su questo è una fortuna che la discussione sia sempre stata accesa.

Il Covid sotto forma di variante Delta si è rivelato molto diverso (più contagioso, forse più pericoloso) rispetto alla variante originaria; e nel momento in cui sembrava avessimo preso in qualche modo le misure a Delta, è arrivato Omicron. In ogni forma di discussione sull’argomento, si dovrebbe avere chiara questa componente di slittamento delle certezze e dei riferimenti. Molto chiara. Vale soprattutto per chi afferma “Ci avevate detto che coi vaccini si risolveva tutto, ma ora siamo vaccinati eppure non si è risolto nulla”: una posizione che dimentica completamente di considerare come saremmo messi, a livello di ospedalizzazioni e pressione sul sistema sanitario, se non ci fosse stata una campagna vaccinale.

Infatti, oltre agli effetti del Covid in sé quando preso in forma non leggera (per nulla semplici, per nulla da sottovalutare), bisogna sempre considerare il quadro complessivo: il nostro sistema sanitario non deve curare solo il Coronavirus, la gente non si ammala solo di Delta e Omicron, ma se va in sovraccarico il problema diventa molto più vasto e non limitato alla specifica malattia di cui si parla dappertutto. Malattie cardiache, traumatiche, genetiche, infettive: non viviamo in un modo che, prima del Covid, era privo di rischi e pericoli. Qualche volte forse ce lo dimentichiamo, presi come siamo ad accapigliarci sulle discussioni riguardo a quali scelte strategiche utilizzare di fronte alla pandemia che ha scompaginato i nostri piani e le nostre vite da inizio 2020.

Cifre alla mano, a oltre un anno dell’introduzione del vaccino abbiamo più chiari i suoi pro e i suoi contro. Abbiamo riscontri numerici sui suoi effetti positivi e su quelli avversi (ci sono entrambi). Sappiamo, con sufficiente approssimazione, quanto e fino a che punto protegge. Abbiamo anche la possibilità di vedere cosa è successo al di fuori dei nostri confini, dove ci sono state diverse strategie e diverse adesioni della popolazione alla campagna vaccinale. Insomma: ne sappiamo molto di più rispetto a quando i vari vaccini sono entrati nel dibattito pubblico e nelle strategie per provare a combattere la pandemia. Decidere oggi, a inizio 2022, non è come decidere un anno fa, a inizio 2021.

Alla luce di tutto questo, forse è il momento di introdurre l’obbligo vaccinale per legge. Per contrastare l’avanzata della pandemia. Per ridurre le ospedalizzazioni. Per permettere una ripresa verso una vita “normale” (senza abbandonare alcune precauzioni minime).

È un atto di forza dello Stato, soprattutto verso chi – per mille motivi – è scettico nei confronti della vaccinazione? Lo è, indubbiamente. Ma con tutti gli elementi che abbiamo oggi in mano, ci sembra la soluzione migliore: la migliore come risultati sanitari, la migliore per un ritorno a una quotidianità accettabile, la migliore per un tirare un punto definitivo sulle varie discussioni in atto, mostrando come lo Stato sappia assumersi delle responsabilità (e ragioni su basi scientifiche, non su convenienze populistiche). È la soluzione perfetta? No. Ha mille difetti, è esponibile a varie osservazioni critiche anche non campate in aria o pregiudiziali. Ma è la soluzione migliore. Al momento, è la soluzione migliore.