Economia

Umiltà, curiosità, speranza: perché il lavoro deve incentivarle

Secondo una ricerca della Oxford University, questi valori sono poco utilizzati nel mondo del business in Uk. Eppure, sentirsi riconosciuti anche in ambito professionale riduce sia il burnout che l’assenteismo, migliorando al contempo il benessere aziendale
Credit: Proxyclick Visitor Management System/unsplas
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23 agosto 2022 Aggiornato alle 06:30

Mentre a livello mondiale (e perfino italiano), iniziamo a parlare di leadership gentile come di un asset indispensabile per favorire la creazione di gruppi di lavoro felici e produttivi all’interno delle aziende, scopriamo da una ricerca della Oxford University che valori come l’umiltà, la curiosità, la speranza e la gratitudine sono davvero poco utilizzati nel mondo del business in Uk.

Il Report UK Business Values Survey 2022 presenta i risultati raccolti grazie a un’analisi dei report annuali e dei siti internet di 221 aziende britanniche.

Questo in un momento in cui molte imprese stanno realmente cercando di fare di più, di esplorare nuove modalità per riempire di significato le proprie dichiarazioni formali sui valori adottati.

Sentirsi riconosciute sul posto di lavoro riduce sia il burnout che l’assenteismo, migliorando al contempo il benessere aziendale, come viene confermato ogni anno dalle ricerche Gallup su lavoratrici e lavoratori statunitensi.

In uno studio su 3.500 aziende e oltre 50.000 individui pubblicato sul Journal of Applied Psychology, un gruppo di ricerca ha rilevato che gli atti di gentilezza, aiuto e riconoscimento sono legati a produttività ed efficienza maggiori e a un minore livello di turnover, soprattutto quando si ha a che fare con i giovani talenti (di talenti in Italia si parla ancora poco, si sa, ma nel resto del mondo l’attrazione e la detenzione dei talenti sono un nodo cruciale nella strategia e nella progettualità delle imprese).

Un esempio? Nella Survey 2022 di Deloitte Millennial and Gen Z, il 37% delle persone appartenenti alla Gen Z e il 36% dei millennials riferisce di aver rifiutato un posto di lavoro perché in conflitto con i propri valori personali.

Leggendo il Report UK Business Values Survey 2022, invece, sembra un po’ di tornare agli anni Ottanta, con la predominanza di valori come l’eccellenza, il Customer service o la reliability.

E ci stupiamo nel trovare solo in coda valori attuali come l’autenticità, la friendliness, l’expertise o la capacità di creare empowerment e soprattutto, come anticipavamo, la curiosità, l’umiltà, la speranza e la gratitudine.

Ed è un peccato, perché di questi valori hanno bisogno sia le lavoratrici e i lavoratori che le aziende stesse. Come portare avanti i propri obiettivi di business senza speranza? Senza una motivazione positiva che ci spinga a perseverare nel raggiungimento dei nostri obiettivi? Non sarà un caso se questo è uno dei valori associati con risultati positivi sia nella vista personale che nella performance aziendale. Stessa cosa può dirsi della gratitudine, considerata come il riconoscimento e l’apprezzamento del valore delle altre persone che incoraggiano l’adozione di comportamenti prosociali.

Un fattore positivo? Nel 2022 hanno fatto ingresso nuovi valori, che forse sono comunque, in qualche modo, attributi della gentilezza: in settima posizione compare l’empatia, in ottava la passione e in dodicesima il coraggio.

L’empatia, negli ultimi anni, è diventata un leitmotiv delle cultura aziendale: la comprensione degli altri esseri umani e la capacità di connessione con loro è davvero una skill indispensabile se si vuole creare un ambiente di lavoro positivo e non tossico.

Personalmente, apprezzo anche molto che tra i nuovi valori sia stata menzionata la passione (molto poco British nello stereotipo, questo a manifestarci ancora una volta come gli stereotipi siano spesso inutili e fuorvianti).

È invece importante perché la passione è legata a quella ricerca di senso di cui stiamo parlando molto in questi ultimi mesi, quella stessa ricerca di senso che adduciamo come motivazione delle Great Resignation, soprattutto dei più giovani. Nelle ricerche internazionali, il contributo della passione viene identificato in relazione a molti risultati positivi legati al successo imprenditoriale e al miglioramento delle performance aziendali.

Il coraggio, infine, è indispensabile per prendere decisioni difficili in congiunture complesse e sfidanti.

Ma torniamo alla gentilezza. È vero che, soprattutto nei decenni passati, la gentilezza non veniva riconosciuta come una questione di cui le imprese si dovessero occupare. Perfino il gergo e i meccanismi di promozione sono stati finora perlopiù testosteronici e muscolari.

Ma qualcosa sta cambiando e il rischio qui è che le aziende non comprendano un potente processo in atto.

Secondo un recente articolo su The Guardian, solo una persona su otto nel Regno Unito desidera che la vita ritorni esattamente com’era prima della pandemia.

Tutte le altre persone manifestano invece una nuova esigenza: chiedono alle società di essere più gentili, di consentire alle lavoratrici e ai lavoratori più tempo da trascorrere con la propria famiglia e con i propri amici, di impegnarsi di più nella cura dell’ambiente.

E le imprese saranno giudicate in maniera sempre più severa sui comportamenti reali, molto più che su quanto affermano nelle sezioni “mission e vision” dei loro siti internet.

Le aziende che saranno valutate positivamente beneficeranno di una crescente lealtà sia da parte dei consumatori che da quella dei lavoratori. E quelle che non lo saranno assaporeranno il gusto amaro della cattiva reputazione e il crollo delle scelte di consumo.

Nel nuovo mondo del lavoro, la gentilezza non è più un lusso, è una necessità.

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