Culture

TVBoy, il Banksy italiano in mostra a Milano

La mostra al Mudec di Milano, la prima interamente dedicata a TVBoy, nasce da uno scontro che comincia nel 2018, quando realizza un murale sulla parete esterna del museo in segno di protesta verso l’esposizione dedicata a Banksy
(TVBOY. La mostra - Mudec)
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2 gennaio 2022 Aggiornato alle 11:00

Il suo segno distintivo è il volto di un bambino dentro uno schermo televisivo. Qualcuno l’ha chiamato “il Banksy italiano”, ma il suo nome è Salvatore Benintende. A livello internazionale tutti lo conoscono come TVboy.

Lo street artist, originario di Palermo, è uno degli esponenti principali del movimento Neo Pop, una corrente artistica internazionale postmoderna che si è sviluppata a partire dagli anni novanta del XX secolo. Le sue opere sono state esposte ovunque, da Roma a Barcellona, da Monaco a Miami. Ma vengono prima di tutto dalla strada: le tele di TVboy sono le città, i palazzi, i ponti. Tutto diventa una pagina bianca per “parlare della contemporaneità e la contemporaneità è anche la politica, perché negarlo?” spiega l’artista.

La mostra al Mudec di Milano, la prima interamente dedicata a TVBoy, nasce da uno scontro che comincia nel 2018, quando realizza un murale sulla parete esterna del museo in segno di protesta verso l’esposizione dedicata a Banksy (di cui, al momento, è in corso una mostra al Chiostro del Bramante, a Roma, che durerà fino al 9 gennaio). L’artista voleva evidenziare la sottile linea di demarcazione tra ciò che è ufficiale e ciò che non lo è: raffigurava uno street artist incappucciato che modificava la scritta “official exhibition” in “UN-official”. Il Mudec e il Museo di Milano invitarono l’artista a replicarla, metterla all’asta e donare i proventi a un progetto benefico di riqualificazione urbana. L’opera è ancora presente accanto all’ingresso del museo. “TVBoy. La mostra” raccoglie la riproduzione delle sue creazioni più importanti, che narrano il presente e dipingono una società che troppo spesso idolatra i miti sbagliati. Indimenticabile il bacio tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio, comparso a Roma nel 2018 e subito cancellato. O il bambino migrante che tiene tra le mani la pagella del Parlamento europeo, che ha una media bassissima per via dello scarso impegno nell’accoglienza e nella cooperazione internazionale: rimosso anche questo in sole 12 ore e ora riprodotto qui. Le tele appese sulle pareti del Mudec sono divise in percorsi tematici: Baci, Arte, Potere, Eroi.

C’è l’omaggio a Gino Strada, in cui il medico scomparso poco prima della presa di Kabul, ad agosto, imbraccia un cartello stradale che recita “Stop War”. C’è Giovanni Falcone. C’è Chiara Ferragni nell’opera “Santa Chiara con Acqua Benedetta”. E, in chiusura, un’opera ex novo, “Sogno d’asilo”, che riflette sul dramma dei giovani profughi bloccati al confine tra Bielorussia e Polonia: raffigura un bambino che, nella sua letterina di Natale, chiede asilo politico.

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