Futuro

Tutta la verità sull’omeopatia

Sebbene esistano trial clinici che evidenzierebbero i benefici del suo ricorso, diversi studi hanno mostrato che la sua efficacia è al massimo pari a quella del placebo. Tecnicamente nulla
Credit: Via Farmacia San Marco
Tempo di lettura 6 min lettura
9 agosto 2022 Aggiornato alle 07:00

Ci sono alcune domande che non riusciamo a smettere di farci.

Siamo soli nell’Universo? Esiste l’aldilà? L’omeopatia funziona davvero? A ben vedere, però, la risposta all’ultima domanda ce l’abbiamo, e non da oggi.

Riassumendo anni di studi e ricerche in una sola sillaba, infatti, potremmo dire semplicemente «no».

Eppure, nonostante le evidenze, i medicinali omeopatici continuano a essere proposti e venduti da molti medici e farmacisti, negli ultimi anni anche per curare o proteggere dall’infezione da SARS-Cov-2 e dal Covid-19.

Quello dell’omeopatia è uno dei – non così rari – casi in cui l’onere della prova non viene richiesto a chi dichiara che il proprio prodotto è in grado di curare o coadiuvare il trattamento di alcune patologie, ma a coloro che dubitano della sua efficacia.

Non solo: come ha spiegato il Dr. Salvo Di Grazia sul suo blog Medbunker, «nessun prodotto omeopatico deve dimostrare (per legge) la sua efficacia (e questo è un processo che costa tempo e denaro) ma soltanto la sua innocuità (che riguardando prodotti costituiti da sostanze inerti è praticamente sottintesa)».

Attenzione: l’omeopatia non deve essere confusa con la fitoterapia, che sfrutta estratti di piante ad alto dosaggio (come nei farmaci convenzionali) ed è pertanto erroneamente considerata come una medicina alternativa quando si tratta di una branca della farmacologia.

L’omeopatia si basa invece sul principio del “simile cura il simile”, formulato dal medico tedesco Samuel Hahnemann nella prima metà del XIX secolo.

Secondo questo principio, il rimedio appropriato per una determinata malattia sarebbe dato da quella sostanza che, in una persona sana, induce sintomi simili a quelli osservati nella persona malata.

Questo “principio omeopatico” viene somministrato al malato in quantità grandemente diluite: l’efficacia sarebbe garantita dalla cosiddetta “memoria dell’acqua”, una presunta proprietà dell’acqua di mantenere un “ricordo” delle sostanze con cui è venuta in contatto.

Un principio che, secondo gli studi, non può garantire alcuna efficacia.

Sebbene esistano anche dei trial clinici che evidenzierebbero i benefici dell’omeopatia, infatti, review sistematiche – tra cui una pionieristica e molto celebre pubblicata su The Lancet – e studi in doppio cieco hanno mostrato che la sua efficacia è al massimo pari a quella del placebo. Tecnicamente nulla.

Una review sistematica di una serie di review sistematiche ha concluso laconicamente: «Si conclude che le migliori evidenze cliniche disponibili per l’omeopatia fino a oggi non giustificano raccomandazioni positive per il suo uso nella pratica clinica».

L’efficacia non è dimostrata nemmeno, come vorrebbero alcuni, su bambini o animali: anche in questo caso, gli studi hanno mostrato nulla più che un potenziale effetto placebo.

Secondo l’Australian National Health and Medical Research Council, in seguito all’analisi di 57 review su 68 condizioni cliniche, “non esiste alcuna condizione di salute per la quale ci siano prove affidabili che l’omeopatia sia efficace” e l’ennesima bocciatura dell’omeopatia è arrivata in marzo da uno studio pubblicato su BMJ Journals secondo cui esisterebbe “una preoccupante mancanza di standard scientifici ed etici nel campo dell’omeopatia”.

Del resto, se fosse stato possibile provare incontrovertibilmente l’efficacia dell’omeopatia, il milione di dollari che il noto scettico statunitense James Randi ha promesso a chiunque gli porti le prove che il metodo creato da Hahnemann funziona non starebbe ancora aspettando di essere conquistato.

Nonostante l’inefficacia di questa “medicina” alternativa sia nota da tempo, però, a proporla sono sempre tantissimi medici, tra cui molti pediatri, e farmacisti.

Addirittura, la spinta per l’omeopatia come cura per il Covid è stata più rapida della pandemia stessa. Quando ancora si parlava del “morbo di Wuhan” e questa misteriosa malattia era non aveva ancora raggiunto Codogno e l’Italia, già si parlava di “un farmaco in grado di impedire l’attacco del virus a livello recettoriale, con remissione dei sintomi e conseguente guarigione del paziente”, come riporta un articolo di Gianluca Dotti pubblicato su Wired all’inizio di febbraio 2020.

«Coronavirus, esiste da sempre. Si cura con il farmaco AntiCD13», titolava AffariItaliani il 2 febbraio 2020. Proseguendo, l’articolo spiegava come “Qualora poi ci sia già̀ stata una complicanza a livello respiratorio, con dispnea, tosse e fino a una polmonite di tipo interstiziale, il rimedio è un farmaco come lo Stannum, che può̀ portare a miglioramenti impensabili”.

A proporre l’omeopatia come cura per i pazienti affetti da Covid nonostante i risultati degli studi che ne dimostrano l’inefficacia, però, non è solo un quotidiano – che, come molti media, non fa dell’accuratezza scientifica il proprio caposaldo – ma anche, e questo preoccupa di più, alcune istituzioni sanitarie.

Non solo la lontana India, in cui il Ministero dedicato proprio alle medicine tradizionali e alternative (AYUSH) ha proposto tra gli altri rimedi l’omeopatia, ma anche la vicinissima Toscana, che nel numero di ottobre 2020 del mensile MC Toscana ha dedicato una pagina alle attività dell’Ambulatorio Omeopatico di Lucca durante la pandemia.

Non solo, spiega l’articolo, il centro ha garantito la continuità terapeutica ai pazienti tramite consulenze telefoniche o videochiamate, ma ha continuato a lavorare per “individuare i medicinali omeopatici che corrispondessero meglio ai sintomi iniziali di Covid-19, quelli cioè che potevano essere osservati e valutati prima dell’eventuale ricovero in ospedale”, in linea con le indicazioni del Ministero indiano AYUSH.

Nonostante la spinta all’acquisto, gli articoli entusiasti e le promesse di guarigione, però, quello dell’omeopatia non è un mercato così roseo come vorrebbero farci credere.

Le vendite in farmacia sono calate del 20,8% rispetto all’anno scorso, un calo non compensato dalla crescita degli acquisti online.

Come ha spiegato Salvo Di Grazia, infatti, quello sulla sempre maggiore diffusione dell’omeopatia è un mito al pari della sua efficacia.

Si tratta, anzi, di nient’altro che un’operazione di marketing per spingerci ad acquistare prodotti omeopatici basato sul principio della riprova sociale.

L’omeopatia rappresenta meno dell’1% del mercato farmaceutico in Italia e in farmacia è meno venduta dei prodotti di bellezza e d’igiene. E le statistiche che sentiamo periodicamente su un uso massiccio dell’omeopatia da parte degli italiani? «Se eliminassimo chi usa omeopatici associati alla medicina (quindi non si cura “solo con omeopatia”) la percentuale diminuirebbe sensibilmente rendendola simile a quella che conosciamo, bassissima».

Leggi anche
empowerment
di Valeria Pantani 3 min lettura
Disuguaglianze di genere
di Alessia Ferri 4 min lettura