Ambiente

Povero Tevere

Il terzo fiume d’Italia soffre la carenza d’acqua. Da Legambiente parlano di “situazione drammatica” nella parte umbra. Ma intanto c’è chi propone di approfittare della bassa portata per ripulirlo dai rifiuti
Credit: ANSA/RICCARDO ANTIMIANI
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7 agosto 2022 Aggiornato alle 07:00

Il Tevere, anima di Roma e terzo fiume più lungo d’Italia, non se la passa affatto bene.

Come gli altri corsi d’acqua italiani, dopo un inverno di poche piogge, una primavera scarsa e una estate di drammatica siccità, il principale fiume dell’Italia centrale arranca e la sua portata in alcune zone è arrivata quasi a dimezzarsi.

A lanciare un allarme accorato sulle condizioni del fiume è Legambiente, associazione preoccupata per le condizioni soprattutto dell’Alto Tevere.

“Il Tevere a Ponte Pattoli a Perugia è praticamente in secca. Da Torgiano, grazie all’apporto delle acque del Chiascio, le portate migliorano leggermente, ma a Montemolino a Todi si registrano morie di pesci probabilmente dovute alla carenza di ossigeno nelle acque”, fa sapere la sezione umbra del Cigno Verde.

Per il presidente di Legambiente Perugia e Valli del Tevere, Giovanni Carmignani, siamo davanti a una “situazione drammatica, sotto gli occhi di tutti”.

Vari documenti prodotti dall’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino centrale evidenziano per la Toscana, l’Umbria e le Marche, per il periodo settembre 2021 maggio 2022, un deficit di precipitazioni dell’ordine del 30%, 40%. Le precipitazioni nei mesi di maggio e giugno sono risultate molto inferiori alla media (-70%).

Già a maggio l’Autorità di bacino aveva sottolineato una situazione di severità media con tendenza al peggioramento, con livelli di ‘severità alta’ per l’Umbria e deflussi dei fiumi Tevere, Chiascio, Paglia e Chiani. Situazione grave anche per le portate delle sorgenti monitorate in continuo, con una previsione di “riduzione complessiva di 860 l/s al 15 settembre” ricorda il presidente.

Per tentare di salvare il salvabile, secondo gli ambientalisti occorre dunque “fermare immediatamente i prelievi a uso irriguo e potenziare i controlli per salvare quello che rimane di ecosistemi fluviali ormai allo stremo. Occorre poi una strategia e politiche di adattamento ai cambiamenti climatici capaci di segnare una svolta irrinunciabile sull’uso delle acque superficiali, individuando le destinazioni d’uso agricole in relazione alle disponibilità idriche: colture altamente idro-esigenti come la coltivazione del tabacco vanno scoraggiate, sappiamo benissimo che non ci sarà abbastanza acqua per coltivarlo”.

E ancora: “Sarà necessario anche individuare sistemi irrigui ad alto risparmio idrico. Tutte azioni che avrebbero dovuto essere previste almeno 10-15 anni fa. Inaccettabile farsi cogliere ancora oggi impreparati”.

Per paradosso però il problema della mancanza d’acqua potrebbe portare a risolvere un’altra criticità del Tevere: quella dei rifiuti sommersi. Con la portata ai minimi stanno infatti affiorando sempre più rifiuti dal fondo del fiume.

Ecco allora, ha detto in alcune dichiarazioni il presidente di Legambiente Lazio, Roberto Sacchi, che si potrebbe “mettere in campo una azione di recupero dei rifiuti abbandonati, o almeno quelli che possono essere recuperati dalle sponde”.

Lì sotto, tra fondali, ponti e banchine infatti c’è di tutto: biciclette, motorini, rottami vari, persino monopattini gettati da qualcuno nel fiume che attraversa la Capitale, l’anima di una città che oggi mostra anche il suo fiume indebolito, mentre tutto attorno permangono i problemi dei roghi, di degrado e immondizia nelle strade, del traffico congestionato e persino dei cinghiali.

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