Futuro

L’inquinamento ti fa vecchio

Il gruppo di ricerca inglese Comeap rivela che il declino cognitivo delle persone anziane può essere accelerato dall’esposizione alle emissioni inquinanti
Credit: Craig Whitehead/unsplash
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1 agosto 2022 Aggiornato alle 13:00

È possibile che l’inquinamento atmosferico aumenti il rischio di sviluppare la demenza senile. Ad avanzare l’ipotesi è il Comitato per gli effetti medici degli inquinanti atmosferici (Comeap), il gruppo di ricerca del governo britannico che ha esaminato circa 70 studi su come l’esposizione alle emissioni influenzi il cervello nel tempo.

«La comprensione dell’entità degli effetti dell’inquinamento atmosferico sulle condizioni neurodegenerative è fondamentale in termini di contributo alla salute pubblica e questo rapporto è un passo fondamentale per iniziare il processo di determinazione di queste informazioni», dichiarano i ricercatori.

Secondo gli autori della ricerca, le prove epidemiologiche mostrano associazioni tra esposizione cronica all’inquinamento atmosferico, ridotta cognizione globale e compromissione delle capacità visuo-spaziali, nonché declino cognitivo e aumento del rischio di demenza.

«Ci sono prove che l’inquinamento atmosferico, in particolare l’inquinamento atmosferico da particolato, aumenta il rischio di malattie cardiovascolari, comprese quelle cerebrovascolari», sostiene l’articolo.

Secondo la British Heart Foundation, l’inalazione di emissioni può danneggiare i vasi sanguigni rendendoli più stretti, aumentando la probabilità di coaguli, ritmi cardiaci anormali e attacchi di cuore.

«Queste malattie sono note per avere effetti negativi sulla funzione cognitiva - aggiungono gli autori - Riteniamo pertanto probabile che vi sia un’associazione causale tra l’inquinamento atmosferico da particolato e gli effetti sulla funzione cognitiva nelle persone anziane».

Ma la base di prove è «attualmente inadeguata» per quantificare il fenomeno, precisano i ricercatori, ancora legato a quella che definiscono «un’incertezza sconosciuta».

L’Organizzazione mondiale della sanità stima che oggi ad essere affette da demenza siano 55 milioni di persone, con 10 milioni di nuovi casi ogni anno. Dal momento che la percentuale di anziani nella popolazione è in aumento in quasi tutti i Paesi, si prevede che questo numero salirà a 78 milioni nel 2030 e a 139 milioni nel 2050.

Tuttavia in Europa e Nord America il tasso di incidenza della demenza è diminuito del 13% ogni 10 anni negli ultimi 25 anni. Gli studiosi sono al lavoro per comprendere le cause di questo andamento al fine di prevenire la malattia.

Al momento, come noto, non è disponibile alcun trattamento per curare la demenza. I farmaci e le terapie sviluppate fino a oggi hanno un’efficacia limitata e sono per lo più etichettati per il morbo di Alzheimer, sebbene numerosi nuovi trattamenti siano allo studio in varie fasi degli studi clinici.

Dopo il fallimento di diverse sperimentazioni farmacologiche e alcune rivelazioni controverse, negli ultimi anni diversi ricercatori sono propensi a considerare l’importanza di un approccio preventivo.

Una Commissione di Lancet, tra le più importanti riviste internazionali in campo medico, stima che il 40% dei casi di demenza potrebbe in teoria essere prevenuto o ritardato se venissero eliminati fattori di rischio come pressione alta, bassi livelli di istruzione, problemi di udito, fumo, obesità, depressione, inattività fisica, diabete e bassi livelli di contatto sociale.

Oltre all’udito anche la vista, secondo il più recente studio pubblicato sulla rivista JAMA Neurology, può contribuire ad aumentare il rischio di demenza. Questo perché, come spiega il neurologo Julio C. Rojas, «un sistema neurale mantiene la sua funzione attraverso la stimolazione degli organi sensoriali».

Nel 2020, la stessa Commissione di Lancet ha aggiunto altri tre fattori di rischio: il consumo eccessivo di alcol, il trauma cranico e, ultimo ma non per importanza, l’inquinamento atmosferico. Morale: ridurre l’esposizione alle emissioni inquinanti è una mossa intelligente. Non farlo, al contrario, potrebbe aumentare il rischio di sviluppare la demenza.

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