Futuro

#20e30: i giovani chiedono alla politica

La campagna social richiama l’attenzione dei partiti sulle urgenze di una generazione (quella tra i 20 e i 30 anni) lasciata ai margini dell’agenda setting politico
Credit: Gabriella Clare Marino/unspl
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29 luglio 2022 Aggiornato alle 13:00

Uomo di mezza età, cresciuto nell’Italia del benessere economico, poco propenso al cambiamento, con il presente roseo e la pensione assicurata. Boomer come si riassume oggi. Con le dovute eccezioni è questo l’identikit dell’esponente politico medio del nostro Paese, che per questioni anagrafiche e background personale appare spesso distante dal mondo reale odierno, soprattutto giovanile.

La conseguenza di ciò è che il Palazzo raramente guarda alle nuove generazioni, quasi mai ascoltate o inserite in leggi che possano venire incontro alle loro esigenze.

L’abbandono delle urne da parte dei giovani è dovuto in buona parte allo scenario appena descritto ma fortunatamente c’è chi non si arrende e in questa campagna elettorale anticipata e afosa, cerca di dare una scossa ai partiti.

Il ventottenne torinese Lorenzo Pavanello a ridosso della caduta del Governo Draghi, stanco della situazione e consapevole che lamentarsi con gli amici al bar non serva che ad accrescere frustrazione e malcontento, ha infatti lanciato sui social l’hashtag #20e30. «Sono veramente attonito, disgustato da questa commedia che sta rendendo ancor più evidenti il marcio e i difetti della nostra classe politica. Il trionfo dell’irresponsabilità, opportunismo, cinismo che massacra definitivamente la nostra generazione», ha scritto in un lungo post, invitando ragazze e ragazzi a condividere una propria foto munita di cartello sul quale scrivere le priorità di cui chi si insedierà a Palazzo Chigi e siederà sugli scranni di Camera e Senato dovrebbe occuparsi.

L’iniziativa è diventata in poche ore virale ed è stata poi rilanciata dalle pagine Instagram, Facebook e Twitter di AQTR (Aggiornamenti Quotidiani della Terza Repubblica), che con 131.000 follower solo su Instagram sta facendo da cassa risonanza alla campagna.

«Quella che abbiamo percepito è un’insofferenza sociale nei confronti di una classe politica che, di fronte a una situazione nazionale e internazionale grave, ha ritenuto di indire nuove elezioni - spiegano i fondatori - Abbiamo visto tanta amarezza e disillusione ma anche voglia di reagire. E allora, abbiamo pensato che fosse giusto accogliere e diffondere l’appello di Lorenzo Pavanello e di tutta quella generazione di 20enni e 30enni che vuole un altro tipo di politica».

Nel giro di pochissimo tempo le richieste hanno raggiunto numeri altissimi e sono state riassunte in un vero e proprio manifesto sottoposto ai partiti, diviso in cinque macro argomenti: istruzione e capitale umano, ambiente ed energia, lavoro e politiche sociali, diritti civili e sociali e welfare.

Lotta al precariato e maggiori garanzie sui contratti individuali di lavoro, salario minimo, inclusione sociale di soggetti fragili e vulnerabili, libertà di decidere del proprio corpo, investimenti adeguati nella ricerca universitaria, programmi energetici strutturali a zero impatto ambientale, assistenza psicologica e cure del disagio mentale gratuite, Stato veramente laico e libero da influenze religiose, maternità e paternità tutelate.

Queste sono solo alcune delle priorità espresse da chi ha deciso di non restare più a guardare, ma di far finalmente sentire la propria voce a una classe politica che ha da molto tempo smesso di ascoltarli. Giovani che sperano in un’Italia migliore, che non li costringa a fuggire all’estero per costruirsi carriera o famiglia, e vivere in un luogo in cui i diritti siano davvero per tutti e le identità di ognuno rispettate.

Un appello lanciato senza preclusioni ideologiche, al quale in queste ore molti partiti e leader politici hanno risposto promettendo di impegnarsi, ognuno in base alle possibilità che le elezioni del 25 settembre lasceranno loro, per tradurre in realtà i punti che per il momento vivono sulla carta.

I primi a farlo sono stati Radicali, Partito Democratico, Giovani Democratici Milano Metropolitana, Movimento Cinque Stelle, Azione, Possibile, Insieme per il futuro e Volt Italia, ai quali si sono uniti presto anche Più Europa, Sinistra Italiana, Europa Verde e Articolo uno, oltre a tanti esponenti che hanno fatto sapere di sposare la causa in prima persona come Matteo Richetti, Chiara Gribaudo ed Elio Vito. Mancano all’appello Italia Viva, Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia.

Come se il futuro dei giovani fosse una questione di schieramento, come se il cammino dell’intero Paese non dipendesse proprio dalle nuove generazioni, che dovrebbero essere messe nelle condizioni di vivere e lavorare al meglio, per assicurarsi un futuro e rimediare agli errori di chi prima di loro ha reso il mondo quello che è oggi: poco sostenibile, poco inclusivo, poco progressista.

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