Ambiente

L’Ue deve fermare l’allevamento degli animali in gabbia

Secondo le stime, in Europa l’85% delle scrofe vive in spazi angusti e soffocanti all’interno di gabbie; il 94% in Italia. È necessario intervenire per fermare tutto ciò
Credit: cottonbro/pexels
Alice Trombetta direttrice di Animal Equality Italia
Tempo di lettura 4 min lettura
30 luglio 2022 Aggiornato alle 06:30

La vita degli animali allevati in gabbia è una sofferenza nella sofferenza. Oltre a venire sfruttati ogni giorno all’interno degli allevamenti intensivi, gli animali subiscono infatti ulteriori inutili sofferenze e costrizioni, finendo per vivere per la maggior parte del tempo all’interno di spazi angusti e soffocanti, dove i loro comportamenti naturali e bisogni essenziali non vengono rispettati. Sono più di 300 milioni gli animali di varie specie costretti in questa condizione in Europa.

Una nuova video-inchiesta sotto copertura condotta da Compassion in World Farming e pubblicata dalla coalizione italiana End the Cage Age, di cui Animal Equality fa parte, rivela ancora una volta le terribili sofferenze a cui sono sottoposte le scrofe allevate in gabbia.

Le immagini raccolte mostrano la realtà della vita in gabbia per le scrofe in due allevamenti italiani e fanno parte di una più ampia inchiesta che ha coinvolto in tutto 16 allevamenti in diversi Paesi europei (Francia, Spagna e Polonia, oltre all’Italia), inclusi alcuni che riforniscono marchi considerati di eccellenza, come, nel caso italiano, il Prosciutto di Parma e in Francia, il prosciutto di Bayonne.

La video-inchiesta rivela che le scrofe sono costrette a trascorrere circa metà della loro vita in gabbie così piccole da impedire qualsiasi tipo di movimento, tranne mettersi in piedi e sdraiarsi. Giacere sulle proprie deiezioni e urina rappresenta inoltre la norma per questi animali, che devono sopportare la sofferenza di non essere in grado di prendersi cura dei loro piccoli per via della restrizione imposta dalle gabbie. In queste condizioni, i livelli di stress e frustrazione nelle scrofe sono tali che esse sviluppano comportamenti anomali, come mordere le sbarre e masticare a vuoto.

Secondo le stime, queste condizioni rappresentano una terribile realtà per l’85% delle scrofe nell’Unione europea, e in Italia addirittura per il 94%. Per la coalizione italiana End The Cage Age, questa è l’ennesima prova dell’urgenza di una norma europea che metta fine all’orrore degli allevamenti in gabbia, causa di atroci sofferenze ogni anno per milioni di animali nei confini dell’Ue. La coalizione si rivolge al Governo italiano, perché prenda posizione contro l’uso delle gabbie negli allevamenti e sostenga l’impegno della Commissione europea.

Lo scorso 30 giugno 2021, infatti, la Commissione europea si è impegnata a eliminare gradualmente, fino a vietare del tutto, l’uso delle gabbie negli allevamenti europei tramite una normativa dedicata, un risultato straordinario dovuto ai 1,4 milioni di persone che hanno firmato l’Iniziativa dei cittadini europei (ICE) End the Cage Age. Ma, una volta presentata, la proposta legislativa dovrà essere valutata e approvata anche dal Consiglio dell’Unione europea, composto dai Ministri degli Stati membri. Per questo è fondamentale che l’Italia sostenga senza riserva questa transizione.

Sebbene nel nostro Paese i passi da compiere verso l’abbandono delle gabbie siano ancora molti, alcuni interventi a livello regionale lasciano ben sperare. Nel febbraio 2021 il Consiglio regionale della Campania ha approvato all’unanimità la mozione per vietare l’uso delle gabbie negli allevamenti. Il passo compiuto dal Consiglio campano si aggiunge alla medesima scelta adottata nel 2020 dall’Emilia Romagna, tra i capofila di questo importante cambiamento.

Fermare l’allevamento in gabbia è una scelta necessaria nella direzione di garantire maggiori tutele e miglioramenti nella condizione degli animali coinvolti nella filiera alimentare, ma rappresenta anche una scelta di civiltà verso un mondo più giusto e compassionevole. Più di un milione e mezzo di cittadini europei vogliono che questo ambizioso processo di cambiamento abbia inizio proprio a partire dalla fine dell’uso delle gabbie.

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