Futuro

Fuori dalla Via Lattea “dorme” un buco nero

Un team di “ricercatori poliziotti” ha identificato il primo corpo celeste nel suo genere rilevato fuori dalla nostra galassia, nella Grande Nube di Magellano
Come potrebbe apparire il VFTS 243 se lo si osservasse da vicino.
Come potrebbe apparire il VFTS 243 se lo si osservasse da vicino. Credit: ESO/L. Calçada
Fabrizio Papitto
Fabrizio Papitto giornalista
Tempo di lettura 3 min lettura
19 luglio 2022 Aggiornato alle 19:00

Misura nove volte la massa del sole, e secondo gli scienziati è «il primo a essere rilevato inequivocabilmente al di fuori della nostra galassia». È il buco nero VFTS 243 individuato nella regione della Nebulosa Tarantola – così ribattezzata per la struttura a ragnatela delle sue nubi di gas – all’interno della Grande Nube di Magellano che orbita intorno alla Via Lattea.

Si tratta di un buco nero stellare, formato cioè dal collasso gravitazionale di una stella massiccia, definito “dormiente” in quanto emette bassi livelli di radiazioni di raggi X, circostanza che ha reso ancora più difficile il suo riconoscimento.

«Abbiamo identificato il classico ago nel pagliaio», ha commentato il ricercatore israeliano Tomer Shenar, astrofisico dell’Università di Amsterdam e primo autore della ricerca pubblicata su Nature Astronomy.

Per scovarlo gli studiosi hanno analizzato i dati raccolti in sei anni dal Very Large Telescope dell’Osservatorio europeo australe (Eso), un sistema composto da 4 telescopi principali e altri 4 ausiliari, situati nel deserto di Atacama in Cile, che insieme formano «lo strumento ottico più avanzato al mondo».

«È incredibile come non conosciamo quasi nessun buco nero dormiente, visto quanto sono ritenuti comuni dagli astronomi», ha dichiarato il coautore dello studio Pablo Marchant dell’Università Cattolica di Lovanio (KU Leuven), in Belgio.

«Ero veramente scettico a proposito di questa scoperta», ha aggiunto Shenar. Uno dei principali lavori dell’equipe, infatti, è quello di smascherare corpi celesti che si presentano sotto le mentite spoglie di un buco nero, un’attività che ha fatto guadagnare all’equipe il soprannome ironico di “polizia dei buchi neri”.

A marzo di quest’anno, i ricercatori dell’Eso insieme a quelli della KU Leuven hanno rivelato come il presunto buco nero più vicino alla Terra – annunciato nel 2020 a 1.000 anni luce dal nostro Pianeta – fosse in realtà un sistema composto da una coppia di stelle dove una delle due stava risucchiando l’atmosfera dell’altra. Un fenomeno noto anche come “vampirismo stellare”.

Oltre al carattere eccezionale della scoperta, la nuova ricerca consente agli studiosi di fare luce sui processi che accompagnano la formazione di un buco nero. Nel caso dei buchi neri stellari, infatti, non è ancora chiaro se la loro origine sia accompagnata o meno da un’esplosione di supernova.

«La stella che ha formato il buco nero in VFTS 243 sembra essere completamente collassata, senza alcun segno di una precedente esplosione - spiega Shenar - Recentemente sono emerse prove di questo scenario di “collasso diretto”, ma il nostro studio fornisce probabilmente una delle indicazioni più dirette, con enormi implicazioni sull’origine della fusione di buchi neri nel cosmo».

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