Wiki

Moda sostenibile? Ecco i brand più attenti

Alcune aziende del settore si stanno impegnando sempre di più per diventare dei marchi eco friendly. Così da creare un sistema di produzione e vendita che rispetti l’ambiente, i lavoratori e responsabilizzi la clientela
Valentino Garavani Small Roman Stud bag
Valentino Garavani Small Roman Stud bag Credit: valentino
Tempo di lettura 7 min lettura
24 giugno 2022 Aggiornato alle 13:00

In molti non credevano possibile che, in un mondo patinato e glamour come quello della moda, ci fosse spazio anche per la sostenibilità, ma molti hanno abbracciato questo nuovo modo di concepire il look.

La moda sostenibile esiste ed è parte della filosofia di design e tendenza in forte crescita nel percorso dell’ecosostenibilità, con l’obiettivo di creare un sistema che rispetti l’ambiente, i lavoratori e dia spazio alla responsabilità sociale.

Un dato su tutti: la moda è l’industria che inquina di più, seconda solo all’industria petrolifera, questo basta per far capire quanto ci sia bisogno di un cambio di rotta.

Cosa si intende per moda sostenibile?

La moda sostenibile è quindi un processo di promozione del cambiamento nel sistema moda verso una maggiore integrità ecologica e giustizia sociale per l’intero sistema.

Moda green ha un significato che va al di là del concepire un capo d’abbigliamento in modo diverso, verso l’applicazione della consapevolezza delle influenze sistemiche tra contesti materiali, sociali e culturali nella moda.

Si parla da tempo di moda sostenibile, il cui obiettivo è quello di creare con la sua attività ecosistemi e comunità fiorenti. Questo, per la nuova frontiera della moda green, comprende l’aumento del valore della produzione, dei prodotti locali, del ciclo di vita dei materiali e il valore di capi di abbigliamento senza tempo. Senza trascurare poi la riduzione della quantità di rifiuti e danni all’ambiente creati dalla produzione e dal consumo dei prodotti.

Inoltre, la moda green ha come scopo quello di educare le persone a praticare un consumo rispettoso dell’ambiente promuovendo il “green consumer”. Primo step, però, è sicuramente quello di far passare questi valori al proprio interno, attivando il green marketing nella moda, strategie messe in atto dall’azienda per lavorare sulla propria sostenibilità ambientale. La domanda che si pongono in molti è come questo sia possibile in questo settore.

Esiste per questo un vero e proprio Manifesto della sostenibilità per la moda datato 2012 promosso dalla Camera nazionale della moda italiana composto di dieci punti per favorire una gestione responsabile lungo tutta la catena del valore della moda a vantaggio del sistema Paese.

1. Design: disegna prodotti di qualità che possano durare a lungo e minimizzino gli impatti sugli ecosistemi.

2. Scelta delle materie prime: utilizza materie prime, materiali e tessuti ad alto valore ambientale e sociale.

3. Lavorazione delle materie prime e di produzione: riduci gli impatti ambientali e sociali delle attività e riconosci il contributo di ognuno al valore del prodotto.

4. Distribuzione, marketing e vendita: includi criteri di sostenibilità lungo tutto il percorso del tuo prodotto verso il cliente.

5. Sistemi di gestione: impegnati verso il miglioramento continuo delle prestazioni aziendali.

6. Moda e sistema paese: sostieni il territorio e il Made in Italy.

7. Etica d’impresa: integra i valori universali nel tuo marchio.

8. Trasparenza: comunica agli stakeholder in modo trasparente il tuo impegno per la sostenibilità.

9. Educazione: promuovi l’etica e la sostenibilità presso i consumatori e tutti gli altri interlocutori

10. Fai vivere il Decalogo

Moda green: principi e materiali

La moda green sostenibile ha un significato ma ha anche dei precisi principi da rispettare, a cominciare dalle condizioni di lavoro dei dipendenti. Da anni questo settore deve combattere contro lo sfruttamento dei lavoratori e soprattutto dei bambini. Un altro dei punti chiave della moda sostenibile è il riciclo che si collega alla riduzione minima degli scarti per riutilizzare tutto il possibile.

Poi, c’è anche la questione relativa ai diritti degli animali: molti brand hanno sostituito le pellicce animali, le piume e la lana. L’uso di stoffe ecologiche, come lino e seta, è uno dei principi a cui hanno aderito più aziende, come la riduzione massima dell’uso di acqua nella produzione dei capi d’abbigliamento. Un altro principio riguarda i prodotti usati da chi segue la moda ecosostenibile che sono hanno una valutazione secondo la sostenibilità da A (ottima) a D (scarsa).

Da contenere il fenomeno della produzione veloce, in quelle aziende dove si realizzano circa 10/12 collezioni all’anno a prezzi contenuti e in poco tempo. Questa produzione ha ricadute negative sull’ambiente e va contro l’etica: dietro una maglietta economica infatti ci sono molti operai sottopagati che lavorano in scarse condizioni di sicurezza e salute.

Ci sono diverse stoffe e materiali che vengono utilizzati dalle case di moda per produrre vestiti che rispettano i principi dell’ecosostenibilità, come chiede l’Onu nell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile. I più utilizzati e conosciuti nella moda green sostenibile sono il cotone, lino, la juta, canapa, agave, il kapok, ramié, cocco, ananas, la ginestra, lana e la seta.

Questi rientrano nella cerchia dei tessuti derivati da fonti rinnovabili come l’acetato, il triacetato e la viscosa, che vengono prodotti artificialmente partendo dalla cellulosa degli alberi o dagli scarti di altre filiere produttive.

Il cashmere e il bambù rientrano tra i tessuti ecologici per alcune peculiarità, ovvero perché sono materie prime naturali e non contengono OGM. Un materiale naturale e adatto alla moda green sostenibile scoperto di recente è il tencel, chiamato anche Lyocell, che si ottiene dagli alberi di eucalipto dai quali viene presa la polpa di legno: ciò rende la fibra cellulosa artificiale più compatibile dal punto di vista ambientale.

I brand sostenibili, economici e di lusso

Tra i brand sostenibili economici, o per lo meno accessibili, abbiamo Zara, Puma, Adidas, Valentino e Levi’s che si sono uniti a questa visione grazie al contributo di Greenpeace con la sua campagna Detox. L’azienda Reebok, invece, ha prodotto le scarpe biodegradabili fatte di cotone e mais.

Da segnalare IVI & OAK, marchio di moda con sede a Berlino per donne che apprezzano la qualità, la sartoria e l’artigianato: un brand che limita i costi di sponsorizzazione, fiere e intermediari per offrire un prodotto di livello alto a un prezzo inclusivo. Nu-in, invece, è nato in Portogallo tre anni fa come marchio di abbigliamento sostenibile, alla moda e conveniente. Il prezzo viene giustificato dalla realizzazione di capi che nascono a partire dal tessuto stesso (riciclato o biologico) e non dal design.

Reformation, famosissimo marchio di Los Angeles che ora spedisce anche in Italia, è un po’ l’antesignano di questo settore. I suoi prodotti sono realizzati con materiali a basso impatto, tessuti recuperati e capi vintage riutilizzati; la produzione è limitata a mini capsule collection, meno dispendiosa, esclusiva e dei prezzi molto bassi.

Nella moda sostenibile marchi di lusso che partecipano a questa sfida sono molti. Un brand di fama mondiale che ha aderito è Stella McCartney. Il suo lavoro in questo senso si basa su quattro principi: rispetto per la natura, rispetto per le persone, rispetto per gli animali e nessuno spreco di materiale.

Anche Prada ha fatto un salto di qualità verso l’alta moda sostenibile, annunciando il lancio della nuova linea Re-Nylon: la casa italiana di alta moda ha dichiarato che arriverà a utilizzare esclusivamente nylon riciclato entro la fine del 2021.

Gucci è il primo brand di lusso ad aver ottenuto la certificazione ISO 20121 legato alla sostenibilità per le sfilate. L’azienda misura e mitiga gli impatti ambientali negativi e ottimizza i processi al fine di renderli più efficienti dal punto di vista ambientale, scegliendo materiali sostenibili che possano essere riutilizzati, riciclati o noleggiati. Per ogni partecipante alle sfilate, il brand si è impegnato a piantare un albero per compensare le emissioni che non è stato possibile ridurre o eliminare.

Prada e Gucci sono inoltre tra i brand firmatari durante il G7, di un accordo per raggiungere tre obiettivi chiave: azzeramento emissione gas serra, riduzione plastica monouso, ridurre l’inquinamento da microfibre.

Leggi anche