Futuro

La nuova pericolosa corsa alle armi nucleari

Dopo decenni di progressivo disarmo, le potenze nucleari come Russia e Stati Uniti hanno annunciato piani di ammodernamento ed espansione degli arsenali
In questa foto d'archivio dell'aprile '92, un soldato russo controlla una rampa di lancio di missili balistici intercontinentali
In questa foto d'archivio dell'aprile '92, un soldato russo controlla una rampa di lancio di missili balistici intercontinentali Credit: CD/ANSA
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20 giugno 2022 Aggiornato alle 09:00

Una nuova corsa alle armi atomiche è iniziata dopo decenni di relativa calma e progressivo disarmo secondo il rapporto del SIPRI (Stockholm International Peace Research), mentre molteplici tensioni si affacciano nello scenario internazionale.

Le attuali Potenze nucleari hanno annunciato piani di ammodernamento o di espansione degli arsenali, mentre altri attori regionali aspirano in futuro ad acquisire le bombe atomiche.

«Ci sono chiare indicazioni che le riduzioni che avevano caratterizzato globalmente gli arsenali nucleari dalla fine della Guerra Fredda sono finite», ha sottolineato Hans Kristensen, direttore del Nuclear Information Project presso la Federazione degli Scienziati Americani (FAS).

Negli ultimi mesi con l’invasione russa dell’Ucraina e le velate minacce sull’uso di tali ordigni, il pericolo di una guerra con armi di distruzione di massa si è fatto più concreto rispetto al passato. Ma già negli anni precedenti il quadro di sicurezza atto a smantellare i vari arsenali e a rendere sempre più difficile l’uso di tali armi si era palesemente deteriorato.

Nel 2002 gli Usa erano usciti unilateralmente dal trattato ABM (anti missili balistici) iniziando a costruire un sistema in grado di intercettare i vettori avversari, mentre nel 2019 la presidenza Trump aveva abbandonato il trattato INF (Intermediate-Range Nuclear Forces Treaty) accusando la Russia di averlo violato.

Allo stesso tempo, il governo di Putin aveva rilanciato le accuse contro gli Usa, accelerando lo sviluppo di nuovi ordigni. Fra le due Potenze è rimasto in piedi solo il trattato New Start che regola il numero delle testate, in vigore fino al 2026.

Attualmente nel mondo sono presenti circa 12.700 armi nucleari detenute da nove Stati, concentrate principalmente fra Russia e Stati Uniti, di cui alcune centinaia lanciabili in pochi minuti. Con l’intensificarsi della competizione globale all’interno di un quadro geopolitico sempre più multipolare, molti temono che possa esserci una proliferazione disordinata delle armi atomiche o anche solo l’uso a livello regionale, come nel conflitto latente fra India e Pakistan.

Di fronte a questi pericoli, i cinque membri del Consiglio di Sicurezza dell’Onu hanno diramato un comunicato contro ogni possibile escalation: “Affermiamo che la guerra nucleare non può essere vinta e non deve mai essere combattuta […] Inoltre affermiamo che le armi nucleari, fino quando continueranno a esistere, dovrebbero servire per scopi difensivi, scoraggiare le aggressioni e prevenire la guerra”. Ma nonostante i solenni proclami, le azioni sul campo confermano trend contrari e inquietanti.

La Cina sta costruendo nuovi silos per i missili balistici intercontinentali (ICBM) intenzionata ad ampliare il proprio arsenale fino a mille testate nucleari, mentre le tre maggiori Potenze stanno sviluppando i nuovi dispositivi ipersonici per accorciare le tempistiche di raggiungimento del bersaglio, oltre che eludere i vari sistemi di difesa.

Allo stesso tempo, aumentano gli allarmi lanciati dagli scienziati riguardo lo sviluppo delle armi pienamente autonome guidate da intelligenze artificiali, che potrebbero interessare in futuro anche gli arsenali atomici.

Un connubio di azioni che sta portando il mondo mai così vicino all’ipotesi, per ora remota, di una guerra termonucleare.

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