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Scuola: in arrivo la stretta contro le violenze verso docenti e personale

 

“Emergenza senza fine”. “Sport del tiro al docente”. “Boom di violenze a scuola”. “Ipotesi Forze dell’ordine negli istituti scolastici”. “Far west”. Lo dicono i titoli dei quotidiani. Lo dicono le cronache. Lo dicono i dati.La violenza nei confronti dei docenti e del personale scolastico sta aumentando. A crescere, però,non sono le violenze degli studenti contro i professori,alle qualisecondoun’indaginediSkuola.netdel 2023ha assistitoalmeno 1 giovane su 3, maquelle dei genitori. Che, dice la stessa analisi,solo in 2 casi su 10 (22%) danno ragione comunque all’insegnante. E se la metà (49%) vuole prima valutare il caso,quasi 1 genitore su 3 (29%) tende ad appoggiare il figlio a prescindere. Da gennaio a oggi, diceun’altra analisi diSkuola.net, circail 20% degli studenti ha assistito ad almeno un’aggressione. «Ormai il fenomeno dei docenti sotto attacconon può più considerarsi episodico: al di là dei fatti di cronaca, è estremamente diffuso losport del tiro al docente. E purtroppo le famiglie sono tra le prime responsabili di questo fenomeno: sia perché di solitotendono a preferire la difesa dei propri figli rispetto a quella del docentesia perché in casi estremi sono loro stessi a essere protagonisti di condotte violente. Un atteggiamento favorito dalprocesso di delegittimazione sociale a cui è stata sottoposta la figura del docenteche, inoltre, è stato accompagnato anche da unapolitica stipendiale che ha preferito puntare più sulla quantità che non sulla qualità dell’insegnamento», ha detto Daniele Grassucci, direttore diSkuola.net. 1 docente su 10 ha subito violenza da parte dei genitori, secondo ilsecondo Rapporto sulla Scuola e l’Università diEurispes. Non solo: 1 insegnante su 5 ha assistito a comportamenti violenti dei bambini/ragazzi ai danni del personale docente e quasi 1 su 10 ha ricevuto minacce. Secondo il Ministro dell’Istruzione e del Merito,Giuseppe Valditara,le aggressioni sono aumentate del 110% nell’ultimo anno. «Nell’ultimo anno scolastico avevamo avuto36 casi, ora dopo neanche cinque mesi siamo a27, ma se guardiamo solo alleaggressioni da parte dei familiari c’è già un aumento del 111%. Per gliepisodi di cui sono responsabili gli studenti invece si registra unleggero calo, -11%»,ha dettoa inizio marzo, aggiungendo che questo «fa pensare chec’è una responsabilità educativa forte delle famiglie. Ecco perché, se un genitore aggredisce o prende a pugni un docente o un preside, deve risponderne nei confronti non solo dell’aggredito, ma anche dello Stato. È lo Stato a subire un danno di immagine e reputazionale, e dunque ha il diritto di essere risarcito». La stretta è in arrivo. Dal 30 marzo entra infatti in vigore la “Legge Sasso”, più correttamente laLegge n. 25 del 4 marzo 2024, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 63 del 15 marzo 2024, che prevedeaggravanti e pene più severe, ma anche sensibilizzazione e monitoraggio del fenomeno. La leggeha modificato l’articolo 61 del codice penaleche regola le“circostanze aggravanti comuni” di reato, aggiungendo tra le casistiche “l’avere agito, nei delitti commessi con violenza o minaccia, in danno di un dirigente scolastico o di un membro del personale docente, educativo, amministrativo, tecnico o ausiliario della scuola, a causa o nell’esercizio delle loro funzioni”. Oltre all’istituzione di unOsservatorio nazionale sulla sicurezza del personale scolasticoche avrà il compito dimonitorare e analizzare il fenomeno, oltre adiffonderebuone pratichee vigilare sulla sull’attuazione di misure di prevenzione, la legge ha istituito per il15 dicembredi ogni anno laGiornata nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza nei confronti del personale scolastico, volta a sensibilizzare la popolazione promuovendo una cultura che condanni ogni forma di violenza contro il personale scolastico. Ad aggravarsi sono anche le pene:modificando l’articolo 336 del Codice Penale(“Violenza o minaccia a un pubblico ufficiale”), la “Legge Sasso” stabilisce che la pena, da 6 mesi a 5 anni, è aumentata “fino alla metà se il fatto è commesso dal genitore esercente la responsabilità genitoriale o dal tutore dell’alunno nei confronti di un dirigente scolastico o di un membro del personale docente, educativo, amministrativo, tecnico o ausiliario della scuola”. Lo stesso vale per il reato di oltraggio a pubblico ufficiale, punito da 6 mesi a 3 anni secondo l’articolo 341-bis del Codice penale. La “Legge Sasso”, però, non è l’unica misura di contrasto alla violenza nelle scuole prevista. A questa dovrebbe aggiungersi il cosiddetto “Ddl Valditara”, che sta per completare l’iter al Senato per passare poi alla Camera. Non solo si va verso ilrafforzamento delvoto in condotta(chetorna anche alle medie) e delle sospensioni ma prevede unamulta da 500 fino a 10.000 euro(in aggiunta al risarcimento dei danni)per chiunque riceva una condanna con sentenza penale per aver aggredito presidi, professorǝ o personale Ata(amministrativo, tecnico e ausiliario) Se il Ddl verrà approvato, sul voto in condotta (che sarà espresso in decimi e farà media) peseranno eventuali aggressioni o violenze ai danni di docenti e personale scolastico.Con l’insufficienza, l’alunnǝ è bocciatǝ. Alle superiori il 6 si traduce in undebito scolastico in educazione civicache dovrà essere recuperato a settembre. Il voto in condottainciderà anche sui crediti per l’ammissione all’esame di maturità: non sarà possibile ottenere il massimo del punteggio se questo non è pari o superiore a 9.

Redazione

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