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Il cancro non colpisce solo il corpo, ma anche il conto in banca

 

Chi è affetto da untumore, ovviamente ha come prima preoccupazione la propria situazione sanitaria. Il primo problema da affrontare, scoperta la diagnosi, sono lecuree l’obiettivo primario è farregredire il male. Dietro ai danni che il cancro crea al corpo, però, se ne nascondano altri che passano in secondo piano, ma che creano ugualmente seri problemi agli individui affetti da patologie oncologiche. Attorno al tumore si sviluppano una serie di problematiche dinatura psicologica, affettiva, sociale ed economica. Proprio attorno ai danni collegati alla condizione economica, sta nascendo negli ultimi tempi una maggiore consapevolezza in ambito scientifico e sociologico. Esiste un termine, coniato di recente, che spiega bene l’ulteriore “tumore” che affligge ipazienti oncologici,ed ètossicità finanziaria, ovvero l’insieme delleconseguenze e degli impatti economico-finanziari delle malattie oncologiche sulle persone e le famiglie.Un tema spesso poco considerato, ma che è sempre più oggetto di interesse per cittadini e sistema sanitario. Alle paure e le frustrazioni generate dalla malattia, si sommano infatti le insicurezze e lo stress scatenati dallo tsunami finanziario che essa comporta. A far emergere il delicato tema contribuisce da tempol’Associazione Nazionale Donne Operate al Seno Onlus (Andos). Nota per le sue campagne di sensibilizzazione,Andosha convocatouna giornata di riflessione lo scorso21 marzo presso il Dipartimento Comunicazione e Ricerca Sociale dell’Università Sapienza di Roma dal titoloEffetti collaterali. I danni economici, finanziari e personali del cancro al seno. In particolare l’associazione aggiunge un’ulteriore problematicità alla questione, quella dell’aumento del gender gapche i tumori comportano.Ledonne, come dimostrano vari studi, sonopiù soggette a tossicità finanziariaquando si ammalano di cancro.Oltre ai danni psicologici, emotivi e fisici il tumore, in particolare quello al senoche, con i suoi circa 56.000 nuovi casi ogni anno, rappresenta il 30% di tutti i tumori nelle donne, ha effetti collaterali economici rilevanti, quando non devastanti. Le donne che si ammalanoinfatti spessoperdono il lavoroo devonoabbandonarele proprie attività. Se la malattia ha un decorso lungo anche le pazienti tutelate da contratti stabili possono vedere le loro finanze subire un crollo verticale.Il cancro, quindi, non colpisce solo il corpo ma anche conto in banca,speranze e progetti per il futuro. «Con l’abbassarsi dell’età delle donne con diagnosi di tumore della mammella – spiegaFlori Degrassi, PresidenteAndosNazionale – stanno aumentando velocemente quei problemi che già da anni alcuni studi evidenziano: cioè la crescita delledifficoltà economiche negli anni successivi alla diagnosiper diminuzione del reddito o perdita del lavoro, l’aumento delle spese mediche o per l’acquisto di farmaci di supporto, i costi di viaggio e alloggio per raggiungere i centri di cura, il ricorso alla sanità privata per indagini che aggirino i tempi delle liste di attesa e, per le donne in chemioterapia, l’acquisto delle parrucche, ecc». A scavare dentro il fenomeno dellepatologiche oncologichesi scoprono dati (emersi anche durante l’incontro) tanto interessanti quanto inquietanti. Il tumore, a esempio, crea o acuisce gravemente ledisuguaglianze: amorire di più sono i pazienti meno istruiti(circa un quarto dei decessi per cancro è riconducibile a bassi livelli di istruzione o scarsa scolarità); per ogni anno aggiunto di istruzione, secondo la rivistaLancet, si osserva una diminuzione del rischio di mortalità dell’1,9%, mentre 1 paziente oncologico su 4 si impoverisce. È vero, poi, che le donne vivono più a lungo degli uomini, ma pochi sanno o denunciano che trascorrono il 25% in più della propria vita in condizioni debilitanti. Per tutti questi motiviAndoseCrea-Sanitàhanno predisposto un’indagine per la valutazione di situazioni di fragilità psicologica, familiare e sociale delle donne operate di carcinoma mammario, con l’obiettivo di orientare l’intervento dell’associazione a supporto delle pazienti, attraverso l’azione degli oltre 50 comitati diffusi su tutto il territorio nazionale. «I progressi che si fanno in campo medico e scientifico – spiega aLa SvoltaSimona Saraceno, presidente del ComitatoAndosdi Roma – rischiano di essere vanificati se non si cominciano ad analizzare tanti altri fattori che includono effetti collaterali che possono avere un peso enorme nella vita sei singoli individui. Per affrontare il fenomeno a livello politico, è importante sia chiaro che bisogna prendersi cura di questi aspetti tanto quanto di quelli meramente sanitari. La verità è che la quantità di vita che si aggiunge non corrisponde quasi mai, in particolare per le donne, a una vita di qualità. Questo ci mette di fronte a un fallimento socio-sanitario che sfocia in un secondo fallimento, quello economico.Passare dal “to cure” (curare) al “to care” (prendersi cura)significa abbracciare una nuova prospettiva in cui tutti sono attori, l’individuo, il sistema sanitario, le associazioni e il decisore politico».

Redazione

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