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Uk: bambini e bambine non riescono più a evitare i contenuti violenti online

 

Imbattersi incontenuti violentionlineè diventato inevitabile, anche per i più piccoli. A dirlo è l’ultimaricercadiFamily Kids and Youthcommissionata da Ofcom e svolta su uncampione di 232 bambinә tra gli 8 e i 17 anniprovenienti da tutto il Regno Unito. Ivideoe leimmaginiche ognuno di loro ha detto di aver visto involontariamente, soprattutto attraverso social media, siti e app di messaggistica, spaziano dagli scontri scolastici, alla violenza più esplicita ed estrema, compresa quella esercitata dalle bande di strada. Alcuni bambini hanno dichiarato di essersi imbattuti in account, quasi sempre anonimi,creati esclusivamente per condividere contenuti violenti, la maggior parte suInstagramo Snapchat. Addirittura, una ragazza di 11 anni ha detto di sentire «la pressione dei coetanei che fanno finta che ciò che vedono sia divertente. Ti senti a disagio dentro, ma fai finta che sia divertente fuori». La ricerca sottolinea anche chei bambini più grandi sembravano esser diventati insensibili ai contenuti violentiin cui si imbattevano. Ad aggravare ulteriormente la situazione è il fatto chespesso i proprietari delle piattaforme sono i primi a condivideresenza troppi pensiericontenuti del genere. È il caso diElon Musk, che ha postato sul proprio profilo una clip che mostra mutilazioni sessuali e episodi di cannibalismo. I risultati della ricerca hanno spinto laNational Society for the Prevention of Cruelty to Children,un ente di beneficenza britannico per la protezione dei bambini, adaccusare le piattaforme tecnologichedi ignorare il loro dovere di diligenza nei confronti dei giovani utenti. Si tratta di un tema estremamente complesso che, con il progredire delle tecnologie, sta diventando sempre più centrale. Basti pensare al recentestupro nel metaversoche ha portato una ragazza inglese a denunciare l’accaduto alla polizia britannica. Anche il quel casoMark Zuckerberg era stato accusato, in quanto proprietario di Meta,di non essersi assunto parte della responsabilitàe non aver adeguatamente protetto la ragazza. La ricerca condotta daFK&Ysi inserisce all’interno dell’Online Safety Act, unalegge sulla sicurezza onlineapprovata lo scorso anno nel Regno Unito, che prevede lapossibilità di reprimere o limitare i social network che non riescono a proteggere i propri utenti, in particolare i bambini. Lo scopo è quello di trasformare e migliorare le esperienze in rete dei più piccoli attraverso due strategie: da una parte identificare e anticipare i rischi mettendo in atto sistemi e processi per affrontarli; dall’altra impedire ai bambini di accedere a contenuti inappropriati, a partire da quelli violenti. Inoltre, sempre a proposito della regolamentazione delle nuove tecnologie, la scorsa settimana l’Europa ha approvato l’AI Act, il primo regolamento al mondo che disciplina l’uso dell’intelligenza artificiale, che dovrà rispettare numerosi obblighi imposti dall’Ue. Ovviamente nessuna delle due iniziative si può considerare perfetta. Per esempio secondo molti l’Online Safety Act, Internet Matter dovrebbe dare un maggiore sostegno ai genitori e alle famiglie. Ciò non toglie che si tratta dipassi in avantiall’interno di un contesto estremamente complesso e sempre in evoluzione. La ricerca diFamily Kids and Youthrappresenta un ulteriore step in questa direzione perché invia unmessaggio forte alle aziende tecnologicheche, se vogliono sopravvivere dovranno essere pronte ad adempiere ai propri obblighi.

Redazione

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