Il classico turismo legato alle sciate in montagna presto sarà un ricordo del passato a causa dellacrisi climatica-ambientale, che in diverse parti del mondo sta comportando una netta diminuzione delle precipitazioni nevose nei mesi invernali. Negli Stati Uniti e in Europa l’industria dei resort e degli impianti sciistici deve ormai fronteggiare temperature record e precipitazioni assenti, con la chiusura ripetuta degli impianti ed enormi perdite economiche per l’economia locale. Nei prossimi anni la situazione è destinata a deteriorarsi a causa del cambiamento climatico, checontinuaa fare nuovi record negativi, e allo stato attualele temperature medie nelle regioni alpine sono aumentate di quasi 2 °Crispetto ai livelli preindustriali, con un tasso di accelerazione più elevato rispetto ad altre parti del pianeta. Di fronte a questi rapidi cambiamenti i più importanti resort statunitensi stanno modificando il loro business,ricorrendo da una parte alla neve artificialeper innevare le piste, dall’altra spostando alcuni impianti a quote più elevate. Ma oltre a queste 2 misure momentanee, stanno implementando anche un’offerta turistica maggiormente variegata che comprende attività all’aperto tutto l’anno, escursioni e altre forme di turismo legato ai luoghi naturali. «Questi resort non sono solo piccole città in cui nessuno va in bassa stagione:adesso la mountain bike è molto diffusa. Stiamo facendo di più per prolungare la stagione: le persone possono fare escursioni, arrampicarsi sulle corde, fare dei corsi adventure per famiglie», haaffermatoDarcie Renn, vicepresidente della sostenibilità della societàAlterra. Un’altra misura che è stata adottata dalle imprese americane è “l’abbonamento stagionale anticipato”, che consente l’accesso a tutte le piste da sci e ai vari resort a tariffe scontate, fornendo un flusso costante di visitatori indipendentemente dalle nevicate. Questa soluzione permette alle società di programmare e gestire un flusso turistico stabile, creando un nuovo approccio nei confronti delle aree naturali presenti in montagna. SecondolaNational Ski Areas Associationnel periodo invernale 2022-2023 è stato registrato unrecord di 65,4 milioni di visite da parte dei sciatori e snowboarder, in aumento del 6,6% rispetto alla stagione precedente. In Italia il settore è più frammentato, con spesso una divisione economica fra i gestori degli impianti, i resort e i ristoranti. Negli ultimi anni sono stati effettuati forti investimenti negli impianti di innevamento artificiale e circa il 90% delle piste italiane presenta la neve artificiale, rispetto al 54% della Svizzera e al 40% della Francia. Ma è una misura d’emergenza momentanea, non destinata a durare nel tempo: «Non stanno vivendo una stagione meravigliosa, ma non è così brutta come l’anno scorso», ha dichiarato Valeria Ghezzi, presidente dell’Associazione Nazionale Esercenti Funiviari(Anef). Entro la fine del secolo la quantità di nevepotrebbediminuire tra il 30 e il 70% sull’arco alpino, arrivando a rendere inagibili anche le piste ad alte quote. Con l’aggravarsi della crisi climatica e la progressiva scomparsa dei ghiacciai, l’industria legata al turismo invernale dovrà adottare dei profondi piani di adattamento,trasformandole località di «montagna, da meri luoghi di consumo […] in luoghi per esperienze innovative e sostenibili» e adottando una serie di misure virtuose per il futuro.
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