È unamalattia invalidanteche colpisce il15% delle donne in età fertile, eppuresolo 1 su 2 la conosce. È l’endometriosi, di cui soffrono almeno3 milioni di persone solo nel nostro Paese. In chi è affetto da questa patologia, un tessuto simile al rivestimento dell’utero si sviluppa in altri organi, causando sintomi molto diversi, tra cuidolori pelvici e mestruali, che non sempre sono presenti, e unimpatto significativo sulla qualità della vita. Non solo quella personale, ma anche quellaprofessionale: secondo una ricercaSwg, per quasi8 donne su 10(76%) l’endometriosi incide sullastabilità psicologica ed emotiva, ma anche sulleperformance lavorative(61%), sullepossibilità di carriera(47%) e suirapporti con colleghi e colleghe(41%). Eppure, oggi i programmi di welfare aziendale per le donne affette da endometriosi scarseggiano. LaricercaSwg,commissionata daCarrefour Italia, la prima prima azienda nella grande distribuzione organizzata a introdurre una policy aziendale che prevede 12 giorni di congedo all’anno dietro prescrizione medica, ha evidenziato chesolo 1 donna su 4 di età compresa nella fascia 35-55 anni, parla di “aiuti economici e di azioni di sensibilizzazione all’interno delle aziende, che permettano di evitare pregiudizi sul posto di lavoro”. Quali potrebbero essere le possibili soluzioni? Secondo la metà delle intervistate (51%) una risposta è losmart working, che potrebbefavorire l’inclusione lavorativa. Ma tra le proposte ci sono anchepiù giorni di congedo retribuito(33%) e “azioni di informazione finalizzate a promuovere un accesso più tempestivo e appropriato ai percorsi specifici di diagnosi e cura” (32%). Il 24%, vorrebbe avere unaiuto economico per sostenere le spese medichee il 23% richiedeazioni di sensibilizzazione interna per evitare pregiudizi. I risultati dell’indagine sono stati presentati durante l’eventoDare voce al silenzio: Prevenire e affrontare l’endometriosinella sala “Caduti di Nassyria” del Senato. La sensibilizzazione è un elemento chiave all’interno di una strategia di intervento più ampia: l’indagine dimostra che sul tema c’è ancora moltadisinformazioneescarsa conoscenza, che si riflette anche sulle abitudini e sulle scelte di prevenzione delle donne. Meno del 4% delle intervistate è in grado di riconoscere correttamente tutti i sintomi, le cause, le conseguenze e le possibili terapie. Quasi la metà è convinta che farmaci antidolorifici siano sufficienti per alleviare il dolore.Il 35% crede che sia facile da diagnosticare, già alla comparsa dei primi sintomi. In realtà, le donne che ne sono affettericevono unadiagnosiin media dopo 8 anni. È preoccupante il fatto che6 donne su 10, pur pensando di poter essere affette da endometriosi e conoscendo le sue possibili implicazioni,non hanno mai effettuato una visita di controllo. Una percentuale che aumenta tra le over 45 e tra chi non conosce la malattia. Prevedibilmente, sono ledonne affette da endometriosi(il 4% delle intervistate) e/o checonoscono donne con questa patologia(1 su 3) o ledonne che hanno il dubbio di soffrirne(l’11%) a mostrare unamaggiore conoscenza delle sue conseguenze, ma in generalea essere più informate sono le donne under 45e con un tasso di scolarità più elevato.
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