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Andare a scuola migliora l’aspettativa di vita

 

Chel’educazione possa migliorare la salutefavorendo benefici sociali, psicologici, economici e cognitivi è noto. Maun nuovo studiopubblicato sulla rivistaLancetha calcolato la portata effettiva di questi miglioramenti. Secondo i ricercatori,completare le elementari, le scuole medie e le superiori equivale a seguire un’alimentazione sana per tutta la vita, con un rischio di morte che si riduce del 34%rispetto a chi non affronta lo stesso percorso. Non frequentare affatto lascuola, invece, risulta dannoso per la salute degli adulti quanto consumare 5 o più bevande alcoliche ogni giorno della propria vita o fumare 10 sigarette al giorno per un decennio. Lo studio, che ha coinvolto 59 Paesi, di cui l’86% ad alto reddito, ha rilevato cheil rischio di mortalità di un adulto diminuisce del 2% per ogni anno di istruzione a tempo pieno.Questo avviene perché «l’istruzione superiore facilita l’accesso a una migliore occupazione, a guadagni più elevati, a un’assistenza sanitaria di qualità e a una maggiore conoscenza della salute» spiegano gli autori. Ma non solo, l’accesso all’istruzione favorisce anche lo sviluppo di un insieme più ampio di risorse sociali e psicologiche che influenzano positivamente lasalutee la durata della vita. Questoeffetto “protettivo”dell’istruzione, riporta lo studio,accompagna le persone per tutta la loro esistenzae le prove esaminate non evidenziano differenze significative in base al genere. Altre ricerche però dimostrano chel’istruzione per le donne ha un effetto più duraturonel tempo: l’impatto intergenerazionale è cioè più forte rispetto a come l’educazione influenza gli uomini sul lungo periodo. L’istruzione sembra essereindipendente anche rispetto alla classe socialedi origine e alla condizione demografica del Paese in cui si nasce. Al contempo, imiglioramentinella longevità sonosimili nei Paesi ricchi e in quelli poveri. Tuttavia in quelli ad alto reddito, dove il livello d’istruzione è più alto, si possono osservare delle disparità educative crescenti sull’aspettativa di vita rispetto agli altri. Questo risultato ha spinto gli autori della ricerca a sostenere che «per affrontare le disuguaglianze sanitarie esistenti e crescenti, è importante investire nell’istruzione applicando il principio dell’universalismo proporzionato». Nonostante il numero dei bambini che non frequentano le elementari sia diminuito di oltre il 40% negli ultimi 20 anni,l’accesso all’istruzione nel mondo è ancora pesantemente limitato. Se sono 750 milioni gli adulti che non sanno attualmente né leggere né scrivere, i bambini e le bambine che non frequentano la scuola sono 258 milioni. La maggior parte di loro si trova in Asia meridionale e in Africa subsahariana, da dove proviene solo lo 0,6 dei dati usati nello studio diLancet.

Redazione

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