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Chi sono i Carota Boys, l’arma segreta di Jannik Sinner?

 

La famiglia, l’impegno, la serietà, il team e la fidanzata sono gli elementi che hanno aiutatoSinnera esprimere al meglio il proprio talento, per diventare quello che è oggi. Ma Jannik come ogni supereroe che si rispetti può contare anche su un’arma segreta, che altri campioni non hanno: iCarota Boys, un gruppo di tifosi speciale. Dopo lavittoria agliAustralian Open, avvenuta a seguito di un match incredibile controDaniil Medvedev, in tanti si sono scoperti appassionati di tennis e fan di questoragazzo e della suaprospettiva di carriera infinita, ma c’è chi c’è sempre stato e ha dimostrato la propria passione in modo decisamente originale. ICarota Boysinfatti, sono lozoccolo duro dei sostenitori dell’atleta altoatesino. 6 ragazzi dai 26 ai 28 anni(Enrico Ponsi, Francesco Gaboardi, Alessandro Dedominici, Alberto Mondino, Lorenzo Ferrato e Gianluca Bertorello) di Ravello, in provincia di Cuneo,appassionati di tennis e in particolare di Jannik Sinner, di cui già da alcuni anni seguono le gesta in giro per il mondo vestiti da carota. La scelta della carotacome simbolo è, come facilmente intuibile, unomaggio ai capelli rossi dell’atleta, anche se l’ispirazione definitiva èarrivata dopo averlo visto mangiare proprio una carota, invece della più consueta banana, durante una partita del torneo Atp di Vienna del 2019. La prima uscita ufficiale dei Carota Boys è stata agli Internazionali d’Italia a Roma, dove sono stati subito notati dai media, che hanno dato il via alla loro avventura di tifosi famosi (quasi) come il loro idolo. Da quel momento è arrivata la notorietà social, con unprofilo Instagramda 112.000 followerdal quale dispensano buon umore a colpi di meme, video esilaranti e i reportage dei loro spostamenti nel nome di Jannik. Ma non solo, i Carota Boys hanno anche unsito internetcon tanto dimerchandising ad hoc per veri tifosi arancionie possono contare sullasponsorizzazione di Lavazzache ha permesso loro di assistere dal vivo a una partita di Sinner al Roland Garros e di fare, domenica, da padroni di casa al raduno di tifosi organizzato alla Nuvola Lavazza di Torino, dove è stata trasmessa su un maxischermo la finale dell’Australian Open. Ma la fama deiCarota Boysnon si è certo fermata ai confini nazionali. I loro costumi indossati sugli spalti dei tornei internazionali più blasonati, da Wimbledon agliUs Open(dove hanno incontrato per la prima volta il loro idolo) hanno infatticatturato l’attenzione addirittura delNew York Timesche ha riservato loro parte di unarticolodedicato al talento italiano, nel quale si sosteneva che rispetto ad Alcaraz potesse contare su qualcosa in più: “un fervente gruppo di fan vestiti da carote che losostengono nei vari tornei”. Non c’è da sorprendersi che una storia così genuina, 6 ragazzi uniti da un’amicizia storica e dalla passione per losport, sia legata proprio a Jannik Sinner, un campione anch’esso genuino,serio e rispettoso, che tanto piace anche a chi di palline e racchette capisce ben poco. 22 anni vissuti senza troppi fronzoli, parlando il minimo e usando con il contagocce perfino i social, ma con la testa sulle spalle di chi ha dovuto crescere in fretta.Nato a Sesto Pusteria, in provincia di Bolzano, come tutti i bambini che crescono tra le vette più belle del mondoha inforcato gli sci molto prima di imbracciare la racchetta, capendo però ben presto che la compagna di una vita sarebbe stata quest’ultima. Cosìha lasciato casa a soli 13 anniper trasferirsi a Bordighera (Imperia), dove oltre ad allenarsi sodo ha imparato italiano (nelle valli della sua infanzia la prima lingua è il tedesco) e a fare presto i conti con lavita “da grande”, senza i genitori. Genitori che però Sinner ha voluto subito ringraziare dopo la vittoria agliAustralian Open, con una frase che ha fatto scendere qualche lacrimuccia ai più teneri: «auguro a tutti i bambini di vivere questo sogno e di avere la possibilità di scelta che mi hanno dato i miei genitori».Genitori lontani ma presentiche hanno contribuito alla formazione di un ragazzo che sembra quasi sbucare da un altro tempo: mai una parola fuori posto o un gesto di stizza eccessivo, come invece abbiamo visto fare a tanti suoi colleghi. Il 31 gennaio del 2018,a poco più di 16 anni ha vinto a Sharm el-Sheikh il suo primo incontro nel tabellone principale di un torneoprofessionisticoe il 12 febbraio dello stesso anno è entrato nellaclassifica mondiale ATP, che ha iniziato a scalare molto rapidamente, fino ad arrivare allaquarta posizione. È stato l’inizio di una storia leggendaria che ha ancora molte pagine da scrivere e che per ora lo ha portato a essere ilprimo campione Slam italiano dopo 48 anni(prima di lui a riuscirci era stata peròFlavia Pennetta, vincitrice degliUS Opendel 2015), battendo quel Medvedev che nel 2021 nelle ATP Finals di Torino, in una partita senza storia in cui l’italiano era uscito battuto, si era permesso di rivolgergli il gesto dello sbadiglio, a sottolineare il divario tecnico esistente e la conseguente noia nel giocare con lui. Allora Sinner non reagì e c’è chi sostiene che quella di ieri sia stata la sua vendetta, servita fredda come tradizione vuole. Il suo straordinario talento e la sua natura schiva che per ora lo tienelontano da serate glamour e luci della ribalta(ha fatto sapere di non avere troppo voglia di andare al Festival di Sanremo) sono le premesse per una lunga e appassionata storia d’amore con l’Italia e gli italiani, che amano radunarsi davanti alla tv e stringersi intorno alle grandi imprese sportive e agli uomini e alle donne che le rendono tali.

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