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Perché la protesta dei trattori sta bloccando la Germania

 

In Germania le proteste degli agricoltori, con trattori fermi e scioperi,entrano nel vivo. Cinquemila mezzi agricoli e camion hanno marciato ieri verso città comeMonaco, Amburgo, Brema e Colonia. Iblocchi stradalicreati in ogni land hanno ostacolato la circolazione e provocato disordini fino ai confini con la Polonia, la Repubblica Ceca e la Francia. Le manifestazioni si sono svolte perlopiù in maniera pacifica, tra i timori per possibili infiltrazioni di gruppi di estrema destra. La mobilitazione durerà almeno fino al 15 gennaio 2024: proclamata per una settimana dall’Unione degli agricoltori tedeschi (Dbv), contesta con forzai tagli ai sussidie mette nel mirino le scelte del governo guidato dal cancelliereOlaf Scholz. Le rivendicazioni, espresse soprattutto dai produttori e dai contadini, vanno dall’esigenza di contrastare il costo del gasolioallafine delle esenzioni fiscali per le macchine agricole. In particolare, l’iniziativa nei pressi della Porta di Brandeburgo aBerlinoè stata impressionante. Settecento trattorisi sono fatti sentire così nella capitale, dove si attendono altre azioni, mentre con cartelli e striscioni i lavoratori del settore hanno portato avanti le loro istanze legate aiguadagni troppo bassie alrischio di chiusura delle aziende, sottolineando l’importanza della propria produzione per il Paese e per la sicurezza della sua “catena alimentare”, come rimarcato dalla Dbv. Si è arrivati a invocare anche le dimissioni dell’esecutivo tedesco. E non era la prima volta. Gli agricoltori hanno già invaso Berlino meno di un mese fa, il 18 dicembre 2023, in concomitanza con gli annunci da parte del governo relativi ai tagli dei sussidi. Questi ultimi sono stati stabiliti dopo chela corte costituzionaleha richiamato le autorità centrali al rispetto delle regole di bilancio statali, tanto è vero che dalle parti del Palazzo della Cancelleria federale sta mettendo radici ilpiano di austerità. Come sempre gli interessi in campo sono molti e diversi. Da un lato la riduzione degli incentivi, criticata dai coltivatori, consentirebbe di risparmiare 900 milioni di euro l’anno e darebbe inoltre una mano nella lotta contro icombustibili fossiliei gas serra, incoraggiando ladecarbonizzazionedel settore. Dall’altro i sussidi tagliati riguarderebbero però anche gli acquisti di auto elettriche e l’industria fotovoltaica, seppure accanto a nuove tasse sul carburante per i voli interni e sulla produzione di plastica. Dal punto di vista politico la situazione è parecchio intrecciata e confusa. Sulle mobilitazioni dei trattori, la maggioranza formata dasocialdemocratici, verdi e liberaliè a tratti divisa. Il ministro delle finanzeChristian Lindnerha quasi accusato chi protesta di ingratitudine,dicendo che lo Stato assicura alte sovvenzioni al settore. Il ministro dell’agricolturaCem Özdemirha preso invece le difese dei manifestanti, pur appartenendo ai verdi come il suo collega dell’economia e del clima Robert Habeck. Tra una tensione e l’altra la scorsa settimana il governo è arrivato alla decisione di diluire ulteriormente la riduzione delleagevolazioni fiscali sul gasolio, intendendo cancellarle con maggiore gradualità entro il 2026. Magliagricoltori, con l’opposizione conservatrice dalla loro parte, non sono soddisfatti. Intanto a lorosi aggiungeranno i ferrovieri con uno sciopero nazionaledi tre giorni a partire dal 10 gennaio, con l’intenzione di chiedere compensi più alti e orari di lavoro migliori.

Redazione

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