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Tecnologie salutari

 

Se i cittadini avvertono l’esistenza dibarriere nell’accesso ai sistemisanitaritendono a fare da sé. E se la disponibilità di soluzioni per lecure fai-da-teè abbastanza grande, aumenta la percezione delladifficoltà di ricorrere ai sistemi sanitari istituzionali.Se ne deduce che questi ultimi devono diventare sempre più facili da usare, vicini ai cittadini, veloci, soddisfacenti sul piano dei risultati, per poter svolgere il loro compito, evitare che i cittadini scelgano strade sbagliate. Il caso delle convinzioni pregiudiziali contro ivacciniè emblematico: i cittadini che credono di più a ciò che trovanosu internet perché segnalato da influencerscelti per simpatia o emotività rispetto a quello che viene detto in modo ufficiale, e magari difficile, dalle autorità sanitarie opereranno scelte che potrebbero ridurre l’efficacia delle campagne vaccinali e quindiaumentare i rischi per sé e per gli altri. La stessatecnologia digitale,che ha aumentato le possibilità dellamedicina fai-da-te,è anche la potenziale soluzione per i problemi che ne derivano. Niam Yaraghi ne scrive per ilBrookings Institute. Le intelligenze artificiali generative facilitano un dialogo tra i cittadini e i sistemi sanitari che, negli Stati Uniti, ha già migliorato la distribuzione di informazioni di routine, la comprensione delle diagnosi, persino in alcuni casi le operazioni di gestione dei trattamenti di cura. Per Yaraghi questo significa che una programmazione intelligente dell’impiego diintelligenza artificialepotrebbe portare a un drastico miglioramento nell’interfaccia tra i cittadini e i sistemi sanitari, rendendo questi ultimi molto più facili da usare e dunque efficaci. Naturalmente, consiglia ilBrookings Institute,la politica deve intervenireper garantire la trasparenza delle operazioni, la privacy, l’accesso distribuito ai dati, contrastando i monopoli delle informazioni. Anche perché in mancanza di controlli pubblici, i produttori di intelligenze artificiali, come si è visto, non hanno molto interesse a prevenire le “allucinazioni” casuali che i loro prodotti rischiano di comunicare. Nel frattempo,l’intelligenza artificiale sta diventando uno strumento che accelera la ricerca di nuovi farmaci.Demis Hassabis, co-fondatore diDeepMinde della spin-offIsomorphic Labs, in questi giorni, ha annunciato accordi della sua azienda conEli LillyeNovartisper usare l’intelligenza artificiale nella scoperta di molecole potenzialmente utili nella cura delle persone. Normalmente la prima fase di ricerca dura 5 anni a cui seguono lunghi periodi di test.Isomorphicè convinta di poter ridurre i tempi di quella prima fase a 2 anni. Significherebbe unariduzione clamorosa dei costi della ricercaoltre che un miglioramento dellavelocità di produzionedi nuovi farmaci. Forse porterebbe le aziende farmaceutiche a ritornare a investire, per esempio, negli antibiotici, un settore che stanno lentamente abbandonando per il costo crescente di rispondere alla veloce evoluzione deibatteriche imparano a diventare immuni. In prospettiva, poi, l’entrata in gioco deiquantum computerpotrebbe riservare sorprese straordinarie. Secondo Michio Kaku, il fisico divulgatore che ha scrittoQuantum Supremacy(Allen Lane,2023), la possibilità di usare i quantum computerper la ricerca nella medicinarichiede un’attesa relativamente breve: prima del 2029 questa tecnologia dovrebbe essere pienamente disponibile. Ma già oggi si vede come funzionerebbe. Non si tratta di un computer più veloce, ma diun computer di un nuovo genere. La sua capacità specifica non è tanto la velocità delle operazioni che svolge una dopo l’altra, ma la simultaneità delle operazioni che può svolgere. Infatti, non funziona sulla base di bit che rispondono alla domanda binaria “acceso o spento?”, rappresentata con una successione di “0” e “1”.Funziona a livello atomicosulla base delle molte possibili posizioni degli elettroni e quindi può fare in breve tempo i calcoli definiti dai modelli più complessi. La tecnologia può portare i sistemi sanitari più vicino ai cittadinie riconquistarne la fiducia, dopo la sborniasocial. Naturalmente è un’opportunità. Che va colta.

Redazione

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