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Esg: il mondo del Retail fatica a stare al passo

 

Esgè l’acronimo coniato nel 2004 daJames Gifford,Head of sustainable & impact advisorydiCredit Suisse,per unire sotto un unico tetto una serie di elementi virtuosi che corrispondono aEnviroment(l’impatto dell’attività dell’impresa sull’ambiente),Social(tutela dei diritti del capitale umano) e infineGovernace(il rispetto delle buone pratiche nei processi decisionali della società). 3 elementi fondamentali su cui poggia una fitta regolamentazione in ambito europeo e internazionale, con una serie di nuovi compiti in capo a chi gestisce un’azienda, tutti all’insegna dellatrasparenzae dellasostenibilità. Per settoreRetailintendiamo quella serie di attività imprenditoriali connesse allavendita di beni o servizi direttamente al consumatore(dunque al dettaglio) per il suo utilizzo personale. Ne fanno parte i supermercati, ma anche aziende di servizi come catene alberghiere, bar, ristornati e così via. Una grande varietà di realtà imprenditoriali, tutte unite dalla medesima caratteristica: unascarsa maturità sul fronte delle tematiche Esg. È ciò che emerge dal primo rapportoRetail Esg Pulse Checkcurato dall’azienda di consulenzaBain & Company:un “termometro” della maturitàEsgall’interno del Retail italiano, che ne esce concarenze strutturali del monitoraggio dei criteri di sostenibilitàe soprattutto “mancanza di obiettivi a medio-lungo termine,tra cui quelliscience-baseddi decarbonizzazione”. Il quadro è abbastanza critico, specialmente se pensiamo che parecchi operatori di una filiera che contribuisce al Pil italiano per il13,7%«non hanno ancora pubblicato un primo bilancio di sostenibilità» specialmente, spiega Andrea Petronio, senior partner e responsabile della pratice Retail diBain & Companyin Italia, in settori comeelettronica, arredo, drugstore e pet food. Il focus è puntato sulla Gdo, acronimo diGrande distribuzione organizzata, un reticolato di aziende di vendita al dettaglio di prodotti alimentari e catene di supermercati racchiusi in un unico marchio. Forte del rincaro sui prezzi provocato dall’inflazione, laGdo italiana ha chiuso il 2022 con124 miliardi di euro di fatturato(in crescita del 6,6% sull’anno precedente) e, nonostante l’ancora forte distanza dai livelli dei competitor internazionali, presentabuoni risultati in termini di environment,investendo sulle rinnovabili, con riduzioni delle emissioni controllate dalle imprese e acquisto di energia per i consumi elettrici. Condividono il podio (del75% delle aziendeche pubblicano il bilancio di sostenibilità)ristorazione e abbigliamento. Il primo, con un giro di affari di75 miliardi di europresenta un indice di disclosure (cioè trasparenza e chiarezza sui criteriEsg) del 76%, ma data l’elevata frammentarietà del settore emerge comunque “ungrande gapin termini di misurazione diimpatto complessivo”, soprattutto se confrontata con i competitor internazionali, che spiccano inbiodiversità e lotta al divario salariale tra donne e uomini. Sotto questo punto di vista è l’abbigliamentoa brillare grazie a “un’ottima copertura dei Key Performance Indicator” ossia gli indicatori di sostenibilità che misurano il successo delle attività introdotte dalle aziende per ridurre al minimo le azioni negative sull’ambiente. Un primo posto dovuto, secondo Petronio, all’elevata esposizione internazionaledi questo settore, considerato un vero fiore all’occhiello del Made In Italy e quindi sottoposto a unamaggiore pressione mediatica. Così come nei processi produttivi, anche la disciplinaEsgè in continua evoluzione. Dal primo gennaio 2024 gli amministratori societari dovranno infatti compilare laCorporate Sustainability Reporting Directive (Csrd):un documento contenente dati interni e autovalutazioni sul rispetto delle tematiche ambientali, sociali, legate ai diritti umani e diversificazioni di genere nei componenti degli organi di governance, capace di fotografare in maniera dettagliata il livello disostenibilitàdi tutte le società quotate e noncon più di 250 dipendenti, lasciando fuori solo le microimprese. È necessaria, conclude Petronio, una «trasformazione dei modelli di businessper ridurre le esternalità negative dirette e indirette», in quanto e mai come adesso il rispetto dei criteri di sostenibilità rappresentano un punto cruciale nelle decisioni di investimento degli operatori dei mercati finanziari, oltre che dei consumatori al dettaglio.

Redazione

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