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Regolamento imballaggi: approvato dal Consiglio, l’Italia però vota contro

 

A seguirne le varie tappe la proposta di regolamento sugli imballaggi e i rifiuti legati al packaging sembra una montagna russa: su e giù a districarsi fra le pressioni delle lobby, i veti dell’Italia e le posizioni dei vari Paesi,il testo continua a essere modificato appuntamento dopo appuntamento. L’ultimo, quello del 18 dicembre che vedeva coinvoltoil Consigliodei ministri dell’Ambiente, ha dato il via libera alla proposta -che ora passerà alla fase finale del trilogo nel 2024- incontrando peròl’opposizione italiana. Nell’accordarsi i ministri hanno optato per unulteriore cambiamento del Ppwr(Proposal Packaging and Packaging Waste)in cui tornano, per esempio,i divieti per le buste di insalata o ortofrutta il cui peso è inferiore a 1,5 kg. Ci sono poi restrizioni su alcuni formati di imballaggio, soprattutto quelli in plastica monouso per frutta e verdura, alimenti e bevande, condimenti, salse e per tutti quei prodotti da toilette in piccoli flaconcini, dagli shampoo ai bagnoschiuma. Inoltre il Consigliopunta a rendere compostabili (dovranno esserlo) le bustine di tè e le etichette adesive su frutta e verdura, così come per i Paesi membri sarà data la possibilità di richiedere checialde di caffè e sacchetti di plastica leggerasiano compostabili a condizioni specifiche. Resta l’approccio con gli obiettivi di riduzione dai rifiuti di imballaggio del -5% entro 2030, -10% entro il 2035 e -15% entro il 2040. In generale il Consiglio ha ottenuto un accordo per un “orientamento” condiviso e come scrive l’Europa “Il testo trova un equilibrio tra il mantenimento dell’ambizione della proposta di ridurre e prevenire la produzione di rifiuti di imballaggio e la concessione agli Stati membri di una flessibilità sufficiente nell’attuazione del regolamento”. Tra inserimenti nuovi -per esempio legati al vuoto a rendere- e concessioni ribadite come per vino e bevande alcoliche meno sottoposte a restrizioni, il regolamento appena promosso ora passerà alla battaglia del trilogo, in cui l’Italia – che si è opposta al testo dato che non favorisce abbastanza chi già ricicla molto come il nostro Paese – farà la voce grossa. «Siamo un Paese con il 56,5% diraccolta differenziata, mentre il resto d’Europa si attesta su una media del 48%», ha ricordatoil ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin. «La scelta di oggi del Consiglio è molto più rigida e vicina a quella che era la proposta della Commissione, a esempio sul fatto di porre deivincoli molto rigidi sul riuso fin dall’immediato, e con dei target vincolanti, mentre il Parlamento lascia degli spazi di flessibilità maggiori. C’è inoltre anche tutto il fronte della plastica monouso, che è molto articolato. Mi auguro che nel trilogo prevalga la posizione del Parlamento», ha detto il ministro, mentre al contrario il commissario europeo per l’ambienteVirginijus Sinkevičiusparla di un testo che «ci pone più vicino ai nostri obiettivi per l’economia circolare. Sono contento del risultato». Per sapere chi avrà ragione e per conoscere davvero il testo finale della proposta che sarà adottata,l’appuntamento è rimandato ai primi mesi del 2024quando il trilogo dovrà porre il voto finale sulla questione.

Redazione

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