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Ascolto del battito fetale pre aborto: una chiesa milanese appoggia la proposta

 

Un tempo erano i libretti con l’omelia del giorno, oggi messaggi anti abortisti. Come denunciato sui social da Luca Paladini, consigliere regionale del Patto Civico e fondatore dell’associazioneI Sentinelli di Milano, nella chiesa dei Santi Nazaro e Celso di via Aldini, a Quarto Oggiaro,sono stati distribuiti dopo la messavolantiniche invitavano i fedeli afirmare una proposta di legge per modificare la 194e obbligare le persone che voglionoabortirea sentire prima il battito fetale. Sul foglio, appeso anche all’ingresso della chiesa, campeggia la foto di una donna intenta in un’ecografia prenatale, un embrione in utero e la scritta “l’essere umano è tale anche allo stadio embrionale e fetale. Con un’ecografia, il battito cardiaco di un bambino nel grembo materno si può sentire già alla 5° settimana”. Il volantino diffuso tramite la pagina Facebook di Luca Paladini Immagini e testi volutamente emozionali, concepite per portare chi legge a sviluppare uno stato d’animo dipietànei confronti di chi ancora vita non è, ma paradossalmente di assoluta indifferenza verso la donna, ridotta a mero soggetto gestante. Una mancanza di empatia che, nel comma che si vorrebbe introdurre all’articolo 14 della legge che in Italia, dal 1978, regola ildiritto all’aborto, sfocia nel cinismo o meglio nella «crudeltà inaudita», come commentato dallo stesso Paladini. Ciò chel’associazione pro vitaOra et Labora in difesa della vita, autrice del volantino, vorrebbe infatti, è che “il medico che effettua la visita che precede l’interruzione volontaria di gravidanza, ai sensi della presente legge, sia obbligato a far vedere, tramite esami strumentali, alla donna intenzionata ad abortire, ilnascituro che porta nel grembo e a farle ascoltare il battito cardiaco dello stesso”. L’accaduto ha fatto in poche ore il giro dei social scatenando l’indignazione di molti, nonostante la presa di posizione della chiesa milanese non sia certo un fulmine a ciel sereno ma piuttosto l’ennesimo capitolo di un percorso che le associazionipro life portano avanti da tempo. A presiedereOra et Labora in difesa della vitaè infatti Giorgio Celsi, infermiere che alcuni mesi fa ha lanciatosul web la stessa petizioneraccontata dai volantini,raccogliendo oltre 100.000 firmee l’endorsement, tra gli alti, dell’ex senatore leghista Simone Pillon. La proposta, denominataUn cuore che batte, ricalca fedelmente quellain vigore da settembre 2022 nell’Ungheria di Victor Orbane punta acolpevolizzare le donneche decidono di interrompere una gravidanza indesiderata, intimidendole ma ancheinfantilizzandole, facendo passare il messaggio che non siano in grado di prendere decisioni lucidamente, se non di fronte alla realtà dei fatti, messa nera su bianco da un battito che, però, un battito spesso non è. Come ha più volte ribadito ilBmj – British Medical Journal,infatti,nelle prime fasi della gravidanza, quando avviene la maggior parte degli aborti,il cuore dei feti non è ancora funzionanteperché il cuore stesso non esiste ma è solo un insieme di cellule che invia segnali elettrici, tradotti in suoni dal monitor degli strumenti ecografici. Nessun battito cardiaco dunque, e anche se ci fosse imporre di ascoltarlo altro non sarebbe che un’ennesimaviolazione del corpo e delle scelte riproduttive individuali, sempre più ostacolate in diverse parti del mondo. Basti pensare a quello che sta accadendo negliStati Unitidopo la revisione della sentenzaRoe v. Wadeche, consentendo a ogni Stato di agire per sé, ha dato il via a una serie di giri di vite sulla pelle di chi può sempre meno decidere per sé. InTexas, a esempio, la misuraHeartbeat Billproibisce l’aborto una volta rilevato il battito cardiaco del feto e lo stesso Stato la scorsa settimana ha impedito a una donna in pericolo di vita di effettuare l’interruzione della gravidanza. Per contrastare l’onda d’urto della proposta di legge sul battito fetale, in Italia c’è chi si sta muovendo in senso contrario, ovvero il movimentoLibera di abortireeRadicali Italiani, che insieme stanno raccogliendo, online e tramite banchetti allestiti in tutte le città italiane, le firme per superare la legge 194 e scriverne una nuova, che regolamenti meglio il diritto all’aborto, mettendo al centro la liberà di autodeterminazione, senza se e senza ma.

Redazione

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